Il racconto della stagione 2020/2021 dell'Apu Old Wild West, arrivata a un passo dal traguardo più importante al termine di un cammino ricco di soddisfazioni ma non privo di difficoltà.

A un passo dal sogno: il 2020/2021 dell’Apu Old Wild West

A un passo dal sogno: il 2020/2021 dell’Apu Old Wild West

A rifar bene i conti, il destino dell’Apu Old Wild West si è intrecciato soprattutto con altre due squadre in questo 2021. Né la Givova Scafati né la GeVi Napoli erano inserite nel girone della prima fase del campionato di Serie A2, quella...

Francesco Paissan

A rifar bene i conti, il destino dell’Apu Old Wild West si è intrecciato soprattutto con altre due squadre in questo 2021. Né la Givova Scafati né la GeVi Napoli erano inserite nel girone della prima fase del campionato di Serie A2, quella più lunga e più vicina al concetto di regular season. Eppure, alla conclusione della prima stagione “regolare” dopo il maledetto 2020, l’Apu ha disputato otto partite contro i campani in gialloblù e sette contro i partenopei in classico biancoazzurro. La statistica comprende Coppa Italia, fase a orologio e, soprattutto, i playoff e il bilancio di queste due lunghe serie, se così possiamo chiamarle, è diametralmente opposto. Dal favorevole 5-3 contro Scafati al terribile 6-1 contro Napoli. Volendo andare oltre ai numeri, le partite con Scafati hanno sempre rappresentato l’illusione, per la squadra friulana, di poter cogliere un primo grande risultato in A2, a distanza di cinque anni dalla storica promozione dalla B. Le partite con Napoli, invece, sono state un brusco ritorno alla realtà, docce fredde che hanno spezzato le speranze di un popolo bianconero che, ancora troppo distante dal Carnera, è quantomeno riuscito a riassaporare l’aria del palazzetto di casa.

C’è di più, molto di più nella stagione bianconera rispetto ai soli duelli con le due squadre della Campania sopra citate. L’Apu ha iniziato alla grande la sua stagione inanellando fin da subito alcuni risultati convincenti, sostenuti da una squadra rivoluzionata nel roster e nello staff tecnico. I grandi cambiamenti del mercato dell’estate 2020 impallidiscono, tuttavia, di fronte allo scisma che, nel giugno dello stesso anno, ha colpito la società friulana e ha spinto Davide Micalich lontano da Udine. La rottura Micalich-Pedone, arrivata al termine di una stagione spezzata dall’emergenza Covid-19, ha consegnato a un’altra città, quella di Cividale del Friuli, le conoscenze e le competenze dell’ex GM dell’Apu e ha costretto quella stessa franchigia a riformulare la sua struttura societaria. A un anno di distanza i risultati del campo si sono rivelati notevoli sia a Udine che a Cividale, con due progetti tecnici affidati all’esperienza di allenatori come Boniciolli e Martelossi lato Udine e Pillastrini lato Cividale. Non bisogna dimenticare, ad ogni modo, la grande frattura estiva di un anno fa perché proprio da quella, come fosse un nuovo “anno 0”, l’Apu è ripartita per costruire qualcosa di importante per la stagione 2020/2021.

Il 2020, per l’Apu, si è chiuso con una squadra in crescita e una solida posizione in classifica, con quel posto tra gli altri top-team finalmente conquistato e consolidato. La tempesta perfetta sarebbe arrivata da lì a poco, giusto il tempo di festeggiare un Capodanno in zona rossa tra restrizioni e nuove paure per i contagi. Tra il 3 e il 31 gennaio dell’anno corrente il record della formazione allenata da Boniciolli dice 0-6. La sua stessa panchina trema, le voci di mercato cominciano ad affollarsi e i dubbi sulla tenuta dell’intero sistema a sovrapporsi. La scelta più difficile si rivela, paradossalmente, quella più semplice: ognuno rimane al posto suo. E’ una boccata d’aria fresca che restituisce vigore all’ambiente. Quattro vittorie consecutive riportano l’Apu in carreggiata ma la sensazione è che ci sia bisogno di uno scossone emotivo ancora più forte per rilanciare le speranze bianconere verso i playoff. Ci sarebbe l’infortunio di Mussini, terribile per chi l’ha visto in diretta, figuriamoci per chi era in campo con lui, arrivato dal mercato per rinforzare e rilanciare il roster bianconero. L’Apu ha così bisogno di fare gruppo, di stringersi per superare anche le difficoltà imposte dal Destino. Il palcoscenico ideale per riuscirci, a questo punto, poteva essere quello della Coppa Italia.

E’ a Cervia, sede della Coppa Italia di A2 2021, che il cammino dell’Apu Old Wild West in direzione playoff riprende slancio. L’upset ai danni di Forlì e la sontuosa vittoria contro Scafati, sostenute sia dai giocatori di più esperienza, maggiormente motivati, sia dalle sorprendenti prestazioni del blocco giovane bianconero, valgono all’intera banda una finale e, soprattutto, una nuova consapevolezza sul valore di quel collettivo ritrovato. La volata per la Coppa si ferma solo all’ultimo periodo della finale, ad opera della Napoli di coach Sacripanti e di Mayo e Parks.

Forlì, Scafati e Napoli ritornano sulla strada bianconera nella curiosa fase a orologio, quella intermedia tra la regular season e i playoff. In palio ci sono proprio i piazzamenti per l’ultima fase della stagione e l’Apu, con tre vittorie (Forlì, Scafati, Forlì) si prende il quarto posto generale, buono per giocare con il privilegio del fattore campo sia i quarti che le semifinali playoff. Nel mezzo di quella fase a orologio le prestazioni dell’Apu appaiono ancora discordanti. Ci sono i successi contro i rivali della Romagna e contro quella Scafati già incontrata in semifinale di Coppa. Successi importanti che rappresentano semplicemente il giusto premio per delle prestazioni altrettanto importanti. La crescita, soprattutto, di tutti i giocatori a disposizione di coach Boniciolli, da Johnson a Deangeli, da Giuri a Schina, passando per Nobile, per capitan Antonutti, per Foulland… Ci sono, però, anche le due sconfitte con Napoli, terribilmente puntuali nello spegnere gli entusiasmi dei friulani.

Con i rapporti di forza ben chiari dopo due fasi di campionato e una Coppa Italia si arriva ai playoff. Il tabellone dice subito Trapani, per poi presentare, guarda un po’, Scafati e Napoli. L’impresa appare notevole ma le ultime prove disputate fanno ben sperare. Con Trapani la serie non è mai in discussione ma l’avversario di certo non si tira indietro. All’Apu servono quattro partite per rimettere i siciliani al loro posto e presentarsi in semifinale contro Scafati. La serie contro la squadra di coach Finelli è di una bellezza e di una intensità difficili da trovare in A2. Le forze in gioco sembrano essere alla pari ma Udine, in casa, sembra essere di un altro livello e, con Gara 5 giocata al Carnera di fronte a 500 spettatori al loro rientro al palazzetto, l’Apu conquista la finale. Ad attendere i friulani, con due “sweep” all’attivo contro Pistoia e Ferrara, c’è Napoli, ancora Napoli.

L’intensità della serie con Scafati è quanto di più lontano possibile rispetto alla due gare giocate dai bianconeri a Napoli. Due sconfitte, netta la prima, meno la seconda in cui, tuttavia, nessuna delle due squadre ha espresso un livello di gioco degno di una finale playoff. L’Apu si risveglia in Gara 3 ma già sembra essere tardi. Napoli sa che non può permettersi di rischiare in Gara 5 e allora alza i ritmi nella quarta partita, lasciandosi alle spalle i friulani. Per la GeVi è il secondo trionfo stagionale, probabilmente il più importante considerando la posta in palio. Per l’Apu è un altro secondo posto.

Il bilancio della stagione non può che essere ricco di note positive. La squadra di coach Boniciolli ha dimostrato non solo una crescita costante ma ha anche saputo risollevarsi da quel periodo di crisi di gennaio 2021. Le scelte rispetto ai giocatori chiave si sono rivelate azzeccate. Johnson è stato più volte decisivo in campo e si è ritagliato pure uno spazio da mentore, aiutando i più giovani a migliorarsi durante l’annata. Giuri e Antonutti sono stati decisivi a livello emotivo e soprattutto il primo, da molti addirittura considerato fuori squadra lo scorso febbraio, ha dimostrato di essere un grande professionista e un incredibile agonista. Foulland e Pellegrino hanno composto un reparto lunghi di grande livello, mancando magari di continuità ma dimostrandosi pronto quando il livello di importanza delle gare è salito. Nobile è ormai una certezza in questa categoria e pure i giovani che stanno arrivando, Deangeli, Schina e Mobio, si sono messi in gran luce nell’intero arco della stagione. Un Amato a regime ridotto ha sicuramente penalizzato il cammino dei bianconeri, nonostante le pur sempre notevoli prestazioni del #6, pur sempre uno dei giocatori più elettrizzanti della categoria. L’altro uomo di fiducia di Boniciolli, vale a dire Italiano, ha garantito esperienza e voglia di dare battaglia su ogni campo, riuscendoci però a fasi alterne. Gli innesti a stagione in corso, infine, non sono riusciti a rivelarsi decisivi per motivi diversi. Sfortunato, Mussini, nella sua parentesi bianconera, fermato dalla rottura del crociato e costretto a sostenere i suoi da bordo campo fino alla fine della stagione. Troppo poco, invece, il tempo concesso a Mian per inserirsi con efficacia nei meccanismi di un’Apu già in abito da playoff.

Non è stata, in conclusione, una stagione normale, non poteva esserlo quella dell’Apu Old Wild West quest’anno. Gli alti e bassi vissuti accanto ai giocatori in bianconero, però, avranno fatto emozionare più di qualcuno. Rivedere la squadra di Udine lassù dove l’aria è più fresca e riassaporare non una ma ben due finali e con esse la possibilità di riconquistare la Serie A è sufficiente per ripensare con orgoglio al cammino svolto dal 99-81 contro Mantova al 67-77 contro Napoli. Un cammino reso appassionante dalle vittorie e intenso dalle difficoltà affrontate, un cammino che avrebbe meritato un destino migliore o, quantomeno, un trofeo. Un cammino che ha, soprattutto, permesso di avvicinarsi ancora di più ai colori bianconeri, nonostante la lontananza imposta dalla pandemia e, proprio perché i tempi che stiamo vivendo sono così complessi, un traguardo del genere vale quasi più di un titolo.

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