Partiamo però dall’inizio. Per chi non lo conoscesse, Martin Jorgensen arrivò a Udine nel 1997, nell’Udinese di Zaccheroni, che all’epoca stava diventando una delle provinciali più ambiziose della Serie A. Rimase a Udine per sette anni, collezionando anche presenze nelle coppe europee, poi nel 2004 si trasferì alla Fiorentina, che allora aveva appena ritrovato la Serie A. La sua carriera poi si chiuse in Danimarca; infatti tornò nell’AGF nel 2010 e si ritirò nel 2014.

L’intervista a Martin Jorgensen "Quando sono andato via dall'Udinese non volevo andare via in comproprietà, ma volevo anche andare via"

L'intervista si apre parlando con Martin Jorgensen dell'acquisto in comproprietà di Udinese e Fiorentina, dal quale deriva il falso mito del suo acquisto a 500 euro. "Quando sono andato via dall'Udinese non volevo andare via in comproprietà, ma volevo anche andare via. La Fiorentina in quel periodo era neopromossa e aveva bisogno di acquistare tanti giocatori. Mi hanno spiegato: se vuoi venire a Firenze dobbiamo fare così. Poi io ero convinto che dopo un anno era una cosa facile a mettersi d'accordo con il prezzo della seconda metà. Però poi le cose sono andate un po' storte perché a Firenze abbiamo avuto difficoltà a salvarci, è cambiato il direttore sportivo, mentre l'Udinese si era qualificata per la Champions League. A quel punto l'Udinese mi ha chiesto se volevo tornare a Udine a giocare in Champions League, ma io non volevo, per me sarebbe stata una sconfitta. Alla fine ho detto: va bene, torno ma con il contratto della Fiorentina, sapendo che all'Udinese sicuramente non sarebbe andata bene. Alla fine l'Udinese ha messo zero euro - perché me lo avevano anche promesso - e la Fiorentina ha messo 500 euro per la seconda parte. Per me però è stata più una scommessa che una sconfitta. Io ero sicuro di quello che avevo fatto vedere nel primo anno a Firenze. Era stato un anno difficile, anche con la squadra e la società, ma ero convinto di poter fare molto meglio. E infatti, dopo il primo anno di Prandelli, è andato tutto abbastanza bene, fino all'ultimo".

Al contrario di quello che si può pensare però, secondo Jorgensen nulla si era rotto nell'ambiente bianconero di allora. "Dopo 7 anni avevo bisogno di altri stimoli. C'erano state altre possibilità negli anni precedenti e alla fine nel 2004 avevo quasi 29 anni, dovevo provare qualcos'altro ed era anche il momento".

Il danese parla poi del rapporto speciale che si era creato con i tifosi della Fiorentina, dicendo secondo lui a che cosa fosse dovuto e che differenze ha trovato rispetto ai supporters friulani. "L'amore per la società, l'attaccamento alla squadra, alla maglia. Se lo paragoni alla Danimarca… il calcio qui è il 10% di quello che è in Italia. E, senza offendere nessuno a Udine, l’Udinese rispetto alla Fiorentina è a metà - come tifoseria, come importanza per la gente. Sentire quella passione che c’è a Firenze per il calcio, per la squadra, per i giocatori: tutto questo mi ha fatto capire che se volevo avere degli anni buoni a Firenze dovevo calarmi in quella mentalità. Lavorare, correre. Ovviamente si sbaglia, ma si può sempre riprovare: i fiorentini alla fine vogliono vedere qualcuno che ama la città, la società e la maglia".

Poi si concentra anche su un altro aspetto che ha caratterizzato particolarmente la sua carriera, ovvero mettere le radici in un luogo ben preciso, spiegando cos'era importante trovare secondo lui in una società. "Per me è sempre stata importante anche la gente all’interno della società. Il magazziniere, l'autista, quello che lavora in ufficio. Per sentirmi bene, a casa, ho bisogno di stare tranquillo e quello è più facile dopo un po' di tempo. Quelli che cambiano squadra ogni anno non so come fanno".

Sezione: Gli ex / Data: Gio 08 ottobre 2026 alle 11:49
Daniele Sclaunich
vedi letture
Daniele Sclaunich
autore
Classe 2007, non ho visto i Mondiali vinti dall'Italia, ma posso fregiarmi del fatto che ho la stessa età di Lamine Yamal. Lo sport è sempre stata una mia passione e in questi ultimi anni ho l'ambizione di provare a trasformarlo nel mio lavoro. Originario di Villesse, mi alterno tra i campi e la scrivania per scrivere.