editoriale

Ehi, avete dimenticato il papillon…

UDINE, ITALY - NOVEMBER 28:  Udinese Calcio team line up during the Serie A match between Udinese Calcio and Genoa CFC at Dacia Arena on November 28, 2021 in Udine, Italy. (Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

E quella sarebbe una squadra che deve togliersi dai bassifondi di classifica e onorare i 125 anni del club?

Ido Cibischino

Avessero conservato il papillon sfoggiato al gala celebrativo del giovedì sera, quelli dell'Udinese visti contro il Genoa potevano benissimo passare per reduci da una festa elegante e abbondante per cibo e libagioni, capitati sul campo per qualche corsetta digestiva.

E' stato enorme lo scarto tra ciò che ci si aspettava (convinzione, aggressività... insomma fare la partita) e la miseria che si è materializzata sul terreno di gioco nella domenica della passerella dei papaveri del nostro calcio arrivati a omaggiare i Pozzo, della sfilata dei grandi ex del passato che saranno inorriditi nel seguire i pigolii dei colleghi di oggi, per nulla intonati all'evento e anzi dimostratisi poco degni di una maglia che per i malati di bianconero resta sacra, nonostante tutto.

Ma quale orgoglio, quale spirito guerriero! Quelli se la fanno sotto, rattrappiscono, si rifugiano nel tocco elegante ritenendolo sufficiente a testimoniare la caratura personale; mentre dall'altra parte c'è un vecchio bucaniere come il  trentacinquenne Masiello che intercetta persino i moscerini, e soprattutto un millenial, Nicolò Rovella da Segrate, capace da solo di tenere su tutto l'impianto delle falcidiate truppe di Scheva e ruba la scena strappando “oohh” di meraviglia.

Così il Genoa, che oltretutto può esibire il 57% di possesso, stramerita il pari e potrebbe pure lamentarsi del poco meraviglioso Meraviglia che risparmia il rosso a Molina per un calcione di frustrazione.

Il mistero (doloroso: ne abbiamo parlato una settimana fa). s'infittisce. Gotti non dispone di molte certezze, una di esse è la difesa a tre con il collante (anche morale, di personalità) Nuytinck in mezzo, e ad essa si affida sfidando i progressisti che vorrebbero la riconversione alla linea a 4 per avere un uomo in più in costruzione e inserimento. Già, ma chi costruisce una volta persa già dopo un quarto d'ora l'ispirazione di Pereyra, sia pure lo svagato Pereyra degli ultimi tempi che non trova più una bussola come De Paul a cui riferirsi? Secondo me Gotti non ha sbagliato, né lo ritengo l'unico capro espiatorio dell'atteggiamento rinunciatario e succube della squadra.

L'atteggiamento, la saldezza delle intenzioni, la coesione attorno a un forte obiettivo comune e la fiducia in se stessi è materia che discende da più fattori, chiamando in causa tutto l'ambiente a partire dai vertici dirigenziali. Se le dichiarazioni del portiere Silvestri, che ha parlato della paura come ospite sgradita dello spogliatoio, hanno un senso, vuol dire che il  gruppo avverte l'assenza di supporti, di quell'assistenza che - oltre le deficienze tecniche - dovrebbe colmare i. limiti di personalità di un gruppo privo di leader, di elementi trainanti. Così ognuno reagisce per conto proprio, impera l'individualismo evidente soprattutto negli attaccanti che non fanno reparto, non si integrano, non si aiutano. Tanti bei nomi (vero Deulofeu?) fanno soltanto il quarto peggiore attacco del campionato.

Anche se bussano due trasferte terribili (giovedì Lazio e lunedì Empoli) bisognerà far bastare i 5 punti di margine sulla zona B fino a gennaio, fino al mercato da frequentare per un paio di correzioni da apportare al reparto mediano. Oggi come oggi, mandando via Gotti, nulla cambierebbe. Il sostituto, chiunque fosse, si troverebbe a masticare gli stessi ossi, scheggiandosi i denti.

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