Il Cagliari alza la testa. E l’Udinese ora ha paura

15.04.2018 09:30 di Stefano Bentivogli Twitter:   articolo letto 195 volte
Fonte: Gazzetta dello Sport
© foto di Federico Gaetano
Il Cagliari alza la testa. E l’Udinese ora ha paura

È tutta una questione di testa. Il Cagliari la usa meglio dell’Udinese. In tutti i sensi. Perché la partita la vince (2­1 in volata) con un tuffo dello specialista Leonardo Pavoletti (8 dei suoi 9 sono di cabeza) che attacca anche il re di Spagna della specialità Stuani (9 reti) e con uno stacco da bomber in mezzo alla difesa imbambolata bianconera di Luca Ceppitelli, professione difensore arcigno, che regala tre punti vitali, scaccia la paura e l’ansia rossoblù a sei minuti dalla fine su un angolo battuto da Andrea Cossu, il cocco di Diego Lopez. Che getta il fantasista nella mischia quando Luca Cigarini non ce la fa più. E qui torna in ballo la testa: il regista mancava dall’11 febbraio quando ilsuo piede fece crack a Reggio Emilia contro il Sassuolo. È tornato il Ciga, basta vedere come detta i tempi, lancia, dà equilibrio, rende più libero Barella e calcia. Perché dopo 22’ del primo tempo quando Sau, encomiabile nel suo sacrificio, si procura una punizione, lui la calcia sul palo senza che Bizzarri possa farci nulla e quel satanasso di Pavoletti anticipa di mestiere Nuytinck ristabilendo la parità.

DOPO KEVIN IL DILUVIO Il Cagliari non perde mai la testa, la perde invece l’Udinese che si arrende di fatto dopo tredici minuti della ripresa quando l’unico suo uomo in grado di fare la differenza, Lasagna,si ferma per una lieve contrattura. Nel primo tempo Kevin aveva fatto ammattire Castan, che proprio un pivello non è, con le sue accelerazioni e sul puntuale servizio di Barak (terzo assist per Lasagna), che si era bevuto tre rossoblù come una birra non filtrata, aveva fatto secco Cragno. Se con la Lazio gli erano serviti 13 minuti per segnare l’ottavo gol personale, stavolta gliene sono bastati 9’ e 51” per toccare quota nove. Ma l’Udinese senza di lui è un gruppo di anime perse, che il problema, per dirla con il disperato Oddo, «lo hanno nella testa» e su quella devono lavorare nell’ennesimo ritiro che al tecnico non piace, ma alla società sì. La squadra si rintana nel suo 3­5­2 che è più un 5­3­2 perché Adnan, nato per offendere, gioca per contenere Faragò e il danese Larsen fa poco di più davanti. La squadra sembra accontentarsi del pari, quando basterebbe accelerare con Lasagna e concretizzare meglio le progressioni di Fofana e Barak per stendere il Cagliari nel primo tempo. La squadra di Lopez, invece, avendo bisogno come il pane della vittoria (che mancava in casa da oltre due mesi), carbura lentamente, accetta i ritmi più bassi nella ripresa perché non ha gente che corre come Lasagna e cucina a fuoco lento l’Udinese che sul secondo corner di fila di Cossu resta ferma. E Oddo alla fine dice che, quando ha visto quel calcio d’angolo e le facce di alcuni dei suoi,se lo sentiva. Prova anche a cambiare davanti ma l’atteggiamento dei nuovi entrati Jankto e De Paul non è proprio quello di due guerrieri.

GIOIA E DOLORI Il tecnico friulano se li mangerebbe. Diego Lopez, invece, abbraccia i suoi ragazzi e, quando il Ciga finisce la benzina, piazza Cossu a fare il guastatore dietro le punte. Non c’è un assalto al fortino, ma c’è la testa di Ceppitelli che fa esplodere la Sardegna Arena. E condanna l’Udinese alla nona sconfitta di fila.