Il Direttore Tecnico dell'Udinese Gokhan Inler - nonché ex giocatore del club friulano - si è raccontato in un intervista esclusiva a Flashscore.com. Ha spiegato qual è il suo ruolo e quali sono le sue responsabilità e si è poi concentrato su quello che è il modus operandi che utilizza con i giocatori che arrivano a Udine per integrarli bene in quello che è il DNA della società friulana.
Sul ruolo di direttore tecnico: "Diciamo che è un lavoro a 360 gradi, perché la mia responsabilità qui è davvero quella di essere ovunque. Per essere accanto ai giocatori, accanto al club, accanto all'allenatore, accanto a tutto lo staff. Hai bisogno di una panoramica di tutto. Quindi quello di direttore tecnico è a tutti gli effetti un ruolo a 360".
"È una posizione che cambia di giorno in giorno. Quando giocavo i direttori tecnici non erano così tanto in campo; ora si è sempre vicini alla squadra, si osserva, si seguono gli allenamenti, si controllano i numeri. Però è molto stimolante".
Com'è stato passare dal calcio giocato ad un ruolo manageriale: "Non è stato per niente semplice, ma ero consapevole che prima o poi dovevo mettere fine alla mia carriera da calciatore. Ho passato un anno a pensare a cosa fare, anche se in realtà la mia visione è sempre stata quella di essere un direttore sportivo".
"Il ruolo che ricopro però è completamente diverso da quello del direttore sportivo. Devi essere a disposizione 24 ore su 24 per tutti, non solo per i giocatori ma per chiunque sia parte del club. E devi essere sempre pronto a tutto, perché non tutte le giornate sono perfette. Devi essere sempre pronto ad affrontare ciò che ti riserva la giornata".
Passando poi nello specifico dell'Udinese, ha così parlato: "L'Udinese è una società nota per scovare talenti e lanciare anche grandi giocatori. Ha un DNA che implica l'offrire a chi arriva qui la possibilità di esibirsi al massimo delle potenzialità di cui il giocatore è capace. I giocatori qui hanno tutto ciò che gli serve per poterlo fare, ma prima di tutto devono dimostrare rispetto verso la società. Quando arrivano facciamo sempre capire chi siamo e dove si trovano".
"Da quando ho iniziato a ricoprire questo ruolo qua a Udine ho proposto un piccolo 'rituale' per dare ai nuovi giocatori un benvenuto adeguato. Quello che facciamo è presentare ai ragazzi ciò che è l'Udinese, sia in campo che fuori, la cultura che circonda la società, cosa rappresenta questa squadra per i suoi tifosi. Ci sono giocatori che arrivano da tutto il mondo, con culture diverse, per questo motivo è importante aiutarli ad integrarsi".
"Conosco la famiglia Pozzo da quando giocavo qui e sono sempre rimasto in contatto con loro, anche dopo aver lasciato il club. Ho sempre apprezzato il loro modo di lavorare, sono dei grandi lavoratori e lo sono pure io. So esattamente cosa vogliono e per me è stato un grande onore ricevere la proposta di ricoprire questo ruolo subito dopo aver chiuso la mia carriera da giocatore. Spesso devi aspettare per molto tempo una possibilità del genere, per questo la reputo una grande opportunità".
"I giocatori spesso passano di qui per svilupparsi, e quando dimostrano di essere a un buon livello arrivano club più grandi a cercarli. Non è sempre semplice perdere i tuoi giocatori migliori, come è stato ad esempio con Florian Thauvin che ha avuto una grande crescita ed è andato altrove".
Ha poi sottolineato quanto sia stato ottimo il lavoro della famiglia Pozzo, che gestisce un club che ormai milita ad alti livelli da più di trent'anni pur avendo risorse diverse rispetto a chi si trova davanti a loro.
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