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Quanto contano queste tre componenti nel calcio e perchè sono tre fattori inscindibili

Gioco – risultato – interpreti

UDINE, ITALY - MAY 08: Rodrigo De Paul of Udinese Calcio celebrates after scoring their team's first goal with Tolgay Arslan and Roberto Pereyra  during the Serie A match between Udinese Calcio  and Bologna FC at Dacia Arena on May 08, 2021 in Udine, Italy. Sporting stadiums around Italy remain under strict restrictions due to the Coronavirus Pandemic as Government social distancing laws prohibit fans inside venues resulting in games being played behind closed doors. (Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

Udinese poco spettacolare. Ma anche dietro a una tipologia di "non gioco" c'è un'idea che di fatto trasforma il "non gioco" in "gioco". Dal Manchester City all'Udinese per capire come, alla fine, il calcio abbia mille sfaccettature.

Alberto Artico

Quella appena conclusa è stata la settimana della riconferma di Luca Gotti come allenatore dell'Udinese anche per la prossima stagione. Questa scelta ha diviso i tifosi: c'era chi spingeva per un cambio alla guida tecnica per sperare di vedere qualcosa di nuovo e c'era chi invece si auspicava una riconferma del tecnico in quanto gli obiettivi prefissati dalla società sono stati raggiunti. Ovviamente una scelta non può mai mettere d'accordo tutti. Capibile chi voleva una ventata di novità, soprattutto dal punto di vista del gioco, ma è altrettanto capibile come poi, nel calcio, conti il risultato, specie per le società.

Una cosa però è certa: gioco e risultato sono due fattori che non possono essere divisi. Qualunque allenatore cerca un gioco che porti al risultato e per arrivare al risultato c'è sempre almeno un'idea. Può esserci un'unica idea, anche la più "banale", come restare arroccato nella mia area di rigore per quasi tutta la partita e sperare in un contropiede. Ma c'è. Chi decide come interpretare la gara è il mister e se sceglie l'idea sopra riportata non deve essere etichettato come uno che "non gioca" o esclusivamente "orientato al risultato". Semplicemente ha scelto questa strada in base al materiale a disposizione, all'avversario e alla propria conoscenza calcistica.

É una scelta poco spettacolare? Si, ma nel calcio lo spettacolo conta poco. E di esempi di squadre che "non giocano" ma che alla fine portano a casa risultati ce ne sono parecchi. Prendete la Svezia ieri sera per esempio. Squadra spigolosa, tutti dietro la linea del pallone riconoscendo la superiorità del decantato palleggio spagnolo e alla fine l'occasione più grossa per portare a casa l'intera posta l'ha avuta Berg che ha sparato alto da pochi passi. Ne sa qualcosa anche la nostra nazionale che è stata esclusa dai Mondiali di Russia proprio dal "non gioco" degli svedesi. Come detto però, non è un "non gioco" ma è un gioco vero e proprio. Una delle strategie possibili da utilizzare in una partita. Simeone ha costruito la sua carriera da allenatore sul far giocare male l'avversario.

Tutti giocano. Poi la squadra che ha più possibilità di vincere la partita è quella che riconosce di più i tratti della singola sfida ed è quella che meglio si adatta alla situazione. Il Manchester City di Guardiola non è solo palleggio asfissiante in attesa del varco giusto. City-PSG semifinale di ritorno: Ederson, professione portiere, lancio di 70 metri per Zinchenko che crossa su De Bruyne, il tiro del belga viene ribattuto ma segna Mahrez. Solamente quattro giocatori toccano la palla. Guardiola non è più quell'allenatore del tiki taka catalano, ha dovuto modificarsi in base al materiale umano che aveva a disposizione. E qui entrano in gioco gli interpreti. Un Messi, un Iniesta e un Xavi (su tutti) non si trovano facilmente e quel tipo di gioco era possibile grazie alle idee di Pep ma anche grazie a questi tre calciatori fantastici. Oppure il Real Madrid, squadra abituata ad avere il pallino del gioco, quest'anno ha lascia il palleggio al Liverpool nei quarti di Champions abbassandosi e togliendo di fatto profondità agli avanti dei Reds che hanno così incontrato parecchie difficoltà.

In tutto ciò l'Udinese cosa centra? Centra perchè è inutile dire che la squadra friulana non giochi a calcio. Ha una sua idea, un suo credo e la cosa importante è portarlo avanti con convinzione. Senza ombra di dubbio l'Udinese ha il proprio punto di forza in De Paul ma il settore che più da sicurezze è la difesa. Ed ecco che Gotti, considerati i mezzi della squadra e le sue certezze, si affidi principalmente ad una fase difensiva solida per poi ripartire con la qualità di De Paul ma anche con l'imprevedibilità di Pereyra. É una tipologia di gioco e, francamente, funziona perchè ad oggi è utopistico pensare all'Udinese come ad una squadra che possa ambire a posizioni nella parte sinistra della classifica. Il campo dice sempre la verità.

E l'Udinese non è solo difesa e contropiede. In casa contro l'Hellas Verona, per esempio, giocò una partita intraprendente, palleggiando con una percentuale di possesso palla molto alta. Il tifoso vorrebbe che questi episodi fossero meno isolati e più ripetuti nel tempo.

E il futuro? É nebuloso. Alta è la probabilità di perdere il tuo Messi, ovvero De Paul. Difficile rimpiazzare l'argentino con un giocatore di pari valore. I soldi di una sua cessione dovrebbero essere reinvestiti su più elementi in grado di migliorare la squadra su più zone del campo. Magari elementi con un'indole più offensiva se si vuole provare a cambiare la modalità di base per interpretare la partita. Questi elementi poi sarebbe auspicabile conoscano il nostro campionato in modo da eliminare l' incognita di adattamento alla Serie A che spesso è un ostacolo non da poco.

Concludendo, da queste poche righe si vuol far emergere come dietro ad una partita e a una strategia ci sia sempre un'idea di gioco che vuole portare a un risultato (vincente). Tuttavia la sconfitta fa parte del gioco, non sempre si vince. L'idea può essere più o meno spettacolare, più o meno divertente ma c'è. E questa idea l'allenatore la sceglie in base agli interpreti di cui dispone e alle proprie conoscenze calcistiche. Ciò che conta è che gioco, risultato e interpreti sono tre componenti che difficilmente possono essere analizzate singolarmente. A queste poi vanno aggiunti gli avversari, e non è poco.

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