Sembra ormai concluso il matrimonio tra Panagiotis Kone e l'Udinese. Una storia non particolarmente fortunata, nata nell'estate 2014 con grandi aspettative. In quel momento il greco era considerato una delle pedine di mercato più interessanti, in virtù di tre stagioni di ottimo livello a Bologna e di un'età che lasciava presagire un salto di qualità facile ed immediato. A tre anni di distanza, siamo a commentare una realtà decisamente opposta. Il centrocampista classe 1987 non è mai riuscito a lasciare veramente il segno ad Udine. Poche le perle e scarso il minutaggio.

Certamente Panagiotis non si è mai integrato totalmente nel progetto bianconero. Non ha mai convinto i diversi allenatori che si sono succeduti sulla panchina friulana e questo vorrà pur dire qualcosa. Probabilmente, ha influito il modo di giocare dell'ellenico, più trascinatore che ingranaggio di una macchina ben impostata. 

Va anche sottolineato come Kone sia stato particolarmente vessato da infortuni muscolari di vario genere. Nella primavera del 2014, uno strappo lo ha limitato fortemente. Ha cercato di recuperare per prendere parte ai Mondiali in Brasile, ma il sovraccarico di lavoro imposto gli è stato fatale nei mesi successivi e, forse, lo ha condizionato in seguito.

Restano solamente tanti rimpianti per quel che poteva essere e non è stato, specialmente ripensando agli sprazzi di classe ed ai lampi mostrati. Panagiotis poteva veramente rappresentare un tassello importante per l'Udinese del futuro. Forse, sarebbe diventato uno dei talenti più interessanti della formazione. Così non è stato.

Sezione: Focus / Data: Gio 13 luglio 2017 alle 18:00
Autore: Federico Mariani
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