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Deulofeu: più no che sì… ma ci sono attenuanti per lo spagnolo

Adattamento, sfortuna, infortuni passati e nuovi. La situazione non era facile per lui. Ora deve lavorare per farsi trovare pronto

Alberto Artico

É vero nel calcio i numeri non sono tutto. Anzi in una partita contano solo quelli riguardanti il numero di gol, anche se nelle grafiche ne vengono poi mostrati molti altri. Però è altrettanto vero che qualcosa indicano, specialmente se presi sul lungo periodo. Servono a farsi un’idea sull’andamento di una squadra o di un giocatore in particolare. 

13 partite, un gol e un assist in Serie A. Questi sono i numeri di Gerard Deulofeu che era arrivato a Udine con l’intento di rilanciarsi dopo un brutto infortunio in un campionato che aveva già conosciuto in carriera, anche se per soli sei mesi, con la maglia del Milan lasciando un buon ricordo di sé ai tifosi rossoneri. I numeri all’Udinese però non sono buoni per uno che, oltre a riscattarsi, doveva innalzare il livello tecnico e, perchè no, la quantità di esperienza della squadra a disposizione di mister Gotti.

I numeri non sono buoni su tutta la linea, né singolarmente per Deulofeu né per l’Udinese. 

Un giocatore che viene da un infortunio grave come il suo solitamente cerca e spera di trovare una certa continuità a livello fisico e invece i troppi infortuni non hanno permesso praticamente mai allo spagnolo di entrare nella miglior condizione. I gol sono pochi. Al gol contro il Verona, arrivato in una delle ultime sue apparizioni, andrebbe aggiunto poi il gol di inizio stagione in Coppa Italia contro il Vicenza nella vittoria bianconera per 3 - 1. É facilmente intuibile però che per le aspettative che si erano create intorno all’ex Barcellona questi numeri lascino fortemente delusi. Se si aggiunge poi che anche dal punto di vista delle assistenze il bottino è misero, il giudizio non può che essere negativo. Doveva formare con De Paul e Pereyra un trittico di qualità per innalzare il livello qualitativo della squadra e invece questo terzetto è rimasto un duo, con i due argentini che hanno tirato la carretta, come si suol dire, per tutto l’anno. Per assurdo la partita migliore di Deulofeu è stata proprio quella con il Verona dove, paradossalmente, De Paul era assente per squalifica mentre Pereyra fu costretto ad abbandonare bandiera bianca a metà incontro. Lo spagnolo con le sue accelerazioni strappò il match, provocando l’autorete del vantaggio friulano e chiudendo la partita con una bella giocata conclusa con una staffilata di destro.

Tuttavia sono stati gli unici lampi della sua prima annata in bianconero, una stagione molto opaca e negativa. Ha deluso le aspettative dei tifosi e probabilmente anche lui stesso non sarà contento delle sue prestazioni in campo. Ma, c’è un ma. Anzi più di uno.

Troppo facile giudicare solo dai numeri e senza considerare le attenuanti che devono obbligatoriamente essere concesse al canterano ex blaugrana.

Prima di tutto l’infortunio. Nel match contro il Liverpool di fine febbraio 2020 riportò la rottura del legamento crociato con una lesione del menisco. Non è una cosa banale. Ci sono giocatori che con dinamiche simili hanno visto crollare a picco le proprie prestazioni una volta tornati in campo. In Italia, di recente, uno come Strootman, prima che la sfortuna lo perseguitasse, era considerato uno dei migliori centrocampisti d’Europa ma una volta infortunatosi non riuscì a ritornare al livello a cui era stato ammirato finendo per svolgere una carriera assolutamente onesta e importante ma che senza rotture fisiche sarebbe potuta essere ancor più importante.

Deulofeu poi arrivava da un tipo di calcio totalmente diverso e una fase di ambientamento va sempre concessa. L’arco di tempo è soggettivo. C’è chi si inserisce dopo qualche mese, chi ha bisogno di un anno e chi di pochi giorni. É vero che lo spagnolo già conosceva la Serie A ma è anche altrettanto vero che giocò in Italia ben 5 anni fa e per poco tempo. Senza contare che comunque l’ambiente del Milan è diverso da quello che trovi a Udine, con entrambi che hanno dei pro e dei contro che anche qui devono essere letti in chiave soggettiva. C’è chi si trova a proprio agio a giocare sotto pressione e chi invece necessita di tranquillità per esprimersi al meglio.

Infine il ruolo. Deulofeu è sempre stato la classica punta esterna. Preferisce il lato sinistro del campo per poter rientrare sul suo piede forte ma non disdegna nemmeno giocare a destra. Chiaro che con il classico 3-5-2 dell’Udinese il suo ruolo è proprio quello che viene sacrificato. E così lo spagnolo si è dovuto adattare a giocare da seconda punta, partendo da una posizione centrale e lasciando la zona laterale dove, di fatto, aveva fatto le migliori cose in carriera. Anche se di pochi metri, cambiare ruolo, con tutte le differenze di richieste che ci sono, non è facile per nessuno.

Ultimissima la sfortuna Perchè proprio nel momento in cui sembrava essere migliorato sul piano della condizione, su quello dell’intesa con i compagni e con la confidenza del ruolo gli infortuni l’hanno tolto di mezzo. Con il Verona c’erano stati i numeri, il gol, ma era già da qualche gara che Deulofeu dava segnali incoraggianti e proprio quando sembrava ci si potesse divertire il ragazzo è stato costretto a frequentare più l’infermeria che il campo da gioco. 

Sommiamo questi aspetti e possiamo dire che sì la prima stagione all’Udinese non è stata positiva ma in queste condizioni non era facile. Ora c’è da lavorare per lo spagnolo, senza fretta, per dimostrare che il talento c’è ma bisogna che si metta nelle condizioni di poter esprimerlo. Non sarà Messi, con il quale ha anche giocato, ma con la voglia e la testa giusta può essere una risorsa importante per l’Udinese che verrà.