D'Alessandro: "Dopo la sconfitta con la Juve tutti erano amareggiati, ma abbiamo bisogno dei tifosi, l'Udinese merita posizioni migliori"

12.03.2019 14:23 di Davide Marchiol  articolo letto 1469 volte
D'Alessandro: "Dopo la sconfitta con la Juve tutti erano amareggiati, ma abbiamo bisogno dei tifosi, l'Udinese merita posizioni migliori"

A Udinews TV è intervenuto Marco D'Alessandro, una delle rivelazioni del campionato dell'Udinese attualmente fuori per infortunio. L'ex Atalanta ha parlato innanzitutto della sconfitta con la Juventus, dove non ha potuto dare il suo contributo: “Dopo un risultato così è normale che siamo tutti amareggiati, ma fa parte di questa annata difficile, capisco i tifosi e la società, ci sono difficoltà e bisogna restare uniti. La domenica il tifoso ha tutto il diritto di esternare le proprie delusioni, ma quest’anno in questa volata salvezza c’è estremo bisogno dei tifosi, almeno nei novanta minuti, la gara con il Bologna l’ho vista proprio dalla tribuna e in alcuni momenti i tifosi ci hanno aiutato veramente tanto e credo abbiano fatto la differenza. La squadra è già pronta a preparare la sfida con il Napoli, sapendo che sarà difficile, ma la prepareranno bene come sempre fatto. La domenica c’è anche l’aspetto mentale da considerare, conta parecchio, la SPAL è in una situazione simile alla nostra, hanno problemi come noi. Ci stiamo lavorando, ma se ne esce solo tutte insieme”.

In Serie A è stato reinventato nel ruolo di esterno sinistro tutta fascia: “Quello è un ruolo che a me piace fare, lo avevo fatto in circostanze diverse, in Serie B, in A gli allenatori spesso non pensavano potessi farlo per via della mia stazza, Nicola invece ha creduto in me e ho cercato di dare il massimo per dimostrare la sua fiducia”.

L'esordio in un Roma-Juventus 1-4: “Mi ricordo che a fine partita ero nello spogliatoio ed erano tutti tristi, ero l’unico a cui veniva il sorriso ma chiaramente non potevo, era un po’ surreale sì, ma sono stati pochi minuti emozionanti”.

Il primo gol arrivò contro la Lazio, una delle squadre dove è cresciuto: “Anche questo è stato bello perché era Coppa Italia e all’Olimpico avevo degli amici che mettevano su i cartelloni, dopo il gol sono andato ad abbracciarli, c’erano tutti, anche la mia famiglia, non sono mai riuscito a fare tanti gol, è un difetto che non sono mai riuscito a superare. Ho cambiato diverse maglie ma una l’ho sempre su: quella di mio papà e mia sorella, purtroppo li ho persi quando ero più piccolo, è un dolore forte che porto sempre con me e difficile da superare, io non ci sono mai riuscito, giocarci insieme mi dà forza. Quando giocavo a Cesena una volta la dimenticai e sembrava non riuscissi a giocare a calcio”.

La Nazionale: “Ho fatto l’Under 21, il gruppo in cui ero io era veramente forte, quelli che poi sono andati a fare l’Europeo erano più forti di me, c’erano Saponara, Florenzi, Destro, Immobile, tanti giocatori più forti. Ho fatto uno stage con Ventura che ho avuto come allenatore, era solo uno stage, ma andare a Coverciano è sempre un’emozione”.

Il primo gol in A arrivò proprio contro l'Udinese: “Sì ma tanto la partita l’abbiamo persa (ride ndr). È stata un’emozione perché comunque il primo gol in A lo cercavo e ci sono riuscito, è stato il momento in cui sono riuscito a farmi dare più fiducia all’Atalanta, davanti avevo Maxi Moralez e poi andò via, è stata la stagione migliore della mia parentesi a Bergamo”.

Suo figlio: “Sono innamorato di mio figlio, mi compra con uno sguardo, alla festa per l’Europa dell’Atalanta l’ho portato con me in campo e si è innamorato del calcio, ogni tanto lo porto in spogliatoio anche qua ad Udine”.

La vita a Udine. “Vivo in centro e mi trovo veramente bene, lo dissi anche all’inizio quando non giocavo che mi stavo trovando veramente bene, la città è accogliente, famigliare, ho trovato una società importante, ho girato tante squadre, anche l’Atalanta che è un’ottima società, ma le strutture e la professionalità messe a disposizione dall’Udinese sono incredibili”.

Con Velazquez non è nato il feeling giusto: “Velazquez probabilmente aveva la sua idea di calcio, io sono arrivato all’ultimo, mi ha dato l’opportunità il direttore che mi conosce bene, magari il mister conosceva di meno le mie caratteristiche, mi ha provato anche trequartista dove però non sono a mio agio, Nicola invece mi conosce, inizialmente non mi aveva fatto giocare ma mi aveva parlato, facendomi capire che potevo diventare importante, questo è molto positivo”.