L’85-84 maturato dopo un tempo supplementare al PalaDesio pesa perché arriva su un campo storicamente difficile, contro un’avversaria che aveva bisogno di vincere e al termine di una partita nella quale i bianconeri hanno dovuto fare i conti con difficoltà, momenti di grande pressione e persino con la beffa della tripla di Moraschini a otto decimi dalla sirena che ha trascinato tutti all’overtime.

Eppure Udine non si è spezzata. Anzi. Ha ricominciato a giocare.  È probabilmente questa la fotografia più bella della seconda vittoria consecutiva della squadra di Adriano Vertemati: un gruppo che sembra avere già imparato a soffrire insieme.

Un tabù finalmente sfatato

Vincere a Cantù non è mai banale. Farlo in questo modo rende il successo ancora più significativo. L’APU aveva bisogno anche di una serata così. Dopo il debutto convincente contro Scafati, dominato davanti al pubblico del PalaCarnera Credifriuli, il primo viaggio stagionale proponeva un esame completamente differente. Non più una partita da controllare attraverso ritmo e talento, ma una battaglia nella quale bisognava accettare il corpo a corpo, resistere alle fiammate dell’avversario e mantenere lucidità quando il pallone diventava sempre più pesante. Udine lo ha fatto. Ha inseguito quando Cantù ha provato a scappare nel primo tempo, affidandosi a uno straordinario RaeQuan Battle, già a quota 19 all’intervallo e poi miglior realizzatore bianconero con 24 punti. Ha cambiato passo con le triple di Denzel Valentine, ha lavorato a rimbalzo, ha difeso e soprattutto non ha mai dato l’impressione di uscire mentalmente dalla partita. Nemmeno quando avrebbe avuto tutti i motivi per farlo.

Il passaggio più significativo arriva probabilmente prima ancora dell’overtime. Udine è avanti di tre. Mancano pochi istanti. La vittoria sembra vicina. Poi Moraschini inventa la tripla del 77-77 a otto decimi dalla fine. In trasferta, dopo aver condotto a lungo, un canestro del genere può essere devastante. Cambia l’inerzia, accende il palazzetto e rischia di trasformare la delusione per una vittoria sfumata in paura di perdere. L’APU, invece, torna in campo e riparte. È un dettaglio che racconta molto più del 2-0 in classifica. Questa squadra ha talento, certamente, ma comincia a mostrare anche personalità e solidità emotiva. Nel supplementare arriva la tripla di Mobio, poi Cantù mette nuovamente il naso avanti. Valentine risponde, Bendzius sbaglia due conclusioni pesanti. A sei secondi dalla fine sembra ancora tutto tremendamente complicato. Poi Cantù commette infrazione di 24 secondi. Timeout Vertemati. Ultimo pallone. E lì emerge un’altra caratteristica importante di questo gruppo: nessuno sembra avere paura della responsabilità.

Il capitano e quel pallone che pesa 

Il possesso decisivo finisce nelle mani di Andrea Calzavara. Non Valentine, non Battle. Il capitano. Calzavara attacca, arriva nel cuore dell’area e trova il runner dell’84-85. Due secondi da giocare. Canestro, vittoria, festa. È una giocata che ha inevitabilmente un significato particolare. Perché il capitano di questa nuova APU è giovane, perché sta crescendo insieme alla squadra e perché assumersi quella responsabilità in quel momento racconta molto della fiducia che Vertemati e i compagni ripongono in lui. Ma sarebbe sbagliato cercare un solo eroe.

La vittoria di Cantù è soprattutto una vittoria collettiva. Battle ha tenuto in piedi Udine nel momento più difficile. Valentine ha prodotto 17 punti e 7 rimbalzi. Mobio ha segnato una tripla pesantissima nell’overtime. McGlynn ha dato presenza, Šiško ordine. Bendzius, Spencer, Bucarelli, Cavallero e tutti gli uomini utilizzati hanno portato il proprio contributo dentro una partita che richiedeva disponibilità al sacrificio. Ed è forse proprio questo l’aspetto più interessante dopo appena due giornate.

Due vittorie, due APU differenti

Contro Scafati si era vista una squadra capace di entusiasmare attraverso qualità offensiva, circolazione del pallone, pressione difensiva e talento. Una partita progressivamente dominata. A Cantù serviva altro. Serviva sporcarsi le mani. Serviva accettare che non tutto funzionasse alla perfezione. Serviva restare dentro la partita anche quando l’avversario trovava canestri difficili. Serviva incassare il colpo dello 0,8 e avere ancora la forza mentale di giocare altri cinque minuti. Udine ha dimostrato di saper vincere anche così.

È presto, prestissimo, per trasformare due giornate in giudizi definitivi. La Serie A è lunga, complessa e non concede scorciatoie. Ma il 2-0 rappresenta qualcosa di più di una bella partenza: offre alla nuova APU tempo, fiducia ed entusiasmo per continuare a costruire. E soprattutto mostra una squadra che, pur essendo profondamente rinnovata, sembra aver già trovato un tratto comune: non mollare mai.

Ora si torna al Carnera, arriva Trento

Il bello, però, è che non c’è quasi tempo per godersi l’impresa. Sabato si torna già in campo e al PalaCarnera Credifriuli arriverà Trento per un altro test di grande livello. Udine ci arriva con due vittorie nelle prime due giornate, un tabù sfatato e una dose ulteriore di consapevolezza. E ci arriverà soprattutto ritrovando la propria gente. Il Carnera sarà ancora una volta tutto esaurito. Dopo i 14 sold out consecutivi della passata stagione e quello registrato all’esordio contro Scafati, il rapporto tra questa squadra e la città continua a rappresentare uno dei grandi patrimoni del progetto APU. L’entusiasmo cresce, inevitabilmente. Ma la sensazione è che all’interno dello spogliatoio nessuno abbia intenzione di fermarsi a guardare la classifica dopo due giornate. Cantù deve essere una spinta, non un traguardo. Perché sabato ci sarà un’altra partita da giocare, un altro avversario da affrontare e un Carnera pieno pronto a spingere. Due partite, due vittorie. E adesso Udine torna a casa. Con la voglia, ancora una volta, di stupire.

Sezione: Editoriale / Data: Mar 06 ottobre 2026 alle 19:07
Stefano Pontoni / Twitter: @PontoniStefano
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Stefano Pontoni
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Friulano, giornalista e direttore di Tuttoudinese.it. Vive lo sport tra stadio, trasferte e tastiera, raccontando ogni giorno il mondo bianconero tra cronaca, approfondimenti e passione. Sempre alla ricerca della notizia, senza mai perdere il legame con la gente e il territorio.