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La Lega ha battuto le Asl: ecco perché

UDINE, ITALY - MARCH 08:  A general view inside the stadio Friuli before the Serie A match between Udinese Calcio and  ACF Fiorentina at Stadio Friuli on March 08, 2020 in Udine, Italy.  (Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

Analizziamo, da un punto di vista giuridico, le motivazioni che hanno portato il Tar di Trieste a dare ragione al ricorso della Lega di Serie A.

Alessandro Poli

Come abbiamo visto, non senza un certo stupore, nella giornata di oggi tre Tar – ossia, Tribunali Amministrativi Regionali, competenti, semplificando molto, a dirimere le controversie tra privati ed autorità amministrative del territorio regionale – si sono espressi in favore della prosecuzione del campionato, permettendo a tre squadre “bloccate” dalle rispettive Asl di presentarsi regolarmente in campo per disputare la seconda giornata di ritorno. Ma volendo essere più precisi, cos’è successo? E soprattutto, perché la Lega ha “vinto”?

Partiamo dalle basi, e prendiamo ad esempio il provvedimento del Tar di Trieste, che si è espresso sull’Udinese. Innanzitutto è un decreto, non una sentenza e tantomeno definitiva. Tuttavia è come se lo fosse: la Lega infatti ha il solo interesse a far disputare la partita, dunque una volta che ciò avverrà, avrà ottenuto il suo obiettivo e non le sarà necessario proseguire il giudizio. Ancora più precisamente è un decreto cautelare monocratico, adottato dal Presidente del Tribunale “in casi di estrema gravità e urgenza” (art. 56 codice del processo amministrativo). In buona sostanza, la Lega in questo caso ha ritenuto, nel ricorrere contro il provvedimento dell’Asu Friuli Centrale, di non poter aspettare i tempi della giustizia e ha dunque chiesto una decisione immediata che, in base a un’analisi sommaria, stabilisse chi potrebbe essere il probabile vincitore del giudizio ordinario. Giudizio che, come detto, non ha però più senso di svilupparsi una volta giocata la partita.

Anche se sommario e monocratico, il decreto non sfugge però all’obbligo costituzionale di motivazione: il Presidente deve spiegare perché ritiene fondato il ricorso della Lega. Leggendo il decreto viene in rilievo soprattutto la Circolare del Ministero della Salute 18/6/2020, la quale in caso di positività accertate nel gruppo squadra prevede il meccanismo della “bolla”, secondo cui chi risulta negativo il giorno dello svolgimento della gara o dell’allenamento può prenderne parte. Si sottolinea inoltre che, secondo il recente d. l. 229/2021, i positivi che hanno già ricevuto la terza dose, come i giocatori dell’Udinese, non devono essere posti in quarantena ma sottostanno a un più leggero obbligo di autosorveglianza. L’ASU-FC invece, non rispettando queste norme, aveva proibito indistintamente a tutti i giocatori, anche se in regime di autosorveglianza, di “esercitare sport di contatto”. Il Presidente sottolinea infine che si è qui in presenza di una “dichiarata impossibilità” di recuperare le gare non giocate entro la fine del campionato.

Ecco perché dunque la Lega ha “vinto” e le Asl hanno “perso”. Anche se parliamo quindi di provvedimenti sommari, si tratta comunque di decisioni molto importanti perché, come si dice in gergo, fanno giurisprudenza. Ora infatti le Asl, avendo visto come la pensano i tribunali, dovranno fare attenzione alle norme sulla quarantena e probabilmente ci penseranno due volte prima di “bloccare” un’intera squadra.

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