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Bram Nuytinck e la capocciata che vale due gol

LA SPEZIA, ITALY - SEPTEMBER 12: Ebrima Colly of Spezia Calcio battles for the ball with Bram Johan Nuytinck of Udinese Calcio during the Serie A match between Spezia Calcio and Udinese Calcio at Stadio Alberto Picco on September 12, 2021 in La Spezia, Italy.  (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)

Andando a rivedere la sequenza, e seguendone il protagonista dai primimovimenti, ci si rende conto del capolavoro che il nostro capitano ha compiuto all'85' respingendo dil colpo piazzato da Verde che aveva superato Silvestri e stava filando in rete

Ido Cibischino

Bram Nuytinck, nell'area già affollata dove a marcature saltate regnava la confusione, non si è aggiunto alla calca; in un attimo ha capito che doveva arretrare a coprire lo spicchio di porta dove un piede educato come quello del fantasista spezzino avrebbe potuto bucare il portiere. Aveva visto giusto e da quella capocciata salvifica, sintesi di un'intelligenza superiore (non da oggi s'erano intuiti spessore e spirito leader dell'olandese), è nata la vittoria dell'Udinese a La Spezia: altri tre punti che portano il totale a 7 e l'Udinese al quarto posto assieme all'Inter dopo tre partite. Beninteso senza porre limiti, ecco servito il primo tesoretto per metterci almeno al riparo dalle sofferenze delle ultime tribolate stagioni. Il salvataggio del capitano vale due gol: quello evitato e quello maturato sulle premesse di uno scenario sbocciato negli ultimissimi minuti.

Nessuno mi leva dalla testa che, fosse entrato quel pallone, l'Udinese avrebbe perso la partita: si sarebbe capovolto il quadro tattico ed emotivo a vantaggio dello Spezia, che nei dieci minuti finali si sarebbe potuto concentrare nella rottura, nello spezzare le trame friulane, con buone probabilità di riuscita. Per queste ragioni, nelle pagelle personali assegno a Nuytinck il voto più alto: gli do 8, senza dubbi.

E senza che la valutazione intacchi i meriti dell'altro protagonista di giornata, il debuttante diciannovenne Lazar Samardzic che a un minuto dal novantesimo ha inventato il gol-vittoria. Il sangue serbo, ricco di immaginazioni, innestato sul rigore tedesco ha generato un prodotto di valore e di grandi prospettive che Pozzo jr ha portato a casa per 3 milioncini da Lipsia, con vincolo contrattuale fino al 2026. Potenzialmente un investimento destinato a rendere - il calcolo è per difetto -  dieci volte tanto nel giro di un paio d'anni.

A stupire è stata l'essenzialità del gesto di Samardzic in una fusione di arte e semplicità: la palla arriva da Makengo, controllo naturale di sinistro, finta che smagnetizza la bussola di due spezzini, poi

entra in scena il destro (che non è il piede buono) per il colpo piazzato dove il portiere non immagina. Il tutto con la naturalezza dei grandi, dei quali sappiamo qualcosa proprio noi che qui abbiamo

avuto Zico, inarrivabile nel concepire e sviluppare trame di tale sostanza.

Tutto bene, allora?  Bene sì, non benissimo, perchè la partita del Picco ha svelato anche zone d'ombra di un'Udinese tetragona nel suo impianto generale eppure vulnerabile nel cuore del campo quando i ritmi si alzano e ai mediani si richiede una superiore reattività e spirito combattivo. Vedansi Walace e poi Arslan, deputati a schermo e rilancio, i meno convincenti nella recita spezzina per le troppe palle perse, per una certa svagatezza fuori contesto nei torridi cimenti con squadre frizzanti e da corsa quali sono le “piccole” del nostro campionato. E Gotti, a ragione, li ha tolti dallo scacchiere pescando nella voglia del giovane Makengo e del vecchio Jajalo. Dai nostri play ci aspettiamo altro  a breve giro: già si profila la sagoma del Napoli

al quale la mano del fegatoso Spalletti sta togliendo la patina di leggerezza incompiuta.

Qui vedremo di che pasta è fatta l'Udinese, con la speranza che il nobile piazzamento di oggi non sappia di usurpato.

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