L'incredibile sconfitta di ieri della Roma contro il Bayern Monaco ha, ancora una volta, evidenziato il divario che c'è tra le big del calcio italiano e le big d'Europa. Una sconfitta che riporta a galla i tanti giudizi negativi che negli ultimi anni hanno caratterizzato la nostra Serie A e, in generale, il calcio italiano. Ai microfoni di MilanNews24, l'agente Fifa Gianfranco Cicchetti ha definito il calcio italiano come un malato grave e, tra gli esempi da cui ripartire ha inserito l'Udinese, regina dello scouting. “La Serie A, purtroppo, è una competizione di quarta fascia: attualmente il campionato inglese è una, due spanne sopra gli altri e anche laFrancia si sta avvicinando pericolosamente grazie anche all’apporto di Psg e Monaco mentre Portogallo e Belgio, fortunatamente, sono ancora lontani. In questo momento il calcio italiano è un malato terminale su cui vige un accanimento terapeutico. In Italia siamo destinati a dimenticarci la competitività con i Top Club europei per ancora molto tempo.

Rispetto aGermania, Spagna e Inghilterra siamo dietro anni luce e purtroppo, il nostro, è un problema di mentalità, un fattore troppo difficile da modificare. Bisognerebbe ripartire iniziando a concepire le società di calcio come vere e proprie aziende: per migliorare non basta la programmazione ed investimenti economici ma ben vengano gli investitori stranieri, i primi portatori di una mentalità aziendale. Le riforme da attuare? Punto primo, bisognerebbe ridurre le rose a 25 calciatori ed obbligare le squadre ad utilizzare 8 calciatori provenienti dal vivaio di cui 4 di nazionalità italiana; il secondo punto dovrebbe essere quello di cancellare il Campionato Primavera e creare un torneo Under 18  ed un campionato riserve. In Germania, nonostante non ci sia alcun limite all’acquisto di stranieri, sono molto più avanti di noi perché lì, sin dal 2006, le squadre sono obbligate a creare un’accademia giovanile all’avanguardia. Per contraltare noi, nonostante i limiti imposti per l’acquisizione di giocatori dall’estero, abbiamo partite come Inter-Napoli con solo due italiani in campo. Sinceramente credo che della metà dei giocatori stranieri presenti se ne potesse fare volentieri a meno. Tre esempi italiani da cui ripartire? Empoli per il vivaio, Udinese per lo scouting e la Juventus per la programmazione. Anche la Roma sta lavorando bene in questo senso mentre le due milanesi ed il Napolimancano completamente all’appello”.

Sezione: Notizie / Data: Mer 22 ottobre 2014 alle 17:00
Autore: Francesco Digilio / Twitter: @FDigilio
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