Tutto cambia, nulla cambia

01.06.2018 09:28 di Giacomo Treppo  articolo letto 3945 volte
Tutto cambia, nulla cambia

A Udine sta capitando di tutto e di più. Tutto, tranne una sana programmazione tecnica. La programmazione, semmai, è finanziaria ed economica. Scrissi, in tempi non sospetti, che questa Udinese sempre di più pareva una società di agenti di calcio che devono far mettere minuti nelle gambe ai propri tesserati, più che una squadra con obiettivi di punti e crescita.

Semplicemente, questo doveva essere l'anno dell'affermazione, dopo una crescita positiva con Delneri l'anno scorso. Invece è stata un'ecatombe. L'intervista di Jankto, se pare più squallida che comica, ci fa capire come all'interno della società vi siano due anime, una disciplinare ed una no. Quella disciplinare, del Paron, che manda in ritiro la squadra ma determina l'effetto contrario perché c'è quella più moderata del figlio come scusa. Già varie volte ho detto che non credo nel ritiro; se vuoi punire i giocatori dopo uno scarso impegno la via migliore è farli allenare alle 9,00 del mattino con tutti presenti al campo alle 8,30. Tanta corsa al mattino, poi tutti a casa e poi di nuovo al pomeriggio a fare tattica. Una soluzione “fedeliana”, permettetemi la stortura linguistica, ma di sicuro effetto. Ma quello che se ne evince dall'intervista del centrocampista è che c'è una spaccatura sulla gestione interna della società. Il padre e il figlio vedono le cose diversamente e l'uno annulla l'effetto dell'altro. Se l'Udinese delle tante parole e pochi fatti pareva un partito politico più che un'azienda, ora abbiamo anche le correnti... 

Se una squadra non è coesa, non è certo il ritiro a creare il gruppo. E un'Udinese senza uno zoccolo duro nello spogliatoio non può trovare senso del gruppo o comunione di intenti. Come può un Maxi Lopez essere maestro di uno Jankto se il primo corre un decimo del secondo? Non conta solo l'età, conta anche la capacità di fare la differenza. Avete notato che ho accuratamente evitato di parlare di Danilo?

E lasciate ogni speranza o voi che entrate (nel mondo del pallone) che i giocatori sono giovani, pieni di soldi e donne, che correndo un'oretta e mezza al giorno vengono osannati più di chi fa i turni di notte in fabbrica o in un pronto soccorso. L'intervista di Jankto, come furono quelle di D'Agostino o Muriel, non sarà l'ultima ne la sola. Il livello dell'ambiente calcio in generale è mediocre, raramente ti capita di trovare leader; a maggior ragione li devi cercare e comprare, coltivare se serve. Tutte cose che a Udine non si fanno. Perché? Piazzolla ci ha dato uno spunto di riflessione e la mancata querela di “un agente come tanti” Vagheggi ci ha fatto nascere un legittimo dubbio (o forse, una legittima conferma).

Mentre Collavino parlava di programmazione su Tudor, sappiamo che anche il croato lascerà la panchina che un tempo era il trampolino di lancio verso obiettivi maggiori. Faccio un'ipotesi? Avrà chiesto qualche rinforzo, ma il business dell'Udinese non è più vincere ed apprezzare, pare sia il trading in se stesso. Arriverà Cardoso? Bisogna giudicare i fatti e non i curriculum, ma il suo di curriculum parla di un allenatore in seconda che al primo anno da allenatore in prima ha ottenuto buoni risultati con quella schizofrenia (tante vittorie tante sconfitte) che è il principale problema (sportivo, si intenda) della nostra amata Udinese.

Se ne andrà anche Gerolin, così pare. Forse hanno capito che serve un uomo forte e vogliono prendere Pradè, ma gli lasceranno carta bianca in quanto a organizzazione & disciplina? Altrimenti sarà solo l'ennesimo nome di una lunga lista, soldi buttati al vento e sacrificati su una frattura nella visione generale di gestione da parte dei figlio e del padre.

Per il momento l'Udinese è un accozzaglia di parti attaccate alla meno peggio, come se bisognasse tenerla insieme per regolamento, come se il vero obiettivo non fosse la squadra, ma quello che gli gira intorno. Con buona pace dei tifosi.

Lo ricorderò spesso d'ora in avanti: abbonarsi non è segno di amore o fede per la squadra. E' segno di approvazione per l'operato della società. Si può benissimo non fare l'abbonamento e poi andare allo stadio comprando il biglietto, se e solo se la squadra offre uno spettacolo adeguato ai valori che questa maglia porta con sé: bel gioco, sacrificio, organizzazione. Anche perché gli abbonamenti vengono fatti per una stagione intera quando sappiamo benissimo che, tolto l'anno di Delneri, l'Udinese gioca solo il girone di andata.