GSA Hi Fi: la base parte da lontano

27.06.2019 02:16 di Franco Canciani   Vedi letture
GSA Hi Fi: la base parte da lontano

Sta per finire una quindicina di giorni in giro per gli States, in tempo per perdermi la presentazione della nuova campagna abbonamenti, mai però completamente staccato dalle cose bianchenere.

Mi piace la filosofia che sottende l’A.P.U. del prossimo futuro, fatta di friulanità, di ritorno o di nuovo arrivo, ma anche di garra e gioventù. Meno apprezzo, invece, dimenticare il recente passato come fosse una lavagna da cancellare con noncuranza.

Capisco: la stagione appena trascorsa potrà ad andar bene riscuotere, presso addetti ai lavori e sostenitori, una sufficienza trascinata. Io però ho poco talento a scrivere, ma buona memoria. E la uso.

E non mi dimentico delle persone. Detto della meritata celebrazione di capitan Maurino: alla causa ha dato tutto, l’eroe di Montecatini.

Innanzitutto Cavina e Martelossi: il primo ha pagato l’amore per il nostro sport, il secondo una stagione compromessa che ha cercato, con fortune alterne, di reindirizzare. Resterai per sempre uno di noi, Martello.

Non dimentico poi la professionalità di Chris Mortellaro: la prima volta che lo intervistai mi complimentai per la forma fisica; mi rispose ‘alla mia età se ti lasci andare sei finito’. Dopo un biennio a prendere botte, il suo rapporto con la GSA è giunto ai titoli di coda: ci sta, se in arrivo c’è un centrone americano e, di rilievo, il nostro Jack.

Né Ciccio Pellegrino: fisico da nazionale, talento pure ma continuità ancora da trovare, assieme ad una dimensione personale che pare intermittente come la fiducia nei propri mezzi. Sperò troverà il porto adatto per sbocciare. Finalmente.

Non dimentico Marco Spanghero, che non è riuscito a dimostrare il proprio valore sino in fondo. Uno che gioca come a Cagliari non può essere mediocre, gli ho augurato di persona le migliori fortune dovunque il basket lo porterà.

Preferisco non parlare, invece, di Powell e dei cattivi pensieri che mi ha fatto venire. Capisco i problemi personali, ma il lavoro va onorato: sempre, non solo quando se ne ha voglia. Specie se si può essere, come lui, il fattore di una lega intera.

Diverso il caso di Trevis Simpson: è stato acquisito come ‘giocatore di sistema’, uno di quelli cui chiedere il ‘rush’ quando la gara si mette male: la tripla, la schiacciata, l’impulso. Con la stagione sottotono di Cortese (e il suo successivo infortunio) si è trovato a dover ricoprire il ruolo di tiratore scelto, cosa che non aveva mai fatto in carriera. I tifosi non lo hanno apprezzato per le sue doti e ciò mi dispiace: troppo ingenerosi i paragoni con Dykes, un trascinatore di certo, il cui talento però non poteva essere paragonato a quello del ‘numero 15’ dalla Georgia. Mi mancherà. Ne ho acquistato la canotta, me la terrò come ricordo di un ragazzo che ha comunque, e non dimenticatelo, infilato sedici pezzi, svitato quattro lampadine e smazzato tre assist a gara.

Breve il rapporto prima con Totò Genovese, poi con Ale Amici che alla causa ha dato una spalla, ma è stato giubilato (l’ha presa non benissimo) quando il Cigno è tornato a casa.

A proposito: Antonutti ha pubblicato, poche ore prima dell’annuncio del suo ingaggio (un caso? Scherzo) una lettera di scuse verso Pedone e i sostenitori friulani, difendendo al contempo il proprio attaccamento alla maglia che vestiva (come a tutte le precedenti). Io non gli rimprovero tanto le esultanze calcistiche, le quali dovessero ripetersi quest’anno esalteranno il Carnera; quello ‘sgambetto’ a Mortellaro, invece, mi è piaciuto meno. Ma capisco la concitazione, l’adrenalina e il momento-playoff per cui nessun problema a considerarlo, a tutti gli effetti, il migliore acquisto di Micalich nelle ultime tre stagioni dopo Troy Caupain (inarrivabile).

Tutto passa, panta rhei òs potamòs e anche chi ha vestito la casacca, sacra, bianca e nera. Ma chi, come me, non ricorda solo Charlie, Praja e Larry ma anche Cummings, Gallon e Lingenfelter non li dimenticherà.

Grazie per quello che avete dato. Io lo so quali problemi avete affrontato in uno spogliatoio in cui solo uomini veri avrebbero potuto centrare i playoff.

‘A.P.U. in aeterno’. Buona fortuna a tutti.