La meritocrazia

19.02.2019 16:45 di Davide Marchiol   Vedi letture
La meritocrazia

La vittoria contro il Chievo ha ridato un po' di serenità alla classifica dell'Udinese, ma solo a quella. La prestazione è infatti stata molto brutta. È vero che partite così importanti spesso sono difficili da giocare per il peso dei punti, ma l'assenza di gioco parziale vista nelle scorse partite è diventata totale contro gli scaligeri che sono ultimi, ma hanno dimostrato trame di gioco molto più interessanti dei bianconeri, che, rigore a parte, hanno fatto venire i brividi all'avversario sono con un paio di tiri dalla distanza. Si possono fare tanti discorsi, ma, a livello teorico, tante brutte prestazioni per un giocatore significano panchina e una orribile dovrebbe significare passaggio da titolare ad alternativa. Per qualche motivo però in quel di Udine non è così ed è una delle note dolenti che stanno causando malcontento. Nell'undici base ci sono almeno tre elementi che sono sempre, sempre, sempre in campo dal primo minuto senza però aver in questi sei mesi portato quasi nulla a livello di risultati.

Sono tre anni che Fofana veste i nostri colori e del centrocampista visto nei primi mesi dell'era Delneri è rimasta solo l'ombra. Settimane ad alto livello, l'infortunio contro la Juventus e poi un calo ponderale. Della mezzala dinamica, potente fisicamente e dotata di un gran tiro dalla distanza sono rimasti solo i difetti. La quantità persa di palloni a ogni partita è industriale, in fase di stop della sfera spesso sembra essere in difficoltà, cosa incomprensibile per un giocatore di Serie A e spesso porta palla perdendola, senza passarla e riuscendo nei dribbiling una volta su cinque. Prestazioni negative in serie non sono bastate per togliergli i gradi da titolare. Se è vero che gli infortunii di Badu e Barak fanno sì che le alternative siano nulle (e qui è contestabile la scelta sul mercato di non prendere una sua alternativa) con il solo Ingelsson a disposizione, non si capisce perchè giocare con tre centrocampisti centrali quando su tre due forniscono prestazioni insufficienti quasi ogni domenica.

Anche Mandragora infatti non se la passa bene. Passato come il grande colpo dell'estate, costituisce la metà dell'investimento da 52 milioni di cui spesso si parla, ma il valore di mercato per ora non è giustificato dalle prestazioni. Rolando spesso in campo quasi non lo si nota. Spesso si fa prendere dal nervosismo, commettendo falli al limite del rosso, dava poca sostanza da mezzala e ne dà ancora meno da play. Non ha la velocità per dettare i tempi, balisticamente si ricordano più le sue trasformazioni rugbistiche che i suoi tiri in porta, doveva essere il leader in mezzo, invece sembra quasi un freno a mano tirato. Behrami e Sandro non sono due veri play, ma, quando saranno fisicamente a posto, danno tanta più corsa e polmoni alla squadra, di geometrie per ora non ce n'è bisogno, visto che anche con Mandragora in campo non se ne vedono e 22 punti comunque sono in cascina.

Infine il grande ricercato. Diciamolo fuori dai denti, fa male sentire urlare lo speaker "il capitano!" quando chiama Lasagna, specie pensando a chi c'era in precedenza. Senza scomodare il sacro 10, ma gente come Pinzi, Bertotto, Felipe o Domizzi che hanno indossato la fascia non sembrano essere esempi per Kevin, che invece si comporta proprio all'opposto. Lento, molle, senza cattiveria, senza quella voglia di incidere e di trascinare la squadra fuori dalle sabbie mobili che si chiede a un capitano. Il numero di gol a referto rispetto all'annata passata è calato pesantemente ma non sarebbe neanche un problema se ci fosse il famoso coltello fra i denti. Vedere Okaka, Nuytinck e Teodorczyk che in campo lottano, fanno a sportellate e sputano tutto quello che hanno pur di fare punti e confrontarlo con lo stile di gioco di KL15 è autolesionismo. Com'è possibile che lui sia in campo e un giocatore con le qualità di Pussetto venga lasciato in panchina? Un'altra delle scelte che fanno infuriare i tifosi. "Può essere che eravamo un pò contratti dall'ansia", un capitano che parla così si commenta da solo.

La rosa non sarà stellare, ma poi se in campo vengono mandati pure quelli che, a livello di prestazioni (ovviamente come persone non le conosciamo, precisiamolo), non sembrano dare giuste garanzie, non si può anche pretendere che il pubblico supporti le scelte fatte.