Ha ragione coach Demis: Imola non va dimenticata, ma anzi ricordata: sempre.

Ed oggi per almeno 35’ i suoi ragazzi se li sono ben stampati in mente, quei 40’ al PalaRuggi che han partorito, solo una settimana fa, una partenza che più falsa non si poteva.

È molto chiaro dove e come: a Imola la GSA si trova sopra di 7 e si fa rimontare, quando non era ancora scaduto il primo tempo; oggi i parziali dicono +5 a metà primo periodo, +8 alla fine di questo tempo; +13 a metà gara, +15 al 30’ e +20 a 5’ dalla fine, quando appunto i bianchineri staccano la spina ché la gara erandata.

Ed ha ragione anche coach Seravalli: Mantua gioca molle nel primo tempo, permettendo a Udine di far valere chili, centimetri e talento. Questo produce un -22 da cui i suoi riescono solo parzialmente a rientrare.

Gli Stings sono formazione che lotterà per il settimo-decimo posto: attrezzata, tanta esperienza in campo a fianco di qualche ragazzo interessante (Visconti, topo scorer con Cucci e Morse). Sembrano avere indovinato un americano (Morse appunto), meno un Warren apparso indeciso, stasera, quanto Brownridge l’anno passato. Spero per i biancorossi che il 31enne di Indianapolis, a Napoli secoli fa, si svegli e determini un po’ di più.

Unico appunto che faccio ai nostri, al netto di troppi errori nel periodo finale (sottocanestro e qualche palla persa) è l’ancora cattiva lettura difensiva di qualche movimento avversario tutto sommato prevedibile, tipo i ripetuti backdoor facilmente convertiti dai ragazzi del giovane coach ferrarese.

La difesa, buon per noi, è fondamentale che si può e deve allenare; non così lo spirito d’attacco, così ben incarnato stasera da tanti fra i giocatori del Pres Pedone.

Trevis, in particolare: suoi i primi quattro punti della gara bianconera; sue tante iniziative, come la stoppata all’applauditissimo ex-GSA Tommy Raspino e due conclusioni, al tramonto dei due primi quarti, che hanno fatto malissimo alla Pompea. E Marshawn Powell, giocatore tuttofare e multiuso; un califfo che risente di un colpo ricevuto a metà gara ma apporta fisico, tecnica e canestri (39 i punti della coppia americana in 35’ di gioco effettivo).

Discreti Ciccio e Chris, in difficoltà contro Morse nel primo tempo ma alla fine la loro è una buona partita. Come quella di Stefann Nikolic, otto minuti di buona qualità per fare rifiatare i compagni.

Ma anche le triple di Totò Genovese, pronto all’uso ed utilissimo nei suoi 11’ in campo; le tre triple del ritrovato capitano Pinton; e un Riki Cortese che si sta ritrovando dopo l’infortunio (nel secondo tempo lascia anche i bendaggi esibiti nel primo tempo), si scioglie dopo un primo tempo non perfetto e alla fine risulta eccellente nella ripresa, in attacco e difesa.

Buona infine la regia della coppia Penna-Spanghero, con il ragazzo ex-Imola ormai titolare. Negli spiccioli finali Demisprova anche il doppio play, quando prima aveva giocato col quintetto-sprint (Powell centro e Ciccio/Chris in panca), segno che il coach ha fiducia nei suoi e non mostra dichiarazioni di facciata quando parla di gruppo superdisponibile al lavoro e anche ai suoi rimproveri.

Ma come dice l’allenatore di Udine, quello del miglioramento continuo dev’essere un leit motiv nella testa dei suoi ragazzi. Adesso il trittico Montegranaro in casa, Effe a Bologna e Ravenna in casa dirà molto del futuro udinese.

Quasi impeccabili gli arbitri, che devono dirigere una gara fin troppo cavalleresca (come dirà Seravalli a fine gara); un paio di sbavature (fiscale il fallo tecnico a Warren, errore chiaro la regola del vantaggio concessa a Udine quando Vencato ferma Simpson a 3’’ dalla fine del primo quarto con un chiaro fallo, non sanzionato e trasformato in tre punti da Trevis. Inezie di fronte ad una gara che Terranova e soci hanno condotto con autorità ma mai autoritari.

Ed ora l’imperativo dev’essere ‘avanti così’.

 

Sezione: Primo Piano / Data: Lun 15 ottobre 2018 alle 08:19
Autore: Franco Canciani
vedi letture
Print