Di Andrea, Rodrigo ed un mercato sgonfiato

18.07.2019 04:00 di Franco Canciani   Vedi letture
Di Andrea, Rodrigo ed un mercato sgonfiato

Oggi il mondo è più solo. Oggi è una di quelle giornate in cui due e due danno cento, in cui l’acqua mente e ti senti come se tua madre ti odiasse.

Cose dolorose. Come sapere che l’Empìreo si arricchisce di qualcuno che avrei voluto eterno.

Dice ‘sì, ma ti restano le sue opere’. Sono troppo ‘piccolo’: le mancanze fisiche crollano pilastri di una fede laica ma importante.

Fra due giorni mio nonno, quello che mi guidò alla prima partita contro il Legnano, avrebbe iniziato il 98esimo anno d’età. Guide che se ne vanno, sempre troppo presto. Lui quando Zico non era ancora arrivato, Andrea a 93 anni portati magnificamente, sigaretta in bocca. Sempre.

La cosa più difficile per chi scrive è dare colore alle immagini che descrive; cercare con una frase di convincere il lettore che quella riga, nel nostro caso, rappresenta la traiettoria imprendibile per il portiere avversario. Ed è gol.

Non so se Andrea si interessasse di calcio: lo dubito. Oggi, salutandone la dipartita fisica, mi chiedo come descriverebbe, usando magari quelle parole dialettali che hanno tirato fuori dalla mia anima una parte dimenticata (ma cagione, forse, di un carattere impossibile).

Cosa penserebbe del paradosso, divertente, che ha causato l’assunzione da parte dell’Udinese calcio essepià del sosia di Aristoteles e di Cristo in persona. E qui, apro una parentesi.

Nel mio piccolo annovero una buona parte di non-ammiratori, sia che scriva di calcio che lo faccia di pallalcesto. Io apprezzo queste persone, specie le molte che spendono messaggi privati per chiedermi conto di una certa incapacità. La mia.

La parte divertente è che lo fanno sia coloro i quali mi ritengono un sotàn, sia soprattutto chi credono io stia scrivendo sobillato dall’odio verso la proprietà.

In particolare qualcuno ha confuso la mia ricerca dell’ironia, del divertimento nello scrivere di calcio, con sarcasmo: il quale ha una base di cattiveria, dote a me del tutto sconosciuta.

Se dico che Becao sembra la reincarnazione di un attore svizzero di colore non voglio significare una sua inadeguatezza tecnica: ho cercato di spiegarmi, ottenendo nulla. Mi spiace, le vie del calcio online sono infinite e resterà solo il rammarico di un’anima bianchenera irreparabilmente persa.

Se invece sostengo come la rosa non sia scarsa ma solo incompleta, la cosa non è conseguenza di una prebenda, morale o materiale, che ricevo dall’Udinese né dalla ricerca di una carezza da parte della stessa società. Ho sempre evitato di partecipare financo agli eventi, tipo ‘media day’, dove avrei potuto esser della partita. Preferisco essere libero di dire quel che voglio, senza che qualcuno si senta libero di sussurrare ‘eh però quel giorno sul pullman non dicevi certe cose…’.

Ho criticato la mancanza di sensibilità della società quando, secondo me, hanno agito con superficialità senza badare agli sforzi che una tifoseria speciale, speciale perché mia (probabilmente), mette sui campi per non far mancare la presenza al seguito. Già a gennaio le cose sono parzialmente cambiate: l’assunzione di un vero direttore, per me, è segno che la situazione non può che girare.

E chissene se ancora mancano un paio di laterali mancini (non capisco di calcio ma non sono così pirla); se in attacco bisognerà fare delle scelte; se qualche scontento forse rimarrà: la struttura è buona, mancano i dovuti aggiustamenti.

Dico questo anche alla luce di quanto sta succedendo in Italia, a differenza di altri paesi europei dove il buon Maguire vale novanta milioni di euro: un mercato sgonfiato da una certa crisi di liquidità, nel quale le grandi si dibattono fra il bisogno di arricchire il portafoglio giocatori senza impoverire quello bancario; e lo scambio di plusvalenze sta dilagando sempre di più, con onesti pedatori pagati fior di milioni (virtuali).

L’Udinese deve cedere prima di acquisire altri giocatori che non siano belle speranze: Rodrigo De Paul e Kevin Lasagna sembrano essere i due papabili all’uscita, ma nel primo caso bisogna trovare chi sborsi 35 milioni cash, mentre KL15 sogna in azzurro ma il suo mèntore Giuntoli deve vincere più di qualche ritrosia locale.

Non è detto che, perso James, anche il buon De Laurentis non cerchi di sfruttare i propri buoni rapporti con la ‘proprietà’ friulana cercando di inserire qualche giocatore a limare la somma richiesta per il ragazzo argentino, che si è fatto ben valere nella recente Copa America.

O sarà Urbano Cairo a dare a Mazzarri un giocatore importante per la campagna europea? Colleghi importanti parlano di un'offerta da 25 milioni: i quali a me sembrano pochi. troppo pochi.

In ogni caso, ci vuole pazienza: Cristo non è giocatore banale, anche se il futuro, suo e nostro con lui, deve ancora essere scritto. Metterlo in croce solo perché lo ha acquistato l’Udinese sa tanto di pregiudizio; lo avesse preso una Fiorentina qualsiasi avremmo letto strali per chi, dirigente bianconero, si sarebbe fatto sfuggire un affare, sicuro e low-cost.

Tanto c’è poco da attendere: una preparazione estiva ormai stravolta ha iniziato le tournée e le amichevoli; l’Udinese sabato incontra il Ravenna, vernissage tarcentino di una stagione che tutti speriamo meno dolorosa.

Il pessimismo, rollandiano, dell’intelligenza, ve lo chiedo umilmente, sia per una volta sopraffatto dall’ottimismo della volontà: la volontà di stare vicini, ancora una volta, a due colori che, dite quel che volete, non vi sono indifferenti. Né lo sono a me.