Al ritorno nella sua Udine dopo un decennio Michele Antonutti, figliol prodigo di scuola Cbu, non ha potuto spiegare le ali al volo con l'Apu tutta per lo stop forzato da Covid-19 la stagione scorsa di serie A2. In questa fa da capitano, quasi da chioccia forte ormai delle sue 34 primavere, a una squadra rifirmata Old Wild West prossima al varo agonistico, a meno che non ci metta lo zampino una recrudescenza del Coronavirus. E' un team espressione di una società che ha saputo ricostruire subito e in grande dopo la crisi e il divorzio patron - manager di giugno scorso. Antonutti toglie i veli al suo bis all'Apu OWW e a un progetto che capitanerà sul parquet alla testa dei compagni.

Michele, l'anno scorso sei ritornato a giocare a Udine dieci anni dopo la retrocessione dalla serie A con la Snaidero nel 2009, con tanto di lettera di scuse a patron Alessandro Pedone per potere mettere piede all'Apu dopo lo scontro diretto nei play-off di A2 a Biella, e la stagione non è finita a causa della pandemia. Non proprio un ritorno a casa fortunato. Sensazioni?

“Ritornare a giocare a Udine dopo anni è stata un'emozione, calcare di nuovo il parquet del Carnera e rivivere tanti ricordi. Dispiace non avere completato un percorso, nello sport non è mai bello. Ci tenevamo a finire il campionato, dispiace per l'incompiuta”.

Quest'anno, la stagione è cominciata con un terremoto societario.

“Nello sport professionistico è così. Ci sono spesso cambi e si prendono vie diverse. Si può capirlo facendo parte di questo mondo, fa parte del suo vissuto”.

L'Apu ha rilanciato rimpolpando l'organigramma societario con lo sponsor OWW che siede in Cda, assieme all'avvocato Francesco Maiorana due petali della rosa di Lega nazionale pallacanestro.

“Fa piacere vedere il coinvolgimento di nomi importanti della pallacanestro udinese e friulana. Il progetto è importante e ambizioso. Non è scontato in tempi di Covid. Va, quindi, un ringraziamento  a chi sostiene il settore cestistico anche ai tempi di questa crisi indotta dalla pandemia”.

Staff tecnico: da Eurocup, l'head coach Matteo Boniciolli dixit. Con sei allenatori, compresi i due preparatori atletici e un senior assistant che è anche direttore dell'area tecnica.

“Abbiamo una struttura importante sanitaria, tecnica e fisica per potere fare lavorare la squadra al cento per cento. E' emozionante essere allenato da Boniciolli. Mi ricordo di quando da bambino ero tifoso della Snaidero e, con i colori arancione dipinti sul viso come si usava allora, andavo a stringergli la mano. Adesso è un'emozione lavorare con lui”.

Gli stringi ancora la mano?

“Ci diamo un pugnetto prima delle partite (complice il Covid, ndr)”.

Squadra rinnovata per sette decimi, della stagione scorsa siete rimasti tu, Amato e Nobile.

“Nello sport cambiare è difficile. Quando si rinnova bisogna trovare nuovi equilibri, la chimica di squadra. Abbiamo cambiato pure allenatore. Siamo un gruppo del tutto nuovo, dobbiamo trovare la sinergia interna nostra. Partiamo svantaggiati rispetto a squadre che hanno lo stesso tecnico da anni e che hanno fatto solo ritocchi. Dovremo essere più veloci degli altri club a trovare l'amalgama”.

Squadra alta 1,99 di media: per giocare da grandi, in senso fisico predica Bonciolli, contro lo small ball imperante in A2. Che ne dici?

“E' un'idea diversa, intrigante. Abbiamo giocatori fisicamente importanti. Dovremo essere bravi a tradurre in un vantaggio l'altezza. Ci stiamo lavorando tanto, continueremo ad applicarci. Manca un mese all'A2. La Supercoppa servirà a valutare vantaggi e svantaggi di questo modo di giocare”.

Quanto costa difendere lunghi contro piccoli e, viceversa, quanto rende? 

“Il vantaggio è che dà una grande protezione dell'area. L'occupazione degli spazi è importante, più grande con braccia lunghe e fisici alti. Dovremo essere bravi a trovare un equilibrio con quanto esporci alla vivacità dei piccoli, soprattutto ai loro tiri rapidi. E ricavarne vantaggio a rimbalzo”.

Da capitano udinese, presentaci uno per uno i tuoi compagni magari con tocchi di friulanità. Cominciamo dagli americani: Dominique Johnson, già a Venezia, Varese e Pistoia.

“Il mestri (una sentenza e lo dicono anche i giovani ai margini della rosa, ndr)”.

Nana Foulland, novizio sul parquet in Italia.

“L'ho visto poco, direi la nostra verticalità”.

Francesco Pellegrino, cavallo di ritorno a Udine come te l'anno scorso.

“L'informatico. E' molto bravo con il computer, anche per visionare i video delle partite”.

Marco Giuri, nuovo play dell'Apu.

“Il toro (a Corgnolo sono avvisati per la sagra di ferragosto..., ndr)”.

Andrea Amato, uno dei tre reduci dalla stagione scorsa.

“L'artista (definizione già condivisa dal preparatore atletico Luigino Sepulcri, ndr)”.

Vittorio Nobile, l'altro friulano oltre a te nella rosa dei titolari.

“Basilian (non brasilian attenzione, ndr), rappresenta la nostra friulanità campagnola”.

Nazzareno Italiano, pretoriano di Boniciolli dal nome di battesimo impegnativo.

“Besteatte, perché ha una gran energia”.

Lodovico Deangeli, la più bella sorpresa al memorial Pajetta contro Lugano.

“Anche per noi, perché finora non si era espresso così. L'airone, mi ci rivedo (anche se per la verità l'airone di Kranj era Gregor Fucka e Antonutti invece è il cigno di Colloredo di Prato, ndr)”.

Joseph Mobio, l'italo-ivoriano arrivato da Capo d'Orlando.

“Giuseppe, per tutti noi. La traduzione del suo nome che ne esprime la dolcezza, è buonissimo”.

John Paul Oneykachi Agbara, siamo ormai ai giovani che completano la rosa.

“Hulk, l'eroe verde dei fumetti della Marvel”.

Infine, Riccardo Azzano l'ultimo friulano della rosa.

“Il lituano. Ha le fattezze fisiche, il corpo tipico di quella etnia”.

Non mi sono dimenticato di te. Sepulcri, in una carrellata come questa sulla rosa Apu, ti ha definito non giudicabile perché sono troppi anni che ti prepara, anche in Nazionale. Tu come ti definisci?

“Da dodici anni lavoro con Luigino Sepulcri e lui è il Professore. L'ho detto anche in spogliatoio che lui non è né il prof né Gigi. Ho una stima enorme per lui, gli devo tanto nella mia carriera, abbiamo un rapporto che va oltre il lavoro. Quanto a me, mi piace che mi giudichino gli altri”.

Passiamo al campo. E' per le 34 primavere o per la cura Sepulcri che domenica non giocherai con l'Apu a Mantova in Supercoppa, prima gara ufficiale della stagione?

“Nè per questo né per quello. Sto molto bene fisicamente. Succede di fermarsi in una preparazione intensa, ma nulla ho di preoccupante. Conto di recuperare prima possibile. I 34 anni, e ormai vado per 35, vanno rispettati. Danno una consapevolezza che a vent'anni non avevi. Continuo a lavorare, tranquillo e sereno, con uno staff importante”.

A Mantova ti sostituirà, da svincolato, Marco Maganza.

“In questa squadra non ci sono sostituti. Piuttosto giocatori con caratteristiche, anche migliori delle mie, che si adattano agli avversari. Maganza ci darà una grossa mano in Supercoppa, in cui possono giocare anche gli aggregati. Competizione in cui vogliamo recitare la nostra parte”.

Il 15 novembre comincerete, invece, il campionato a Bergamo. Propositi e obiettivi?

“Nella prima fase dell'A2 dovremo trovare prima possibile l'amalgama per ridurre il gap con le squadre già collaudate. Non sarà facile, ma Boniciolli è molto esigente. Dovremo avere costanza, che a lungo termine pagherà in termini di prestazioni e risultati”.

Bruciate le tappe del rodaggio, quale sarà l'obiettivo stagionale?

“Il primo è vincere a Bergamo. Poi dovremo arrivare ai play-off più pronti possibile. Dovremo concentrarci tanto su noi stessi a cominciare dalla Supercoppa per prepararci al via dell'A2”.

Quali sono le squadre più competitive nel vostro girone e anche nell'altro?

“Nel nostro gruppo Torino, Verona e Tortona sono sopra le altre: stanno facendo un percorso continuo e lineare. Nell'altro vedo molto bene Napoli, Scafati, Ferrara e Forlì”.

Sogniamo, con te che nel 2013 hai vinto l'Eurochallenge da capitano di Reggio Emila, tuo massimo alloro: certo non questa squadra da A2, ma il progetto Apu potrà essere da coppe europee?

“Al momento la cosa è da fantabasket, ma lavoriamo in una struttura e in una società non meno importante delle altre della lega di A2. Ci vogliono anni per consolidarsi, come dimostrano le esperienze di Treviso, Trieste e Bologna. C'è molto dietro le quinte oltre ai 40 minuti di gioco”.

Finiamo con il tuo privato. Come sta Pasquale, il  cane randagio che hai adottato al palaMaggiò quando giocavi a Caserta e hai portato con te in Friuli?

“Molto bene e tutti gli vogliono molto bene. Come recita il video che abbiamo girato per l'Oipa 

(Organizzazione italiana protezione animali, ndr), anche con Iachetti, Ale e Franz e la cantante Michielin, un cane non è un regalo, ma fa parte della famiglia”.

Difatti, a casa lo accudiscono anche i tuoi familiari.

“Sì anche loro, perché Pasquale ci dà tanto e merita tanto”.

Come sei a ristrutturazioni di campetti da basket?

“Due, uno a Pasian di Prato e l'altro a Colloredo, ma stiamo ampliando il raggio di azione. Con il mio socio Antonio Pittioni (consigliere comunale a Udine, ndr), che la dirige, abbiamo l'All star basketball academy che fa camp estivi di pallacanestro. Questo sport mi sta dando tanto e voglio restituire qualcosa. Ai miei tempi non è che ci fossero chissà che strutture per poter giocare bene e voglio metterle a disposizione dei ragazzi di oggi, perché hanno la stessa fame”.

Mondo del design e fashion e dei vini ti appartengono ancora?

“Touch of class è un marchio che ho venduto già quando giocavo a Udine nella Snaidero. Con mia zia Adriana Antonutti, che ha un'azienda vinicola a Colloredo di Prato, ho tuttora un rapporto di immagine”.

Futuro da grande dopo il contratto pluriennale con l'Apu?

“Sono abituato a vederlo sempre nel breve termine, perché è sempre successo l'opposto quando l'ho programmato. Voglio molto da ogni partita che giocherò, perché non so quante ne avrò ancora. Qualunque cosa faccia dopo, di sicuro mi dedicherò anche alla pallacanestro per i ragazzi”.

Sezione: Primo Piano / Data: Sab 10 ottobre 2020 alle 09:43
Autore: Valerio Morelli
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