I tifosi premono per tornare sugli spalti. Da monitorare le future decisioni politiche riguardanti il green pass che saranno decisive per le modalità di ritorno negli stadi

Passione e voglia di tornare allo stadio. L’Italia calcistica vuole normalità

UDINE, ITALY - JANUARY 12:Udinese Calcio fans show their support  during the Serie A match between Udinese Calcio and US Sassuolo at Stadio Friuli on January 12, 2020 in Udine, Italy.  (Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

C'è voglia di tornare allo stadio. Questo campionato deve rappresentare la ripartenza anche del tifo pur rispettando le decisioni delle autorità sanitarie riguardanti la pandemia ancora in corso

Alberto Artico

In un video intervista pubblicato online sulle piattaforme social della propria squadra, alla domanda che musica preferisci, Jose Mourinho ha risposto che ciò che vorrebbe fortemente sentire, ogni settimana è l'inno della Roma allo Stadio Olimpico. L'inno dei giallorossi è iconico nel mondo del calcio ed è cantato con un'estrema passione da una piazza che, inconsapevolmente, incide poi sui risultati della squadra. Si conosce benissimo il fatto che ambienti come Roma o Napoli generino un entusiasmo e un'adrenalina pazzesca che come un boomerang possono trasformarsi poi in un eccesso di critiche e mugugni nel caso le cose non dovessero andare nel verso in cui i tifosi si auspicano. Non a caso vengono considerate dagli addetti ai lavori piazze difficili da allenare e gestire. Non sono ovviamente le sole. Un Alianz Stadium sa essere un catino bollente così come un San Siro tutto esaurito può far tremare le gambe ai meno abituati a partite di alto livello.

Quello che si vuole far emergere con lo stralcio di intervista di Mourinho è che anche ai protagonisti di questo gioco manca sentire il pubblico sugli spalti, manca il boato per un gol, le urla e l'affetto della gente ma anche i fischi e gli sani sfottò. E se mancano a loro i tifosi figurarsi quanto possa mancare al tifoso stesso quell'aria tendente al sacro che si respira in tribuna.

La pandemia ha privato gli stadi del pubblico. É stato difficile abituarsi a guardare le partite in televisione senza il classico sottofondo sonoro del pubblico. Un anno e mezzo difficile, specie per chi era un habitue dello stadio. Tutto questo però ha riacceso, se mai ce ne fosse stato il bisogno, una passione e una voglia di tornare ad occupare i seggiolini dei vari stadi italiani e non solo. Lo si è visto anche in occasione degli Europei conclusi una decina di giorni fa.

Evidente però come la situazione globale in cui stiamo vivendo non possa non essere considerata. C'è voglia di tornare allo stadio ma bisogna farlo in sicurezza e rispettando le direttive sanitarie e non solo che provengono dalle autorità competenti.

Dal punto di vista prettamente calcistico il tifo negli stadi non è un aspetto secondario. Basti pensare al Crotone di Nicola (ex mister anche dell'Udinese) che qualche anno fa costruì la salvezza dei calabresi proprio tra le mura amiche. Ma sono molte le squadre che si affidano anche alla spinta del pubblico per stimolare i giocatori a dare il meglio e di conseguenza cercare di racimolare qualche punto in più. Nell'era pre-covid era complicatissimo giocare in una piazza come Bergamo per esempio oltre alle già citate Roma e Napoli.

Dal canto suo anche l'Udinese ha da sempre un rullino più favorevole tra le mura amiche. Sarà l'abitudine a giocare in un determinato ambiente, sarà il non dover subire il "peso" della trasferta, sarà il pubblico o anche un mix tra questi tre fattori ma fatto sta che sono molte le squadre che costruiscono la strada per raggiungere i propri obiettivi in casa. E oggi come non mai i tifosi vogliono dare una mano con gli strumenti che hanno: voce, voglia ed entusiasmo. Con la speranza di non vedere più le immagini sportivamente desolanti di stadi vuoti e silenziosi che non collimano con la bellezza di questo sport.