"Andiamo a casa con amarezza ma tranquilli per la prestazione", Rodrigo De Paul dopo la sconfitta contro il Torino. Parole diverse ma stesso concetto quello espresso da Bonifazi: "L'atteggiamento era giusto e maturo ma il calcio è anche questo".

Non è stata dello stesso avviso la società. Ai piani alti hanno mal digerito l'ennesimo scivolone interno della stagione e infatti è arrivata la decisione, rimandata su richiesta dello spogliatoio soltanto la settimana precedente, del ritiro punitivo. Tutti all'Hotel Astoria per ritrovare la concetrazione necessaria per affrontare i prossimi delicati impegni.

Provvedimento eccessivo per una squadra che comunque naviga in acque sicure, al 12esimo posto in classifica, e con un discreto vantaggio dalla zona rossa, o scelta doverosa per dare una scossa ad un ambiente che pare aver perso motivazioni nelle ultime settimane?

Per quelle che erano le aspettative di inizio stagione, per quello che è il valore individuale dei giocatori, è una scelta che ci può stare. Questa Udinese aveva le potenzialità per vivere una stagione diversa, più entusiasmante sia dal punto di vista del gioco che dei risultati. Poi tanti fattori, gli infortuni e il covid, hanno messo il bastone tra le ruote, ma è sembrata mancare lo stesso quella crescita che, più o meno, tutti noi ci auguravamo ai blocchi di partenza. 

Qualche picco c'è stato, personalmente la partita contro la Lazio all'andata, ma anche tanti crolli verticali, soprattutto tra le mura di casa e contro squadre dalla classifica decisamente peggiore a quella bianconera. Contro Spezia, Crotone, Benevento e pure questo Torino bisognava vincere e invece si è offerto il fianco.

Quello che è mancato è stato il salto di qualità, il cambio di marcia indispensabile per stare nella parte sinistra della classifica, la completa maturità. Vero che la Sampdoria, decima, dista 3 punti soltanto ma l'Udinese aveva nelle proprie corde qualcosa di più. Invece ci si è accontentati, fino ad oggi, della normalità, dell'indispensabile. Come se la salvezza dovesse essere sempre per forza lo scudetto bianconero. Restare in A è sempre un grande traguardo, ancor di più in stagioni particolari come quella che stiamo vivendo, ma è altrettanto giusto, come ha fatto ben intendere il patròn Pozzo, alzare l'asticella, guardarsi avanti e non più soltanto all'indietro.

Di finali vuoti ne abbiamo vissuti più di qualcuno negli ultimi anni. Con Stramaccioni, con De Canio e con Oddo il rendimento è calato nella parte conclusiva, quando si poteva puntare a scalare la classifica. Gotti deve evitare di ripercorrere lo stesso trend. Osare di più, giocare per vincere e non per non perdere, cambiare la mentalità. Facile dirlo a parole, più difficile metterlo in campo. Qualcosa però va fatto se si vuole dare un senso alla stagione e non ritrovarci a giugno con i rimpianti per quel che avrebbe potuto essere e non è stato.

La prestazione non basta a nessuno, tifosi compresi. Tutti sono chiamati a dare di più. A partire dalla trasferta di Crotone, non scontata come in molti pensano, serve una sterzata. Siamo ad aprile e mancano ancora troppe giornate per staccare la spina e pensare al mercato. 

Sezione: Primo Piano / Data: Mer 14 aprile 2021 alle 22:02
Autore: Stefano Pontoni / Twitter: @PontoniStefano
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