Dino Fava, ex attaccante dell’Udinese ritiratosi da poco, ha parlato ai microfoni di TV12 per dire la sua sul momento in casa bianconera, partendo però dal momento in cui ha appeso l “Ho smesso a 49 anni sì (ride ndr). Potevo arrivare a 50? Volevo fare record ma ho visto che in Giappone un calciatore ha giocato fino a 70 anni e ho mollato”.
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“Certo che sì. Si poteva fare qualcosina di più, quest’anno il campionato è equilibrato, l’Udinese non è stata continua ed è un peccato perché poteva stare molto più in alto”.
Si poteva fare di più in questa stagione?
“Ho visto giocare l’Udinese contro il Napoli e ho pensato che si sarebbero potuti fare tanti punti, anche rischiare di qualificarsi all’Europa League. Poi invece dopo quella gara si è staccata un po’ la spina, si sono alternate gare meravigliose a gare brutte, lo step successivo è la mentalità che avevamo noi. Spalletti ci trasmetteva la mentalità di poter vincere contro tutto e tutti senza paura.”
Avresti convocato Zaniolo? Gattuso oggi ha spiegato la scelta dicendo di aver voluto dare fiducia al gruppo chiamato di solito:
“Accetto la spiegazione di Gattuso ma non la condivido. Zaniolo era da convocare, può dare una marcia in più. È vero che il gruppo è importante, ma in nazionale è difficile parlare di gruppo, tra infortuni e altro difficilmente si mantiene la stessa squadra. Gattuso ha deciso così e va rispettato ovviamente, ma lo avrei chiamato”.
Hai giocato in un’epoca con grandissimi attaccanti, oggi forse faresti 20 gol e saresti in nazionale:
“Non farmici pensare (ride ndr). Mi capita spesso di fare questo pensiero. Oggi sarebbe stato molto più facile, ma aver vissuto anni con grandissimi giocatori come Vieri, Totti e Del Piero… era molto difficile trovare spazio in nazionale”.
Farai l’allenatore in futuro?
“Lo sto già facendo, sto allenando in una scuola calcio vicino a casa mia. Mi ritrovo in alcune cose che ha detto Rossitto, io faccio finta di non sentire. Con i ragazzini a volte si fanno cose catastrofiche, vedere alcuni ragazzi che non sono ancora pronti, che non hanno patentini, ad allenare avere a che fare con dei bambini porta a disastri. Speriamo di uscirne ma non vedo una situazione rosea per ora. La mentalità deve cambiare, la società spesso chiede all’allenatore di far vincere la squadra, ma io devo portare il ragazzino a crescere e divertirsi, poi la vittoria magari arriva di conseguenza, ma è importante che il ragazzino venga educato e poi viene il resto. Su questo argomento faccio un po’ fatica a far passare il messaggio”.
Il gol più bello che hai realizzato con l'Udinese?
"Se devo parlare di gol importanti penso a quello fatto al Milan, andammo a vincere a Milano 2-1 contro il Milan che vinse la Champions League, aveva una squadra stratosferica. Andammo a vincere anche con l'Inter a Milano, ci portava fortuna San Siro. Poi forse per bellezza penso al gol al Brescia. L'anno dopo giocai di meno, ci fu l'esplosione di Iaquinta e Spalletti puntò su di lui... e ci fermiamo qua (ride ndr). Ho un bellissimo rapporto con Spalletti. Gli ho salvato la panchina? Non vuole sentirselo dire, Spalletti è un po' permaloso e su alcune cose non va toccato, per quello ho detto che è meglio se ci fermiamo qua. Non c'è mai stato bisogno di chiarisi, io lo so, lui lo sa, quando ci siamo visti ci siamo abbracciati e abbiamo parlato dell famiglia. Luciano è uno dei migliori allenatori che ho avuto, cura i particolari, è malato di calcio, è incredibile, ti fa imparare tante cose. Quello che racconto ai ragazzini è che Spalletti quando sono arrivato a Udine mi massacrava, sempre. Dopo un allenamento crollai, stavo facendo bene perché cominciai a segnare fin da subito. Mi vide a terra e mi chiese 'e te che c'hai', gli dissi che pensavo di non essere da Serie A perchè mi diceva continuamente qualcosa. Mi disse che dovevo preoccuparmi se non diceva più niente. Evidentemente vedeva in me qualcosa, per quello mi dava indicazioni. Una volta stavo per tirarlo sotto, dimenticai il freno a mano nel piazzale, dietro c'era proprio lui, mi disse 'ma te l'hai fatto apposta', con grandi risate".
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