Presente questo pomeriggio nell’auditorium della Dacia Arena Juri Chechi, il pluridecorato campione di ginnastica vincitore, fra le tante medaglie di una carriera irripetibile, un oro alle Olimpiadi di Atlanta 1996 e di un bronzo ad Atene 2004. Un uomo che ha lasciato una traccia profonda nella storia dello sport italiano e che ha trascinato all’entusiasmo una generazione di italiani e che oggi in Auditorium, moderato dal noto giornalista Bruno Pizzul, ha riscosso gli applausi convinti degli intervenuti. Al termine della sua brillante carriera come ginnasta Juri Chechi è stato nominato commendatore della Repubblica italiana e per un lungo periodo è stato anche vicepresidente federale. Attualmente è titolare di un’azienda vitivinicola.
 

Le tappe di una carriera d’oro.

“Ho iniziato molto giovane con l’obiettivo di trovare una passione e fare sport, ho iniziato con ciclismo, ma quando sono entrato in una palestra grazie a mia sorella che la frequentava già, mi sono lasciato conquistare dalla ginnastica. Serve grande determinazione per arrivare a certi obiettivi, il mio era quello di vincere alle Olimpiadi e ce l’ho fatta. Il percorso per raggiungere questo scopo iniziò a 14 anni quando mi dovetti trasferire a Varese da Prato dove vivevo. Ho attraversato momenti difficili nel corso della mia carriera, su tutti l’infortunio al tendine d’Achille solamente 6 giorni prima di partire per le Olimpiadi di Barcellona 1992. A quel punto cercai di trasformare una difficoltà in opportunità, spostai il mio obiettivo dal corpo libero agli anelli e iniziai a prepararmi al massimo per le successive Olimpiadi di Atlanta. Questo mi fece capire come siamo noi a decidere a volte il nostro destino. Il secondo momento buio lo vissi nel 2000, un mese prima della partenza per le Olimpiadi nelle quali volevo confermarmi, quando mi infortunai al tendine brachiale. Sembrava dovessi ritirarmi, ma io non rinunciai e anzi mi impuntai di prepararmi per uscire da vincitore con le Olimpiadi di Atene del 2004”. 
 

Lo stato di salute della ginnastica italiana.

“C’è stato un grave errore di programmazione in passato in un periodo nel quale è stato premiato nel modo giusto il merito e finché non ci saremo le persone giuste nel posto giusto capita che un movimento possa attraversare un periodo difficile, così come sta accadendo in questo periodo nel calcio. Ci sono delle capacità politico – sportive che a volte non vanno a braccetto con la componente tecnica”.

Il saluto da parte della società.

“Questo di Juri Chechi è un racconto che arricchisce la storia degli interventi di persone straordinarie convenute alla Dacia Arena – ha sottolineato il DG Franco Collavino al termine dell’incontro donando al campione olimpico una maglia dell’Udinese – e che lascia un grande insegnamento e uno sprone in tutti noi, ossia come il successo di ognuno sia frutto soprattutto di tanta fatica e tanto sudore”.

Sezione: Notizie / Data: Dom 08 aprile 2018 alle 19:30
Autore: Stefano Pontoni / Twitter: @PontoniStefano
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