notizie

Walace: “A Udine mi trovo bene, sento di essere cresciuto tatticamente e in aggressività”

Walace: “A Udine mi trovo bene, sento di essere cresciuto tatticamente e in aggressività”

Walace è stato ieri ospite della trasmissione Udinese Tonight in onda su Udinese Tv.  < Contro la Juventus è sempre difficile. Tutto le partite hanno le loro difficoltà però la Juventus è una squadra...

Jessy Specogna

Walace è stato ieri ospite della trasmissione Udinese Tonight in onda su Udinese Tv. 

<

Contro la Juventus è sempre difficile. Tutto le partite hanno le loro difficoltà però la Juventus è una squadra forte e ricca di giocatori con grandissime qualità. La squadra ha avuto un atteggiamento incredibile

Io nella mia testa voglio aiutare la squadra e cerco di farlo sempre. Ogni partita ho sempre più fiducia nel giocare sia da vicino sia con una palla lunga. Secondo me un gioco più facile è quello più vicino.

Se arrivi in spogliatoio arrabbiato cominci male. Io cerco di essere sempre simpatico e di avere una buona parola per tutti. Questo mi aiuta molto.

Fin da piccolo mi è piaciuto andare allo stadio con mio papà e ho sempre voluto diventare un calciatore professionista. Tutta la mia famiglia sapeva che questo era il mio sogno e mi hanno supportato. A 14 anni sono andato via di casa e non sono più tornato. I miei genitori mi hanno sempre dato la forza di perseguire questo sogno. Da piccolo aiutavo mia mamma nel suo ristorante e poi andavo a giocare. Lei continua ad aiutarmi e a consigliarmi. Purtroppo siamo lontani ma per fortuna riusciamo a vederci ogni giorno con WhatsApp. 

Sono cresciuto in una favela e questo mi seguirà per sempre. Non perderò mai l’umiltà. Alcuni miei amici abitano ancora la e quado posso vado a trovarli.

Mia sorella è venuta a vedermi giocare sia in Germania che qua. Purtroppo per la pandemia non sono riuscito a vederla nell’ultimo anno.

Sono diventato papà giovanissimo. Un bambino ha cinque anni e l’altro tre. Sono più unito con il figlio più grande, il piccolo invece è ancora legato alla mamma. Diventare papà così giovane mi ha responsabilizzato. Quando diventi papà ti spaventi di alcune cose, sei un po’ meno spensierato. Ho tatuato i miei figli così me li porto sempre con me.

La gioia più bella della mia vita, calcisticamente parlando, è stata l’Olimpiade.

Il trasferimento in Germania è stato difficile. La lingua è difficile e i primi sei mesi sono stati veramente duri. Fortunatamente alcuni compagni di squadra mi hanno dato una mano. Dopo la Germania sono venuto qui a Udine. L’Hannover era retrocesso e io avevo voglia di giocare in Serie A. Il direttore dell’Hannover all’inizio non voleva lasciarmi andare ma dopo il mio procuratore e il Direttore Marino sono riusciti a convincerlo.

Udine è simile al Brasile, soprattutto l’atmosfera. In Germania tutti a fine lavoro vanno a casa mentre qui in squadra scherziamo. Mi sento a casa a Udine. A Udine io e la mia famiglia ci troviamo molto bene.

Io penso di essere cresciuto tatticamente a Udine e anche in aggressività. Questo mi ha fatto crescere. Io voglio sempre migliorare>>.