Behrami: "I compagni si fidano dei miei consigli, vogliamo costruire tutti assieme il futuro che l'Udinese merita, la vittoria sul Bologna una liberazione"

06.03.2019 19:45 di Davide Marchiol  articolo letto 1076 volte
© foto di Federico De Luca
Behrami: "I compagni si fidano dei miei consigli, vogliamo costruire tutti assieme il futuro che l'Udinese merita, la vittoria sul Bologna una liberazione"

Capitan Valon Behrami è stato ospite ieri di Udinews TV. Queste le sue dichiarazioni.

Lo stato di forma dopo l'infortunio: “Ho avuto un brutto infortunio durante un allenamento e mi ha preso parecchio tempo, spero tra una decina di giorni di tornare ad allenarmi con la squadra. Peccato perché volevo aiutare la squadra in questo momento difficile con due partite fondamentali per la salvezza, anche perché quest’anno fino ad ora stavo trovando continuità”.

La vittoria sul Bologna: “È stata una partita dove abbiamo iniziato un po’ nervosi, loro si sentivano più liberi. Però col tempo noi abbiamo preso sicurezza e loro si sono un po’ impauriti. In spogliatoio è stata una liberazione, non abbiamo mai festeggiato così tanto quest’anno credo, contava sempre tre punti, ma valeva qualcosa in più. Sono le emozioni che fanno parte del calcio e la paura e la sensazione di perdere non dovrebbero esserci, ma purtroppo ne fanno parte”.

Il rapporto con i tifosi, che nell'ultima partita sono tornati a incitare con forza la squadra dopo le ultime contestazioni: “L’ambiente condiziona molto, poi chiaramente dipende dai giocatori, a qualcuno fanno più effetto ad altri meno. Non dimentichiamoci che molti ragazzi vengono da altre culture e altrove per esempio i fischi arrivano a fine partita, non durante, quindi si dovevano abituare e a molti sono andato a spiegargli che i fischi durante la partita possono essere la normalità se i risultati non arrivano. Fuori dal campo non ci sono mai stati problemi, ma è chiaro che quando arrivi in una piazza che ha vissuto anni fantastici questi risultati non possono far piacere, ma ho vissuto in piazze molto più esigenti. Siamo venti nazionalità diverse in spogliatoio, c’è anche questa difficoltà, quindi molte cose vanno spiegate più volte, magari altrove una cosa la spieghi in tre minuti, qua ce ne metti magari quindici. A noi dispiace quando la gente si distacchi, in alcune partite abbiamo sbagliato tutto, in altre abbiamo invece dato tutto quindi non sempre i fischi li abbiamo capiti”.

Il rigore conquistato da Pussetto: “Con mister Velazquez doveva esserci sempre la pressione che ha portato al rigore conquistato da Pussetto, però non puoi farla sempre, perché ti esponi, ti mette in pericolo, nell’azione Poli se l’avesse passata a Dzemaili avrebbe trovato uno spazio di trenta metri, è un pressing molto rischioso che non puoi fare sempre, Nicola ce l’ha chiesto nella giusta misura. Il Bologna sapevamo che lì avrebbe giocato e rischiato qualcosa e siamo stati premiati, però non potremo prenderci sempre un rischio del genere”.

La possibilità di chiudere la carriera ad Udine: “Questo ancora non lo so, il contratto scade fra poco, intanto salviamoci, poi parleremo di cose personali”.

Il Mondiale in Russia: “È stata l’ultima esperienza con la Nazionale, l’ho vissuta più da uomo, nelle altre ero più giovane. Sono state le partite in cui mi sono veramente divertito, perché di solito in un Mondiale non mi sembrava di allenarmi bene, sprecando tante energie nervose, nell’ultimo invece mi sono goduto l’esperienza con la mente più libera”.

I tatuaggi e quello che per lui è il Kosovo: “Quello sul polpaccio è il ponte dove è iniziata la guerra in Kosovo, c’è il ponte vecchio e il ponte nuovo, con la bandiera che avevamo prima della guerra, è un po’ ciò che mi rappresenta, partendo da lì non avrei mai pensato di arrivare a dove sono ora, mi fa sempre pensare, è stata la mia forza, ho avuto tanti infortunii in carriera e ho pensato più volte di smettere, ma ho sempre trovato la forza per ripartire, cercando di gestire i miei problemi fisici e ci sto riuscendo grazie alle persone intorno a me. Sono andato via dal Kosovo quando avevo 5 anni, sono i miei genitori che hanno sofferto di più, ma questa esperienza mi ha dato la mentalità, cercando di valorizzare sempre ciò che stavo facendo e con la voglia di andare sempre avanti”.

Il ruolo di capitano: “Per me è sempre interessante entrare nello spogliatoio dell’Udinese, perché ci sono tante mentalità diverse e ad ogni situazione c’è un gruppo che reagisce in un modo, uno in un altro, questo mi permette di crescere a mia volta, perché riesco a vedere un pochettino oltre le cose e non sono così istintivo anche solo nell’arrabbiarmi quando uno non capisce un concetto che dovrebbe capire, mi sento utile, anche quando non gioco, perché i ragazzi vengono a chiedermi a cose a me su situazioni in campo, anche quando non ci sono come col Bologna”.

Come si posiziona l'Udinese nel panorama italiano? “A livello di strutture l’Udinese è sopra ad alcuni top club in Italia, non manca niente e penso che si faccia veramente di tutto per il bene di questa squadra, non so se qualcuno ha visto l’interno dello spogliatoio o quante persone lavorano per questa squadra, è veramente incredibile per una società di una città non molto grande, ma rappresenta l’amore che il presidente ha per questa squadra. Bisogna avere la pazienza di aspettare i De Paul, i Pussetto, questa è la dimensione dell’Udinese, una società ultra organizzata, ha uno stadio fantastico, chiaro che noi dobbiamo ripagare al meglio tutto questo e stiamo cercando un po’ alla volta di costruire qualcosa”.

L'arrivo di Sandro: “Avevamo bisogno di un giocatore come Sandro, per la sua caratura internazionale, nello spogliatoio, al di là della sua intelligenza tattica, spesso arriva sulla palla non col fisico, ma grazie alla sua lettura, contro il Bologna ha recuperato 4 palloni in 15 minuti solo leggendo bene l’azione, non con la forza. Secondo me poi ha grande personalità, fa partire bene il gioco, in maniera semplice, non vedo l’ora di giocar con lui, anche condividiamo un po’ di problemi fisici, ma secondo me è stato un ottimo acquisto”.

Post carriera: “Sicuramente lavorerò nel calcio, ma vorrei prendermi qualche responsabilità, sto iniziando a farmi qualche idea, non credo farei l’allenatore, perché bisogna mettersi in testa di fare la stessa vita di nuovo”.

Ruolo preferito: “Dipende dalla mentalità dell’allenatore, se faccio il play ovviamente ci sarà un gioco più di rottura, facendo partire il gioco in modo semplice, mi piace però interscambiarmi”.