Behrami: "Io capitano? Ne vado fiero ed orgoglioso. Ho ancora il fuoco dentro"

02.09.2018 09:28 di Stefano Pontoni Twitter:   articolo letto 1742 volte
Behrami: "Io capitano? Ne vado fiero ed orgoglioso. Ho ancora il fuoco dentro"

Valon Behrami, il capitano dell'Udinese, si è raccontato in una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport"Dopo la chiusura del mercato, quando si è deciso che sarei rimasto, Velazquez mi ha chiamato e mi ha comunicato la decisione di darmi la fascia di capitano. Ne vado fiero e orgoglioso perché l’autorità l’ho sempre avuta in spogliatoio. Ma questo è un bel riconoscimento. Quando non giocherò io ci saranno Lasagna o De Paul. Finché il ginocchio sinistro regge io ci sono. Tutto dipende da lui. Poi le motivazioni le ho e penso che la Serie A sia il top.

L'Udinese è stato il mio ritorno in Italia dopo il West Ham. Firenze e Napoli, i migliori anni. La nuova Udinese? C’è uno spirito positivo in uno spogliatoio con tante culture, buone individualità: Lasagna, Machis, Mandragora. De Paul sta facendo il salto di qualità. Il tecnico si confronta con noi. E io ho ancora il fuoco dentro.

Firenze? Ha rappresentato il mio rinascimento. Nel 2009 mi ero rotto il crociato e quell’infortunio continua a crearmi fastidio. A Firenze, città fantastica e a misura d’uomo, mi sono rilanciato e ho conquistato il Napoli. 

Addio alla Nazionale? Dopo 13 anni. Mi sento svizzero anche se in casa continuiamo a parlare albanese. Siamo venuti via dal Kosovo che io avevo quattro anni. Papà aveva un buon lavoro, da responsabile di un’azienda di materiali plastici. Arrivammo a Bellinzona da rifugiati, ci diedero il buono della Caritas, e il cibo non ci piaceva. Tenevamo il legame col nostro paese ascoltando le musicassette. Papà ha trovato un lavoro come operaio, mamma ha fatto le pulizie. Poi io sono diventato calciatore, ho guadagnato e li ho fatti smettere di lavorare. E ancora mi seguono. Siamo molto legati, sono venuti anche all’ultimo Mondiale. Che penso sia stata una bella avventura, mentre in Svizzera veniamo spesso criticati. Il 7 agosto Petkovic con una telefonata di 30 secondi mi ha detto che non avrei più fatto parte della Nazionale. “Poi vediamo”, ha aggiunto. Ma ora sono io che dico che chiudo. Perché non può finire in questo modo dopo 13 anni. Non c’è stato nessun malinteso come è stato fatto intendere. È andata così. Ognuno ha la sua classe".Ora testa all'Udinese: oggi il ritorno a Firenze".