Carlo Libri e il suo design in bianconero, fra Hs e Juve: "Le maglie da calcio sono sempre più un articolo di moda"

24.11.2017 18:00 di Arianna Forabosco   Vedi letture
Carlo Libri e il suo design in bianconero, fra Hs e Juve: "Le maglie da calcio sono sempre più un articolo di moda"

 

“La creatività è contagiosa. Trasmettila.” Albert Einstein probabilmente non pensava che anche il calcio potesse racchiudere in sé il genio della creatività. Lo fa attraverso dei professionisti che stanno dietro le quinte ma regalano ai tifosi di tutto il mondo ciò a cui tengono di più: la maglietta e l’abbigliamento ufficiale della propria squadra del cuore. È il mondo dei designer calcistici. Un mondo che parla anche un po’ friulano grazie al talento di Carlo Libri. La sua storia potrebbe essere racchiusa in due parole: concept e bianconero. I concept sono le sue idee, i disegni proposti via social per le divise ufficiali e l’abbigliamento di diverse squadre da calcio. Bianconero è invece il colore che ha predominato la sua professione (e il suo cuore da tifoso), prima come designer dell’Hs football e poi come dipendente dell’ufficio grafico della Juventus.

Il sogno di coniugare le passioni per il calcio e l’abbigliamento, iniziato a Udine sui banchi del Sello e del Tomadini, è divenuto ben presto realtà dopo l’esperienza da tipografo. Ora Carlo non ha nessuna voglia di fermarsi e all’orizzonte vede solo stimoli per migliorarsi, sperimentare, imparare. Instagram è il suo “raccoglitore” preferito per esprimersi e far “parlare” le sue idee, mettendo in gioco modelli e linee originali. Su tutte la collezione FoodBall, dove il cibo va di pari passo con il calcio. “Ho creato le varie maglie delle squadre prendendo ispirazione dai colori e dalle forme dei piatti tipici locali di ognuna. Volevo richiamare la tradizione culinaria di ogni realtà” spiega Carlo. L’Udinese? Non poteva che essere rappresentata dal Frico.

Sfogliando il suo profilo Instagram non ci si fa mancare nulla. Dal calcio europeo a quello nostrano, per ogni squadra c’è una proposta di prima, seconda o terza maglia da gioco. Tutto ha avuto inizio per gioco e continua ad esserlo: “Avevo tanto materiale sportivo e lo facevo vedere agli amici. Loro mi hanno spronato a renderlo pubblico e a farlo girare fra i tifosi. Vivo questa esperienza in modo professionale, curando sempre il dettaglio. Non mi aspetto nulla, né che qualcuno venga a cercarmi, anche se fa sempre piacere.”

Fra le molteplici creazioni si nota che Carlo ha sempre un occhio di riguardo per l’Udinese, la squadra della sua città. Tante le idee proposte per il kit da gara delle divise bianconere. Fra aquile del Friuli, righe sottili e maglie spezzate c’è l’imbarazzo della scelta.

Con le sue creazioni Carlo Libri ci porta in un mondo forse sconosciuto ma sempre più “in.” “Le maglie da calcio stanno diventando un articolo di moda. Tanti sono gli interessati, tanti sono quelli che giudicano.” dice il grafico udinese.

Spiegaci qual’è il processo che porta dalle prime idee al prodotto definitivo..

“Si usa l’esperienza visiva. Si guarda trend, cosa fanno gli altri, i marchi e i prodotti. Da lì poi si trae ispirazione. Si è influenzati da quello che si vede in giro. Navigando sui social network ed internet è possibile farsi una cultura visiva grandissima e vedere le tendenze in poco tempo. Le varianti tecniche? Ci sono, si va dal tessuto alla costruzione delle cuciture nella maglia e nel pantaloncino. Ci sono tanti designer che propongono, ma poi bisogna saper arrivare al prodotto finito. Non si tratta solo mettere un’aquila su una maglietta.”

Di cosa ti occupi alla Juve?

“Mi occupo di abbigliamento lyfestile e materiale commerciale. Realizzo la grafica per le linee di abbigliamento ufficiale. Creo e seguo tutto il materiale di comunicazione e i contenuti grafici per il sito e-commerce della Juve. Gestisco anche i contenuti commerciali che riguardano il web e i social.”

Cosa ne pensi del nuovo logo della Juve? C’è anche il tuo zampino?

“No, non l’ho creato io. Esteticamente mi piace molto. È chiaro: ha uno stile attuale, minimale e totalmente innovativo. Può essere ripreso ovunque, su qualsiasi supporto, e da chiunque, anche a mano libera.”

Per un tifoso non ti sembra una rottura troppo forte con la tradizione della Juve?

“Si e no. Ci sono delle radici storiche. Non tutti sanno che la J è stato un elemento chiave. Negli anni ’40 si giocava con una maglia bianca con la J. È innegabile che sia uno stravolgimento importante rispetto al recente passato ma questo non significa che non riprenda la storia e la rispetti”.

Qual è la tendenza ora nell’abbigliamento sportivo?

“Va di moda il ritorno al passato grazie alle maglie storiche, riprodotte sia in chiave sportiva che nell’abbigliamento di giorno.”

Cosa manca all’Udinese nell’abbigliamento sportivo e cosa suggeriresti per migliorarlo?

“Non solo all’Udinese ma a tante società, che hanno iconografie forti come aquile, lupi, asini, zebre, dei veri simboli di identità. Questi spesso non sono ripresi e non traspaiono attraverso le divise, l’abbigliamento e l’immagine societaria. Manca un richiamo a questi simboli. In fondo al tifoso basta poco, ovvero far vedere agli altri il proprio logo, la propria identità. Si apre, però, un discorso più ampio. Delle maglie più ricercate potrebbero interessare ma è sempre da vedere il target di vendita.”

Una divisa che richiami l’aquila del Friuli avrebbe successo? La proporresti?

“Si, sicuramente. Il tifoso bianconero lo vorrebbe perché è orgoglioso di essere friulano ed è attaccato ai suoi simboli.

In una maglia contano gli aspetti emotivi come l’identità e i simboli?

“In Italia il concetto di maglie da calcio è sacro: la maglia non si tocca. Determinate caratteristiche sono da rispettare e guai a stravolgerle! Certe squadre estere cambiano maglia ogni anno. Il Borussia Dortmund, sempre mantenendo il giallo e il nero, un anno ha la maglia a strisce verticali, un altro spaccata. In Italia non può succedere: ogni piccolo stravolgimento viene visto male.”

Se tu fossi ancora un designer dell’Hs non cambieresti quindi la maglia a strisce dell’Udinese?

“L’Udinese è a strisce. Molti rivorrebbero la maglia di Zico ma sono casacche che hanno vissuto un paio di anni. So che dall’ambiente sarebbe ben voluta la rottura con le strisce ma in fondo le strisce sono la tradizione. Il palo centrale e la striscia diagonale rappresentano invece l’amarcord, il ricordo di anni gloriosi.”

Forse i tifosi sono stufi di un modello a strisce che varia sempre di poco..

“In realtà le strisce danno tanti spunti di lavorazione rispetto ad una maglia a tinta unita, dove si devono inventare più dettagli a livello di capo. La Lotto l’ha dimostrato. Si possono fare le strisce che vanno un po’ a curvarsi o molto sottili.  Il tifoso già storce il naso quando i pantaloncini sono bianchi come quelli della Juve anziché neri. Da una parte si è i primi bianconeri d’Italia, dall’altra ci si vuole discostare. Non si può accontentare tutti.”

Secondo te cosa manca all’Hs?

“Non ho la presunzione di dire cosa manca. Tutti gli sponsor tecnici non sono dentro la squadra e spesso, non avendo un contatto con le realtà cittadine, non conoscono le tradizioni e la storia, né l’iconografie o i simboli. Non può certo competere con i marchi più grossi. Tre brand per me oggi fuori portata: Nike, Adidas e Puma.

Qual è il brand che secondo te propone i modelli migliori?

“Un tempo Nike dal punto di vista del design e dei prodotti realizzati era fresca e innovativa. Adesso, invece, sta adottando delle politiche molto standardizzate. Di questo la gente se ne accorge, anche se porta comunque a vendere. Adidas per me ora dimostra più di ricerca nel design e nel prodotto.”

I prodotti dell’hs sono criticati per i materiali. I tifosi si lamentano per lo stemma stampato…

“Lo stemma stampato viene usato molto dai grossi brand. Le grandi squadre hanno due tipi di maglia: una per giocare e una da vendere al tifoso, con lo stemma ricamato e ricche di dettagli. Spesso se i dettagli vengono tralasciati, toppe comprese, è per venire incontro alle esigenze sportive dei giocatori.”

Ti piacerebbe passare dall’abbigliamento sportivo di tutti i giorni a creare divise da gioco?

“Qualcosa ho fatto per l’Hs, anche per l’Udinese. Alcune linee e divise delle ultime due stagioni provengono da mie idee. Ma non è un designer che fa l’azienda. Sono divise figlie di un pensiero non totalmente mio e di cui non ne vado molto fiero. Per questo preferisco vedere pubblicati i miei concept.”

Come ti sembrano le divise ufficiali dell’Udinese proposte per questa stagione?

“Graficamente parlando la nuova prima maglia è forse la divisa meglio riuscita dell’Hs. Fa un bel effetto dal campo e dalla tv vedere l’Udinese in total black.”

La Hs ha riproposto sempre dei modelli molto simili…

“È innegabile che ci siano delle similitudini. Sono scelte di brand: ci si vuole evidenziare per un specifico template tecnico. Ci sono state delle proposte riuscite e altre meno. Il problema non sta tanto nella grafica, che può piacere o meno, ma nella povertà dei dettagli dei capi e di questo la gente se ne accorge. La maglia venduta alla bancarella non sarà molto diversa da quella ufficiale.”

Argomento sponsor sulle maglie. Troppi stonano?

“Dal punto di vista estetico è inevitabile che ne perda la maglia. Si possono avere tanti sponsor ma bisogna capire come incastrarli al meglio. Gli sponsor, però, hanno una visibilità incredibile su una maglia da calcio. Di Afga color quanti si ricorderebbero se non ci fosse stata sulla maglia di Zico? I tifosi li ricollegano anche a delle vittorie importanti e si possono affezionare a quelli storici. Un esempio? La Pirelli per l’Inter.”

È difficile incastrare gli sponsor?

“In una maglia a righe si. Ci sono contrasti fra il senso estetico e dell’apparenza. Nel mondo della pubblicità vige la regola più è grande, meglio è. Questo, però, entra in conflitto con l’estetica e la pulizia del design. L’esempio è la maglia del Napoli: una toppa rossa su una maglia azzurra non è esteticamente bella però la si nota bene.”

Da designer qual è la maglia che ti è piaciuta di più dell’Udinese?

“La maglia del primo anno in Champions, quella con le righe storte. La Lotto, gaffe dell’aquila regionale a parte, è stato lo sponsor che per me ha saputo più innovare, sapendo proporre qualcosa di diverso.”

Secondo le ultime indiscrezioni il nuovo sponsor tecnico per la prossima stagione sarà la Macron. Carlo non si è fatto sfuggire nulla al caso e ha ideato un kit da gara ispirato dai lavori dell’azienda bolognese…Nuove pagine di “Libri” che aspettano solo di essere sfogliate! https://www.instagram.com/carlo_libri/