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Udinese, un passo indietro per ripartire

Kalidou Koulibaly (Napoli) celebrates after scoring a goal 0-3 and disappointment of Gerard Deulofeu (Udinese) during the Italian football Serie A match Udinese Calcio vs SSC Napoli on September 20, 2021 at the Friuli - Dacia Arena stadium in Udine, Italy (Photo by Ettore Griffoni/LiveMedia/NurPhoto via Getty Images)

I nostri baldi giovanotti sembravano vecchie utilitarie con le gomme sgonfie a confronto con spider, berline di lusso e persino limousine se posso permettermi di definire tali Osimhen, Insigne e Koulibaly

Ido Cibischino

Almeno correre, accidenti! Da non credere se pensiamo che il Napoli era reduce dalla battaglia europea di giovedì a Leicester mentre quelli dell'Udinese avevano avuto la comodità di una settimana per prepararsi e rifinirsi al meglio, almeno sulle palle inattive. Cosa abbiano fatto in quegli otto giorni resta da chiarire ed è bene che paron Pozzo pretenda spiegazioni. Brutta botta ragazzi, una legnata che rimette rumorosamente in discussione le convinzioni, le quasi garanzie che ci avevano dato i 7 punti nelle prime tre gare. Contro un Napoli sontuoso e spietato, l'Udinese ha sprigionato solo all'inizio qualche bollicina che ha fatto il solletico al pancino di Ospina. Il resto, un pianto, un conclamare impotenza a ogni livello, atletico, tecnico, tattico, di attenzione.

Ferma restando la diversa caratura delle due squadre (ma il Venezia, per dire, aveva fatto ben altra figura a Napoli alla prima di campionato), è evidente che errori siano stati commessi, sul campo e prima ancora nelle valutazioni tattico-strategiche. Questa batosta mi fa venire in mente quella subita nel San Valentino di un anno fa, quando l'Udinese - passata indenne sotto i tacchetti di Atalanta e Inter e aver asfaltato Spezia e Verona - s'era messa in testa di andare a sfidare a due punte (allora Llorente e Deulofeu) la Roma di Fonseca.

L'esito fu disastroso più del punteggio (3-0). E' successo lo stesso lunedì col Napoli: Gotti ha voluto andare a vedere quanto fosse

credibile la nuova Udinese, se la strada delle due punte (anziché la formula 1+1 con Pereyra a supporto e un centrocampo più corposo) fosse al momento percorribile. Contro uno Spezia sì, senza dimenticarsi dei rischi corsi; contro una corazzata no. Due punte e mezzo tiro in porta... non ci sta, è autolesionismo.

Il discorso ci porta al ventre molle della squadra, a un centrocampo che così concepito resta male assortito e incompiuto, carenza tanto più evidente se gli esterni battono in testa. In breve: da come la vedo io, o Walace o Arslan. I due si sovrappongono, sia pure con passi diversi non reggono i ritmi alti, perdono le coordinate lasciando nel giro d'aria i tre dietro. E' lì che bisogna decidere: o l'uno o l'altro.

Recuperati Pussetto e Deulofeu, appurata la promettente caratura di Beto e di Samardzic e in attesa di assaggiare Success,

oggi l'Udinese si ritrova attrezzata davanti, mentre in mezzo servirebbe un'altra mezzala di piede e di corsa che possa aggiungersi o alternarsi a Pereyra e Makengo, ai fianchi del metodista. Si dirà: ma questi sono comodi discorsi del poi. E infatti se avesse schierato in attacco l'1+1, e perso, la critica avrebbe ribaltato la frittata e Gotti sarebbe finito lo stesso in croce accusato di fellonia, di non aver osato. Ma in ogni caso, sono sicuro che queste riflessioni le sta facendo pure lui nel dubbio di aver toppato la calibratura delle rotazioni di fronte al trittico settimanale di cui la sfida col Napoli è stata la prima tappa. E infatti giovedì sera l'Udinese sarà in casa Mourinho a Roma e domenica ospiterà la ruspante Viola rilanciata da Italiano. C'è poco tempo per assorbire la legnata di Spalletti che ha segato gambe e spaccato cuori fiduciosi. Non è vergogna fare il passo indietro, tornare cioè a un assetto più raccolto e prudente, salvo poi produrre le correzioni del caso se la situazione lo richiederà.

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