La rivincita di Nicholas

22.10.2019 08:06 di Franco Canciani   Vedi letture
© foto di Federico De Luca
La rivincita di Nicholas

4 novembre 2018. All’ultimo respiro, ben oltre il novantesimo, l’Udinese perde palla sulla propria trequarti e permette al Milan di realizzare la rete decisiva dopo una gara non mal giocata dalla compagine di Velàzquez.

Poteva essere una di quelle ‘sliding doors’ esiziali; tipo Maicosuel (fatte ovvie debite proporzioni), tipo Armero (idem). Invece no.

La scorsa estate il nome del responsabile di quella sciagurata palla persa era stato accostato a diverse formazioni francesi, poi alla fine è rimasto. Fra lo scetticismo di tanti, forse di tutti, certamente mio.

Invece Nicholas Opoku, 21enne ghanese di Kumasi, sta stupendo i più con prestazioni al limite della perfezione. Al ragazzo sembra aver giovato la lezione-Tudor, fatta di tanta concretezza e di solidità granitica nel reparto dove Opoku, sempre più spesso, parte titolare.

Delle sue doti fisiche (190 centimetri per 90 chili) nessuno ha mai dubitato, della sua autostima (la suddetta palla persa su Romagnoli viene da un dribbling tentato con la sua squadra in uscita) nemmeno; oggi Nicholas sta mostrando anche capacità tecniche miglioratissime. Nell’esordio in Coppa Italia contro l’Alto Adige, subìto il pari degli ospiti, Tudor lo ha schierato addirittura da ala destra: è proprio lui a fornire l’assist per la rete del 2-1 di Rolando Mandragora. E domenica scorsa, contro il Torino, dopo un’oretta sigaretta-in-bocca da terzo destro di difesa, non appena Hidde ter Avest ha finito la benzina (complice l’assenza di Stryger) Luca Gotti (e Igor Tudor dalla tribuna, ovviamente) gli ha chiesto di agire al posto dell’olandese, inserendo Becao al suo posto a fianco di Ekong e Samir. Personalmente avevo pensato il duello contro Ansaldi potesse metterlo in qualche modo in ambasce: invece no. l’argentino si incaponisce, si innervosisce e la ‘legacy’ brasiliano-ghanese soffre nulla. Alla prima azione il numero 15 dei granata sbatte contro Opoku e capisce che non sarebbe stata giornata.

Sorpresa? In parte sì. Opoku oggi ha dimostrato che lavoro (e fiducia di compagni e mister) possono riaprire le porte che si sono chiuse davanti al naso; che questo tipo di treno metaforico si può fermare anche con le mani, se lo si fa con convinzione e dedizione. Guai per l’africano a sentirsi arrivato, a nutrirsi troppo dell’autostima (anche contro il Torino è partito palla-al-piede verso la metà campo avversaria, guadagnando fallo e non perdendo la sfera, stavolta) e ad uscire dalla sintonia con il resto della squadra. Il suo recupero, mentale più che fisico, è però testimonianza di una squadra che, finalmente dopo cinque anni, sta nascendo.

La rivincita di Opoku. Su chi, come me, non ci credeva.