L'agonia è finita

11.11.2018 17:35 di Giacomo Treppo  articolo letto 6109 volte
L'agonia è finita

Rallegratevi, l'agonia è finita. Nelle prossime ore si risolverà l'ennesimo errore della gestione Gino Pozzo e, si spera caldamente, arriverà sulla panchina friulana un allenatore più esperto.

Prima della partita mi sono detto: comunque vada sarà un successo. O Velazquez torna sui suoi passi, ripropone la tattica e vince, viene confermato e ricorderemo queste sei partite come una sbandata di un allenatore poco esperto; oppure perde e cambiamo rotta. Questo 3511 che viene impostato come né carne né pesce, come un modo di mettere in campo i giocatori, ma non di guidarli, verrà superato.

A decidere l'esonero di Velazquez sono stati Lasagna, De Paul e Musso. Ma specialmente l'allenatore spagnolo è stato il peggior nemico di se stesso. Arrivato a Udine, ha improntato la preparazione su un suicidio tattico, poi ha messo la testa a posto ed abbiamo visto sette partite di tutto rispetto, ma alla fine ha abbandonato quell'equilibrio tattico, quella scuola di calcio per i nostri giocatori giovani che mi aveva fatto ricredere. In quattro mesi e mezzo abbiamo avuto tre fasi: un po' troppe per chi vuole allenare in serie A.

L'emblema maggiore è Fofana, che se inserito in un contesto tattico corretto era il terzo maggior recuperatore di palloni dopo l'ottava giornata ed ora è forse il primo per quelli persi. Trovare la quadra a Udine, dove la società effettua un mercato con obiettivi di puro business e non certo tecnici, non era facile eppure il giovane spagnolo aveva capito che sacrificando in parte Fofana e mettendo Behrami vicino a lui e Mandragora la squadra poteva funzionare. Tutto buttato alle ortiche e allora è giusto l'esonero.

Ancora una volta abbiamo perso contro Iachini, al quale non vennero concesse le attenuanti di cui hanno goduto Oddo e Velazquez e che ancora una volta potrà togliersi dei sassolini dalle scarpe. Chi mi legge sa che stimo l'allenatore marchigiano, ma oggi ha fatto proprio l'errore che mi auguravo: ha cercato di cambiare troppo in troppo poco tempo. L'Empoli del primo tempo era una squadra che non sapeva come muoversi, se pressare alto o basso, se chiudere gli spazi e ripartire o giocare palla a terra ed in orizzontale. Una bestia sacrificale che andava finita, senza attenuanti. Ma Lasagna e Pussetto hanno sbagliato e molto, specialmente la punta italiana. Ecco che arriva l'ennesimo gol con la difesa praticamente ferma, con posizioni e marcatura farfalleggianti.

Il bel gioco del primo tempo non era certo di stile sacchiano. Ci si affidava alla velocità e i piedi buoni di due giocatori di sicuro valore, De Paul e Pussetto. Nel secondo tempo ho assistito a una partita fra scapoli ed ammogliati. E proprio all'inizio del secondo tempo, traversone nell'aria piccola senza che nessun giocatore potesse intralciare Musso, questi non esce e sul secondo palo un avversario segna indisturbato. Un bel capitolo quello di Musso: senza di lui avremmo vinto a Genova (addio crisi) e probabilmente pareggiato ad Empoli. Ma l'italiano Scuffet è stato messo fuori senza che sia stata data una spiegazione logica. De Paul è stato arretrato per lasciare libero Fofana di attaccare. Ma ce lo vedete Roberto Baggio che torna a difendere per permettere a Dino Baggio di offendere?

E' finita e mai sconfitta è stata meno drammatica. Il rigore di De Paul ha tolto la spina ad un'agonia che si stava incancrenendo. La sostituzione di D'Alessandro e la conseguente prestazione ha fatto capire che si punta troppo poco sugli italiani e troppo su giocatori stranieri, il perché non è dato sapere. Se rispettiamo il detto andreottiano “a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si prende” allora è intuibile. Ma lasciamo stare i veri responsabili di sei anni di continuo peggioramento, alleviati solo dalla venuta di Gigi Delneri. Purtroppo loro non li possiamo cambiare. Ma un allenatore che da solo ha buttato alle ortiche quanto di buono aveva fatto (Scuffet, Fofana, De Paul, la difesa a quattro), quello lo possiamo cambiare. Sperando che chi arrivi agisca con più intelligenza e specialmente con una buona dose di buon senso tattico e calcistico, merce rara nell'Udinese della gestione Gino Pozzo.