GSA respinta a Roseto

25.02.2019 13:38 di Franco Canciani  articolo letto 293 volte
GSA respinta a Roseto

Poco da dire: la ‘Stella Azzurra’ Roseto vince, e con merito.

Non uso questa crasi per deridere gli avversari: tutt’altro. Vero è che la Cimorosi, in fase realizzativa, ha avuto tanto (doppia cifra) dagli americani, da Akele e da Sherrod: ma quanto di buono è venuto, in termini di energia, qualità, difesa e punti anche dai ragazzini Bayehe ed Eboua!

Vorrei poi spendere un piccolo paragrafo per Germano D’Arcangeli, il Guidolin biancazzurro: contestato dall’interno per la sola colpa di avere una formazione, solida e valente, marchiata Roma e quindi visto come coach ‘invasore’, se mi permettete un’iperbole; partito malissimo (2-7), ha resistito imponendo la sua filosofia, basata sulla crescita e sull’educazione cestistica, facendo crescere un gruppo che, oggi, staziona a sei punti dalla GSA: costruita, invece, per vincere e subito.

Udine perde, e lo fa in ogni zona del campo ed in ogni fondamentale. Ha meno energia sotto le plance, dove Ciccio gioca bene ma si autoesclude per tre falli in un amen o quasi; il quarto, poi, commesso tamponando l’astuto Pierich in attacco, grida ancor più vendetta. GSA prende 31 rimbalzi contro 36, in particolare concede 11 seconde occasioni all’avversaria: troppe.

Perde perché tira con medie basse: da due, da tre ed un 50% ai liberi che non può bastare per una formazione del livello dei bianconeri. Nella prima parte Roseto difende alla morte, nella seconda però cala di molto l’energia difensiva, Udine avrebbe l’occasione di rientrare e spostare l’inerzia (-2 su un contropiede di Simpson) ma subisce nove punti di parziale a zero e la gara, sostanzialmente, finisce lì.

Perde perché l’unico vantaggio bianconero è la tripla di Cortese all’alba della gara, subito ripagata da Pierich con la stessa moneta. Perché non dà mai l’impressione di poter rientrare, anche quando l’avversaria (nella quale giocano quasi sempre gli stessi) sembra rifiatare.

Perde perché i giocatori simbolo spadellano alla grande. Powell al tiro bene o male se la cava, anche se ancora pare lontano dal Powell vero; Simpson e Cortese mettono assieme un combinato disposto di 7/16 da due e soprattutto 1/9 da tre. Poco, pochissimo: specie alla luce dei 37 punti del duo Akele/Pierich, dei quali avevamo parlato ieri ma che probabilmente oggi hanno giocato come mai nel recente passato.

Merito di Roseto? Sicuramente, ma anche demerito di chi sapeva come controbattere e non c’è riuscito. Il basket è sport galantuomo, le sue divinità meno capricciose delle colleghe calcistiche per cui non è pornografico vedere il 55 di casa scagliare una pietra da fuori, la quale colpisca il tabellone e centri il canestro per tre punti insperati. Giusto così: oggi il 37enne (e mezzo) figlio del grande Elvio diventa grandissimo a sua volta, MVP intoccabile e il rimpianto ché quei colori non siano indossati da Simone, ormai al tramonto di una bella carriera, a difesa della sua squadra natìa.

Voltare pagina? Prima riguardarsi la partita. Soprattutto come l’hanno approcciata i giocatori avversari. E farne tesoro per le prossime due settimane di lavoro.