Un anno intero senza il tifo bianconero, senza la passione e l'incitamento della Curva nord, senza cori, senza striscioni né bandiere. Era il 16 febbraio 2020 quando l'Udinese ospitava al Friuli l'Hellas Verona. Di lì a poco lo scoppio della pandemia che ha bloccato l'Italia e il mondo, calcio compreso.

Nessuno, nemmeno il più pessimista, avrebbe mai pensato di stare così tanto tempo lontano dagli spalti. Noi, abitauti ad esserci sempre e comunque, freddo o caldo, pioggia o sole, in casa e spesso anche in trasferta, noi che per esserci abbiamo spesso rinunciato a tanto altro, ci siamo ritrovati senza una parte importante dalla nostra vita.

Il ritorno al proprio seggiolino è rinviato a data da destinarsi. Draghi o non Draghi prima ci sono altri problemi da risolvere. C'è da uscire da una situazione sanitaria ed economica assai delicata, c'è da far ripartire un Paese in grave difficoltà. Pensare di poter riempire di nuovo uno stadio in queste condizioni pare cosa impossibile. 

Nel frattempo il calcio continua ad andare avanti anche senza i tifosi e c'è poco da meravigliarsi. In questo ultimo anno è cambiato tutto, il balòn in generale si è reso ancora più asettico di quanto già non lo fosse prima. Uno sport da televisione, uno spettacolo da consumare freddo, apatico. Il distacco con la componente più romantica, vera, genuina di questo sport, avviato con l'arrivo delle tv e accelerato nell'ultimo decennio, è ormai completato.

Virus o meno non sembra esserci più spazio per il tifo. Da parte integrante a meri frutitori di un servizio. Si può giocare anche senza pubblico, l'abbiamo imparato durante questo anno e sarà così per un bel po' di tempo ancora. Se si parla di riapertura lo si fa parlando anche di fatturato, come se i tifosi fossero servissero soltanto a pagare il biglietto e basta.

La partita la domenica alle 3, il ritrovarsi due ore prima, l'attesa, il panino fuori dello stadio, un rito a cui eravamo gelosamente affezionati ora non c'è più. Perché lo stadio, oltre al calcio in sé, è anche questo. E' aggregazione, amicizia, condivisione di un passione e alla fine il risultato conta ma fino ad un certo punto. Il bello è lo stare assieme.

Ora il calcio è qualcosa di diverso e la passione purtroppo in molto via via va svanendo. Siamo tenuti lontani, separati, non ci sono più i rapporti umani d'un tempo. Non ci sono più i Poggi e i Calori a scambiare quattro chiacchiere dopo la partita. Sembrano passati secoli, le società, virus o non virus, hanno alzato un muro.

Il futuro? Mi auguro che presto si possa tornare a respirare l'aria dello stadio, che ci si possa ritrovare insieme a tifare, ad abbracciarci dopo un gol, a festeggiare una vittoria, a cantare. Il calcio, però, sarà comunque cambiato.

Sezione: Primo Piano / Data: Mer 17 febbraio 2021 alle 21:21
Autore: Stefano Pontoni / Twitter: @PontoniStefano
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