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L’ex Obodo: “All’Udinese ho toccato il punto più alto. Di Natale il mio capitano”

BARCELONA, SPAIN - SEPTEMBER 27: Ronaldinho of FC Barcelona and Christian Obodo of Udinese in action during the UEFA Champions League Group A match between FC Barcelona and Udinese played at the Camp Nou stadium on September 27, 2005 in Barcelona, Spain. (Photo by Luis Bagu/Getty Images)

Che fine ha fatto Obodo? L’ex centrocampista nigeriano non ha lasciato il calcio. Ha una Academy a Warri, segue come consulente un club negli USA e fa il procuratore. Lo scorso anno è stato rapito, per la seconda volta

Stefano Pontoni

Il nigeriano si è raccontato in una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport: "Con l'Udinese ho toccato il punto più alto. Ho sfidato il Barcellona di Puyol, Xavi, Messi, Ronaldinho che aveva appena vinto il Pallone d’oro. Ci vuole coraggio per affrontare quei fenomeni nella bolgia del Camp Nou. Col Gaucho ho scambiato la maglia, era disponibile e sempre sorridente. Poi ho preso anche quella di Eto’o”.

Il gol all’Inter nel 2007 è quello a cui è più affezionato?

“Decisamente. Contro i nerazzurri giocavo sempre delle ottime partite. Leggevo le pagelle il giorno dopo: 7.5, 8. Era destino”.

In Friuli conosce Di Natale.

“Il mio capitano. Quando torno in Italia ci vediamo sempre. Che trio con Quagliarella e Floro Flores. Quanti scherzi organizzavano. E quando parlava Floro, non capivo mai nulla (ride, ndr)".

Dopo l’infortunio al ginocchio sceglie di andare via dall’Italia.

“A Torino e Lecce avevo poco spazio. Accettai l’offerta della Dinamo Minsk. In Bielorussia iniziai a soffrire di pubalgia, volevano curarmi con le medicine. Rifiutai categoricamente e tornai a Udine”.

Nel 2012 il primo episodio spiacevole. In Nigeria la rapiscono.

“Sono stato un giorno e mezzo con i banditi, mi hanno rapito mentre andavo in chiesa. Poi legato e picchiato. Volevano soldi, la mia famiglia è stata costretta a pagare”.

Purtroppo è successo anche nel novembre del 2020.

“È difficile parlarne, un’esperienza che non augurerei a nessuno. Mi hanno messo nel bagagliaio di un’auto. Non ne posso più, spero non ricapiti”.

Che programmi ha per il futuro?

“Continuare a vivere di calcio. È la mia vita. Ora mi godo il Natale in Nigeria con la mia famiglia, poi tornerò negli Stati Uniti. Presto anche a Udine. Lì ho tanti amici. L’Italia resterà per sempre casa mia”.

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