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A San Siro i soliti errori e la solita Udinese. Gotti o dà una sterzata o salta

MILAN, ITALY - OCTOBER 31: Alexis Sanchez of FC Internazionale shoots during the Serie A match between FC Internazionale and Udinese Calcio at Stadio Giuseppe Meazza on October 31, 2021 in Milan, Italy. (Photo by Jonathan Moscrop/Getty Images)

11 punti in 11 undici giornate, la vittoria manca da quasi due mesi (0-1 al "Picco" contro lo Spezia lo scorso 12 settembre).

Stefano Pontoni

Una media da zone basse della classifica. C'è di più, nelle ultime 8 partite nessuna squadra in Serie A ha fatto peggio dell'Udinese. Situazione allarmante, di conseguenza è più che giusto il ritiro imposto dalla società in vista della sfida, ormai decisiva, contro il Sassuolo.

Serve subito una sterzata, un netto cambio di passo per non complicare ulteriormente una posizione già deficitaria. No, non è ammissibile rivivere un'altra stagione nei bassifondi, da 40 punti. Non lo vogliono i tifosi, non lo vuole tanto meno Gino Pozzo.

Lecito chiedere di più o tutto sommato questo è il livello dei bianconeri? Domanda da un milione di dollari.

Vedendo il potenziale, ancora ad oggi inespresso, l'impressione è che questa squadra possa anzi debba dare di più. Non sarà da Europa, vero, ma ha qualità superiori a molte altre compagini che le stanno davanti in classifica. Gli uomini ci sono (da anni la rosa non era così ricca, questa volta gli investimenti ci sono stati. Qualche dubbio sul centrocampo, dove serviva prendere un mediano di un certo livello, ma le alternative ci sono) eppure non rendono. Altri che potrebbero rendere guardano dalla panchina (Samardzic e Soppy continuano ad accontentarsi di qualche manciata di minuti).

A "San Siro" la solita minestrina. Nessuno si aspettava una vittoria ma almeno una prestazione aggressiva, vogliosa, decisa come lo era stato a Bergamo. Invece l'Udinese fa poco e viene battuta senza troppe fatiche da un'Inter tutto sommato normale, salvata più che altro dal talento dei suoi singoli.

Un primo tempo passato a difendersi, una ripresa dove al primo errore vieni punito. Meglio nei primi 45' con Jajalo in campo, decisamente peggio con Walace (il brasiliano sta attraversando senza dubbio un momentaccio. Protagonista in negativo sul primo gol di Correa ma la colpa va spartita anche con Nuytinck che ha rinculato fin dentro l'area). Oltre alla parziale solidità c'è poco altro. Un'occasione con Larsen in apertura, un gol giustamente annullato a Deulofeu nel finale. Nel mezzo palla lunga e pedalare, senza una chiara idea di gioco, sperando che Beto e Success si inventassero qualcosa.

Preoccupa più di tutto questa mancanza cronica di una crescita. L'Udinese più o meno è la stessa di sempre, commette quasi sempre gli stessi errori, i limiti sono quelli già evidenziati l'anno scorso. Gotti a parole getta acqua sul fuoco ma nei fatti non è ancora in grado di dare a questa squadra una vera anima. Normale a questo punto avere dubbi su di lui. Tattico, per qualcuno maestro, spetta a lui trovare soluzioni valide, valorizzare quelle che sono le qualità dei propri giocatori. Di tempo a disposizione ne avuto, ora è chiamato a dimostrare.

La società prende tempo, prova con il ritiro e intanto si guarda attorno in cerca di un tecnico in grado di valorizzare i giovani e costruire un progetto di gioco futuribile che possa superare definitivamente il 3-5-2. Chi? I nomi sono tanti, le idee ancora confuse. Di mezzo il Sassuolo che per forza di cose sarà uno spartiacque.

O si vince, e si convince, o qualcosa andrà fatto.

 

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