Un consiglio a società e settore tecnico

09.02.2019 15:30 di Giacomo Treppo  articolo letto 3729 volte
Un consiglio a società e settore tecnico

E' passata la settimana post Fiorentina, post silenzio, post protesta civile che più civile non si può. Se c'è un popolo che ha dell'anglosassone in Italia, quello è il popolo friulano. C'è chi avrebbe voluto contestazioni più decise, per me è stata perfetta così com'è stata.

Scrivo che è sabato mattina. In settimana non ho scritto nessun editoriale, nemmeno dopo le parole fuori posto di Pradé e di Collavino. Non ho scritto, più per carità cristiana che per altro. Penso che se l'AUC e la Curva Nord vorranno continuare nella loro silenziosa protesta faranno solo bene e troveranno una voce favorevole in me, unico editorialista, giornalaio certo, umile tifoso da lontano dell'Udinese che condivide e loda. Quest'anno, già prima, ho rinunciato ad andare allo stadio (ed entrerei gratis grazie all'Ufficio Stampa dell'Udinese che invece posso solo lodare per la pazienza). Lo ho fatto per singola, forse inutile protesta. Lascio la tribuna stampa a chi difende la società ad oltranza, ai giornalisti veri che quest'estate lodavano la rosa quando io scrivevo editoriali super criticati sui problemi evidenti che la squadra avrebbe incontrato lungo il cammino del campionato.

Cosa sta succedendo all'Udinese? Semplicemente i nodi vengono al pettine. Gino Pozzo ci usa come garbage can del Watford, in società manca un capo e il DT non ha capito dove è finito e obbedisce agli ordini dall'alto, immagino, lo spero, altrimenti non trovo giustificazione alle esternazioni.

Se non ricordo male già l'anno scorso avevo scritto qualcosa a riguardo. L'Udinese doveva essere abbandonata da Gino Pozzo: una delle due “sorelle” della famiglia Pozzo doveva staccarsi dall'altra e rigenerarsi con la nascita di un'altra “testa”. Serviva un uomo forte, un manico, che può essere Pradé, di sicuro, ma non a queste condizioni.

Per formazione professionale ho l'abitudine a ragionare secondo canoni imprenditoriali più che fantasiosi o mitilogici. Hai varie società in scala di prestazioni: è normale che chi non rende nella prima vada alla seconda. Che Gino Pozzo mandi qua i fuori rosa o gli esclusi del Watford è normalissimo. Ciò che non è normale è il continuare a “non fare mercato”. Perché l'Udinese non fa mercato ormai da anni. Il nostro centrocampo ne è la più evidente riprova. Non abbiamo nessuno che sappia fare interdizione ed abbia piedi decenti, visione di gioco. Ci manca un regista ed in giro c'erano giocatori come Viola, Barberis, Viviani, Schiattarella...

Gli acquisti di De Maio e Sandro non possono rendere felice la tifoseria. Come si fa a comprare un giocatore infortunato per migliorare una squadra che ha davanti solo tre mesi e mezzo di campionato? Tempo che Sandro si riprenda ed entri nei meccanismi della squadra il campionato sarà alla fine. Come può un allenatore provare a cambiare modulo se non gli prendi giocatori adatti? Ho sentito Nicola dire che voleva un difensore per giocare a quattro dietro. Per me il problema è giocare a tre nel mezzo. Non abbiamo il passo e capacità tattica: tanto più se Behrami si infortuna. Era tanto difficile capire che andava comprato qualcuno pronto, esperto e di carattere che potesse sostituire lo svizzero?

Ormai il patatrac è fatto. Posso solo dare un consiglio alla società: ascoltate il capitano, Behrami. E' lui l'unico che ha detto parole intelligenti dopo la partita. Nella gerarchia economica comanda Gino Pozzo, in quella tecnica dovrebbero comandare Pradé e Nicola, in quella dei valori è la tifoseria che è giudice. Se la tifoseria critica, protesta e rimane in silenzio, chiedetevi il perché. Fatevi un esame di coscienza, la vanità lasciamola ai programmi televisivi pomeridiani fra tronisti & vallette.

Ma specialmente, smettetela di raccontare falsità. Dite semplicemente la verità: l'Udinese è al numero due nella galassia Pozzo, qua arrivano giocatori che là non hanno lasciato il segno e magari saranno liete sorprese (penso ad Okaka) e il nostro obiettivo è diventato davvero la salvezza, non come prima che si parlava di quaranta punti per scaramanzia. La rosa di più non vale, perché è stata costruita male. La situazione è questa, il mercato è stato sbagliato e dobbiamo salvarci. Punto. Vi apprezzeranno di più.

Poi, a fine anno, sarebbe bello se qualcuno si dimettesse. Facile fare i punti e il calcio spettacolo quando l'attenzione della proprietà è tutta qua. C'è chi ha vissuto di luce riflessa della famiglia Pozzo per troppi anni...

A Nicola e i suo staff invece, e quindi comprendo anche Pradé, do un altro consiglio: usateci. Usate le critiche di chi scrive e le proteste di chi tifa come metro del vostro lavoro. Non sto dicendo che la formazione e la disposizione va fatta come vogliono i tifosi o il sottoscritto, ci mancherebbe, ma il risultato possiamo giudicarlo. Sganciate la squadra dalle dinamiche (o dal nulla organizzativo) sociali. Smettete di parlare di programmi e progetti, che non esistono più. Nei momenti di crisi il gruppo va ristretto, vanno date regole nuove e va fatta selezione. Create un piccolo muro intorno a voi dato dalle critiche e dall'umore del tifo. Lavorate, sudate, e raccogliete il massimo di quello che potete, senza sopravvalutarvi o cercare di abbellire la verità. Pare strano eppure è così: gli stiamo dando una mano a formare un gruppo in un ambiente che soffre di troppa poca pressione, ma qua nessuno se ne accorge. Basta metterci la testa, il pensiero e la voglia. Come contro la Fiorentina. E se il pubblico dissente, ha ragione lui, bisogna fare ancora di più, correre di più, lavorare di più.

L'unica cosa che bisogna fare meno, è parlare. Non è normale che la società questa settimana abbia espresso più giudizi di un editorialista, seppur misero e ignorante come me. Ognuno ha il suo ruolo. Avanti!