La gestione di Lazar Samardzic ha sempre fatto discutere. Vuoi perché da un giovane con le sue qualità ci si aspettava sempre di più, vuoi perché in campo è sembrato essere troppe volte schierato fuori posizione. Fin dal suo arrivo a Udine, Laki ha mostrato lampi di classe e un potenziale offensivo notevole, ma la sua evoluzione è stata frenata da scelte tattiche discutibili.
Sottil prima e Cioffi poi, convinti della necessità di dare prima di tutto solidità difensiva alla squadra, hanno sempre gravato Samardzic di troppi compiti di marcatura. Ne sono uscite così prestazioni anonime, in cui il classe 2002 si è sprecato a rincorrere il diretto avversario senza riuscire mai dare qualità alla manovra offensiva. Questa scelta, pur comprensibile in un’ottica di equilibrio di squadra, si è rivelata assai controproducente. Il serbo, infatti, sembrava ingabbiato in un ruolo che limitava la sua creatività e il suo istinto naturale per l’attacco.
Rendimento incostante, anche qualche panchina di troppo e un talento "normalizzato" dal ruolo sbagliato. "Ci sono delle scelte che faccio" - diceva erroneamente Sottil ad inizio stagione - "Lazar è molto bravo a giocare quando ha la palla, ma poi c’è da difendere" ed è per questo che al serbo spesso venivano preferiti Payero e Lovric, mezz'ali sicuramente di maggiore quantità.
Le sue prestazioni sono rimaste altalenanti, e il suo contributo offensivo è sembrato ridotto all’osso, nonostante il talento fosse evidente. L’arrivo di Fabio Cannavaro alla guida dell’Udinese ha segnato una svolta decisiva per lui. Il campione del mondo ha subito individuato la necessità di un cambiamento tattico per il giovane Laki. Spostandolo in una posizione più avanzata, da trequartista puro, praticamente un attaccante aggiunto, Cannavaro ha liberato Samardzic dalle catene della mezz’ala difensiva, permettendogli di esprimere appieno il suo potenziale.
Questa rinnovata fiducia ha avuto un effetto immediato. Samardzic ha ritrovato quella personalità e quello spunto offensivo che aveva visto solo a tratti. Con maggiore libertà di movimento, il giovane centrocampista ha iniziato a incidere di più nelle partite, mostrando una visione di gioco superiore e una capacità di inserimento che lo rendono un elemento imprevedibile e letale per le difese avversarie.
L’apice di questa rinascita si è visto nella recente trasferta a Lecce, dove Samardzic ha chiuso la delicatissima sfida salvezza, fissando il punteggio sul 2 a 0 per i bianconeri. Non solo il suo gol ha assicurato la vittoria, ma l’intera prestazione ha evidenziato quanto possa essere determinante in una posizione prettamente offensiva. Ha orchestrato il gioco, rifinito per i compagni e mantenuto costantemente in allerta la retroguardia leccese con le sue incursioni palla al piede. A due giornate dal termine, ora il serbo punta non solo a centare la salvezza ma anche a ritoccare il suo record di marcature stagionali (cinque), eguagliato proprio al via del Mare.
Questo cambio di posizione e la conseguente crescita di prestazioni di Samardzic dimostrano quanto sia importante per un allenatore, soprattutto in un contesto come quello di Udine dove si lavora con giovani da sgrezzare e non con calciatori già nel pieno della propria maturità, di comprendere e sfruttare al meglio le caratteristiche dei propri giocatori.
Cannavaro ha il merito di aver fatto una cosa che all'apparenza sembra essere assai semplice ma che prima di lui nessun altro allenatore era riuscito a fare: permettere finalmente a Samardzic di essere sé stesso in campo.
Autore: Stefano Pontoni / Twitter: @PontoniStefano
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