Il 3-5-2 di Nicola, unica alternativa possibile?

22.02.2019 16:59 di Francesco Paissan   Vedi letture
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
Il 3-5-2 di Nicola, unica alternativa possibile?

Il 24 novembre appena passato Davide Nicola fece il suo primo ingresso ufficiale sul campo dello stadio Friuli. Subentrato a Velàzquez dopo la sconfitta del Castellani contro l’Empoli, Nicola ereditò fin da subito la difesa a tre, non cedendo praticamente mai alla tentazione di una sua modifica strutturale. In realtà questo discorso è estendibile all’intero modulo proposto all’interno della sua nuova gestione. Davanti alla difesa a tre, nella quale due componenti certi sono Ekong e Nuytinck, viene schierato un centrocampo a cinque, con i due giocatori più esterni sempre pronti a ripiegare sulla linea più arretrata in fase difensiva, e con Nicola innanzitutto ci si deve difendere. Restano due attaccanti da schierare, tra i quali l’allenatore può scegliere il fit migliore in relazione al tipo di difesa incontrata. Il 3-5-2 di Nicola quindi, una struttura che dovrebbe favorire la fase difensiva generando una linea arretrata a cinque uomini e che dovrebbe essere pronta a sfruttare ogni possibile ripartenza procurata.

In sintesi, questo è quanto richiesto ai bianconeri durante la nuova gestione, ereditando come già accennato quanto lasciato da Velàzquez, la cui idea di gioco dava maggiore enfasi alla costruzione del gioco ma che, giornata dopo giornata, costrinse il tecnico spagnolo a prendere atto delle difficoltà tecniche della squadra che la portavano a schiacciarsi sempre di più verso la propria porta. Velàzquez iniziò il suo percorso affidandosi a una difesa e un centrocampo a 4, proponendo talvolta due riferimenti offensivi, talvolta un mediano e una punta.

Ci si può chiedere quali alternative potrebbe avere l’Udinese di oggi? Ovviamente si può immaginare una disposizione diversa per questa squadra, pur sapendo che l’unica persona a conoscere realmente condizioni e caratteristiche dei giocatori dovrebbe essere Davide Nicola. Si è parlato di 4-3-3 di recente, un modulo che dovrebbe mettere in luce le caratteristiche del tridente offensivo, quale potrebbe comporsi con Okaka al centro e ai fianchi due tra De Paul, Pussetto e Lasagna. La fisicità di Okaka sommata alla dinamicità dei due giocatori intorno a lui potrebbe dare qualche grattacapo in più alle altre difese della Serie A. Il centrocampo sarebbe costituito da Fofana, Behrami e Mandragora, con lo svizzero che occuperebbe una posizione più arretrata in copertura. Centrali di difesa Ekong-Nuytinck e terzini da una parte Larsen o Ter Avest, dall’altra Zeegelaar. Rimarrebbe fuori D’Alessandro, tra l’altro infortunato al momento, anche se la sua duttilità lo porterebbe a ritagliarsi comunque un ruolo in campo, magari proprio nel tridente avanzato. Il 3-4-3 è anche una suggestione apparsa di recente, con un centrocampo nel quale rientrerebbe D’Alessandro e una difesa a tre a ricalcare quella attuale. Invariato rimarrebbe l’attacco, forse il punto nevralgico di questa discussione.

È chiaro che quanto è stato detto fin qui ha valore di pura speculazione e ci mancherebbe altro. Davide Nicola ha dimostrato più volte il suo grande valore come allenatore, con particolare riferimento alla prima stagione alla guida del Crotone. Quell’anno però ereditò pure un modulo con difesa a tre, era il 3-4-3 di Juric, in panchina nell’anno della promozione. Nicola si accorse di non poter giocare con quello schieramento in una Serie A pronta a evidenziare ogni carenza strutturale di quella squadra così passò a un 4-4-2 col quale operò una salvezza ormai insperata. Le circostanze di questa Udinese non sono certo così tragiche come potevano esserlo quelle del Crotone di due anni fa. Tragica, casomai, sembra essere la mancanza di idee intorno alla squadra ma di questo Davide Nicola non può avere tutte le colpe.