In una stagione fin qui positiva, l’Udinese si gode la vena realizzativa di Lorenzo Lucca. L’attaccante classe 2000 ha già collezionato nove reti tra campionato e Coppa Italia e sembra non avere intenzione di fermarsi. In una lunga intervista a Sportweek, il bianconero si è raccontato così: “Se guardo le mie partite di quattro anni fa e le metto in confronto a quelle di oggi, vedo un calciatore diverso. Profondamente diverso. Prima mi “perdevo” durante la partita, staccavo la testa dal gioco e finiva che non ero capace di trasformare in gol la palla buona. Adesso sono molto più concentrato, attento, partecipe dal primo all’ultimo minuto. Sono consapevole che nell’Udinese non è come nell’Inter, alla Juve o al Milan: non avrò tante occasioni da gol, potrebbe essercene una sola, e io devo saperla sfruttare per fare la differenza. Sono migliorato tecnicamente e nel legare il mio gioco a quello dei compagni. Riesco a capire più di prima come si muove chi mi sta alle spalle, le sue caratteristiche, come mette la palla, e questo mi permette di predispormi col corpo nel modo migliore per ricevere il passaggio. Ma, ancora una volta, la crescita più importante è stata qui (indica la testa): una volta, sbagliavo il primo passaggio e mi mortificavo. Ora sbaglio la prima palla e mi dico: “Vabbè, adesso gioca bene la seconda”. Non mi faccio più condizionare dagli errori”.
Se in passato si considerava ancora acerbo nel colpo di testa, oggi Lucca ne ho fatto uno dei suoi punti forti: “Ho un mio preparatore personale con cui lavoro tutti i giorni, prima o dopo l’allenamento della squadra. Con lui faccio lavori di forza o di mobilità. Poi, man mano che ci avviciniamo alla partita, provo sul campo le situazioni di gioco, compresi i cross dalle fasce, oppure guardo i video dei miei compagni per annotare in quale punto dell’area mettono più spesso la palla. Insomma, curo i dettagli. E questo mi permette a ogni partita di aggiungere qualcosa al mio repertorio. Non penso di essere una perla rara, ma è vero che rispetto agli altri ho un fisico e delle qualità tecniche e di gioco aereo particolari. Io sono convinto di poter fare grandi cose, ma nel mio ruolo vedo molta concorrenza, a partire da quella portata da Scamacca e Retegui, due “nove” molto forti che, rispetto a me, giocano in un top club come l’Atalanta. In questo momento mi stanno davanti, ma penso che per ma sia solo questione di tempo e di lavoro duro”.
L’ex Pisa ha poi le idee chiare su cosa gli manca per il salto di qualità definitivo: “L’uso del sinistro, piede sul quale sto però lavorando tanto. E devo usare ancora meglio il corpo, mettendolo tra il difensore e la palla, in modo da nasconderla”. Arrivato a Udine nell’estate 2023, Lucca sembra aver trovato il luogo ideale per continuare a crescere: “La continuità nel giocare, la stima e la fiducia del club, che mi ha aiutato nel sopportare gli errori, e l’anno scorso ne ho commessi tanti. In questa stagione spero di sbagliare di meno, ma sbaglierò comunque, e sapere che chi ti sta intorno non ti crocifigge diventa importante. Altra cosa, all’Udinese mi hanno spinto a lavorare sempre di più: a fine allenamento mi metto tirare da tutte le posizioni. Ne farò 20 o 30 a sessione, ma a fine stagione diventeranno più o meno cinquemila. E sono sicuro che avranno un peso. Penso che questo sia per me un anno fondamentale. Sono arrivato in alto in ritardo ed è stata colpa mia: nessuno crede in te più di te stesso, e se vuoi davvero qualcosa, sta’ sicuro che la otterrai ma era destino e non rimpiango le scelte che ho fatto, perché sono sempre state mie, non di mio padre, mia madre o di un procuratore. Io ho scelto di venire a Udine, come io ho scelto di ripartire dalla Promozione. E forse, se non avessi fatto quel passaggio, oggi non sarei qua”. Infine, l’attaccante ammette che alla crescita professionale è seguita anche una personale: “Sono cresciuto nel modo di gestire emotivamente la partita, prima e durante. Nello spogliatoio, una volta, facevo più lo stupido, scherzavo tanto. Ora continuo, ma sono diventato più serio, composto. Fuori dal campo non sbaglio più. Niente di grave, ma prima facevo “serata”, molte più feste. Adesso sono capace di non uscire da casa per quattro mesi”.
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