Pradè: "Preoccupati come i tifosi, ma tutta la famiglia Pozzo lavora per il bene dell'Udinese, tutta. Se non ci aiutiamo non ne usciamo"

05.02.2019 13:27 di Davide Marchiol   Vedi letture
Pradè: "Preoccupati come i tifosi, ma tutta la famiglia Pozzo lavora per il bene dell'Udinese, tutta. Se non ci aiutiamo non ne usciamo"

Il direttore tecnico Daniele Pradè è intervenuto ai microfoni di Udinews TV per parlare della contestazione di domenica e per parlare del "progetto" contestato dai tifosi.

La contestazione: "Non l'abbiamo presa bene, dopo la partita ci siamo visti, l'abbiamo metabolizzata e nella notte analizzata. È giusto che il pubblico critichi e abbia un atteggiamento non felice per i risultati, ma alla fine dalla partita ci doveva essere un cambiamento, abbiamo giocato dando al 300% contro una squadra forte, abbiamo preso gol per una prodezza singola contro la squadra più in forma del campionato. Mi dispiace fortemente, dobbiamo sostenerci a vicenda, il calciatore lo sente se non ha la fiducia del pubblico".

Il coro "Il progetto dov'è" ha colpito: "Nel calcio la parola progetto non esiste, c'è un programma, il concetto sono 52 milioni di investimenti, il concetto è dirigenti che lavorano 24 ore su 24, il concetto è un allenatore che dà tutto e calciatori professionisti che lavorano al 100%. Poi ovviamente talvolta le cose non vanno, ci sono stati episodi negativi e infortunii che hanno pesato, Barak, Teodorczyk e Badu non li abbiamo mai avuti, Samir si è fatto male. La programmazione però è questa. Come si può dire che non c'è programmazione? Abbiamo fatto tantissimi cambiamenti, stiamo diventando adesso squadra, abbiamo giocato contro squadre molto più organizzate, la Sampdoria è tre anni che lavora con Giampaolo, la Fiorentina tre anni con Pioli, queste sono le situazioni, noi diventeremo una buonissima squadra, che darà del filo da torcere a tanti".

Pradè poi spiega il suo ruolo, il lavoro di Gino Pozzo e di tutta la società: "Sono venuto all'Udinese con un contratto già fatto con la Sampdoria. ho scelto l'Udinese per quello che è la famiglia Pozzo e quello che è Gino Pozzo. Sono qua per essere il manager di questa società, Gino Pozzo come tutta la famiglia è coinvolto al 100% a livello manageriale ed emozionale, danno tutto. Una famiglia a cui non piace apparire, anche quando si andava in Europa Gino non appariva, anche al Watford non si fa vedere. Ha scelto me per fare questo e quando c'è la contestazione a Gino Pozzo c'è anche la contestazione a Daniele Pradè, quest'anno sono 24 anni consecutivi che l'Udinese è nella massima serie, nei 20 anni è successo un cataclisma nel calcio, sono fallite società come Fiorentina, Parma, Bari, ma anche qua in zona, sono fallite Venezia, Treviso, Mestre. Noi siamo una società solida. Una società che fa della programmazione aziendale un'eccellenza, siamo visti come una società modello per tutto. Com'è possibile che non ci sia reciprocità? - chiede il direttore un po' piccato - Questo dovrebbe essere il nostro orgoglio, la nostra identità. Se non partiamo da questo dove si va a finire? Non possiamo vincere tutte le partite con Milan, Inter... queste sfide non le vincono neanche le altre squadre. Noi stiamo facendo un lavoro che piano piano ci porterà dei frutti. A gennaio abbiamo rinunciato a tanti soldi. Di più non si può fare. La famiglia Pozzo e i suoi manager stanno 24 ore su 24 al lavoro per il bene dell'Udinese. La parte dirigenziale è composta sotto l'aspetto aziendale da Franco Collavino, che è il direttore generale, io mi occupo dell'area tecnica e me ne assumo le responsabilità, delle cose che vanno e non vanno. Entrambi non dormiamo la notte per questo, come la famiglia Pozzo. Questa è la situazione. Noi vogliamo coesione coi nostri tifosi, se non l'abbiamo non arrivano i risultati, diventa difficile, i ragazzi però non lo meritano".

La preoccupazione per la classifica: "Nessuno di noi si aspettava questi risultati, dopo il ritiro e le prime partite io pensavo fossimo una squadra per l'Europa, dopo la sconfitta della Lazio. Poi le cose non sono andate, ma non potevo aspettarmi di essere senza Barak, senza Samir, senza Teodorczyk, senza Badu. Abbiamo fatto un mercato di gennaio importante, sono arrivati cinque calciatori, chi ha fatto un mercato come noi? Il Milan che ha speso 70 milioni per prendere Paquetà e Piatek? La Frioentina con Muriel? Nessuno ha fatto un mercato migliore del nostro cercando di riparare a quanto successo prima. Le stagioni nascono anche in maniera particolare, se non ci si aiuta ora diventa tutto più complicato".

"Sono amareggiato e deluso come i tifosi, ma se non se ne esce insieme non se ne esce".