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L’addio di Scuffet è una sconfitta per tutti

GENOA, ITALY - FEBRUARY 16:  Simone Scuffet of Udinese Calcio in action during the Serie A match between Genoa CFC and Udinese Calcio at Stadio Luigi Ferraris on February 16, 2014 in Genoa, Italy.  (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

Da oggi Simone non è più un giocatore dell'Udinese. Il portiere classe 1996 si trasferisce a Cipro lasciando, così, il club bianconero in cui è nato e cresciuto calcisticamente fino ad arrivare all’esordio in Serie A, a Bologna

Stefano Pontoni

L'addio di Scuffet è una sconfitta per tutti. Per lui in primis, per la società e anche per noi tifosi. Se ne va così come uno qualunque, con un breve comunicato di rito, in un campionato che conta poco o nulla.

Eppure c'è stato un momento in cui tutti pensavamo di essere di fronte ad un potenziale fenomeno, ad una futura bandiera bianconera, ad un giocatore che avrebbe potuto vestire anche la maglia della Nazionale per anni e anni. Dopo quella fredda sera del Dall'Ara, il 1 febbraio 2014, quando Guidolin lo lanciò senza timore tra i grandi preferendolo a Kelava come sostituto dell'infortunato Brkic, nessun avrebbe mai pensato ad un epilogo del genere. Titoloni sui giornali, servizi a rotazione sulle tv nazionali, nell'estate sfiorò anche il Mondiale brasiliano e finì nel mirino delle grandi. Per tutti Simo era già diventato il nuovo Buffon, l'erede di Zoff, una sorta di predestinato.

Le caratteristiche per sfondare sembrava avercele tutte ma qualcosa poi è andato storto.

Cosa? C'è chi dà la colpa alla società che non lo ha saputo coltivare, chi imputa la causa di ogni sua disgrazia in quel no all'Atletico Madrid che ha fatto perdere soldi ai Pozzo e ad un contratto 900 mila euro a stagione, chi pensa che l'errore sia stato dei genitori che hanno voluto fargli finire la scuola prima di mandarlo a giocare all'estero, chi invece pensa soltanto che non sia mai stato davvero all'altezza di una porta di Serie A.

Tutti, o nessuno, hanno ragione.

Qualcosa, questo è certo, non ha funzionato perché oggi se ne va all'Apoel Nicosia, dopo che nessuno in Italia ha voluto credere in lui. E' la triste realtà.

Dispiace tanto, per la persona, per il giocatore, per l'amico. L'ho visto crescere, mi ricordo la prima intervista insieme, nella gelateria a Remanzacco quando ancora guidava la macchinetta senza patente e sognava un giorno di debuttare in Serie A. La suo sogno di diventare un domani il portiere dell'Udinese, credetemi, era sincero. Voleva questo e non altro, voleva diventare qualcuno con indosso la casacca della squadra che tifava fin da bambino. Non ne è stato capace o forse non gli è stato permesso.

Di mezzo tante cose, prestazioni importanti e anche serate no. Parate ed errori. Scelte azzeccate e altre decisamente meno. Come andare a Como, primo prestito per farsi le ossa visto che in Friuli era chiuso da un portiere già fatto e finito come Karnezis, in una squadra fallimentare e con una difesa che faceva acqua da tutte la parti.

Nessuno l'ha mai protetto, salvaguardato da quella notorietà immediata che alla fine l'ha soffocato. Ci aspettavamo subito troppo da lui, non gli abbiamo mai dato il tempo di crescere, l'abbiamo messo in porta pensando fosse già pronto e poi sbattuto in panchina tra i fischi convinti che non valesse più niente. Gli abbiamo preferito perfino l'anziano Bizzarri, come per dire "piuttosto che lui meglio chiunque". Un susseguirsi di errori di gestione, di prestiti senza senso, di una fiducia mancata. Scuffet, che ovviamente c'avrà messo anche del suo in questi anni, paga anche sbagli non suoi.

Nemmeno dopo l'ottimo anno con lo Spezia in B, la promozione e il premio di miglior portiere della cadetteria gli è stata data una possibilità. A Udine, chiuso da Musso, ha continuato a fare soltanto panchina, anche quando ormai tutti avevamo capito che l'argentino a fine stagione avrebbe levato le tende. E' secondo, anche terzo, tanto che gli passa davanti perfino Nicolas. Che fosse più scarso del brasiliano anche no ma è chiaro che in Friuli non c'era più posto per lui.

Quando l'Udinese ha preso un signor portiere come Silvestri per aprire un nuovo ciclo è calato definitivamente il sipario sulla sua avventura in bianconero. Qualcuno tra i tifosi, pochi, forse gli avrebbe dato un'ultima chance. Se la sarebbe meritata? Tardi per fare certi ragionamenti.

Era friulano, era uno di noi, peccato davvero. Ora non c'è che augurargli il meglio. Che questa sua nuova avventura possa segnare una ripartenza, una rinascita. Se è forte lo dimostrerà, magari un domani tornerà in Italia questa volta da protagonista. Nel frattempo resta qualche rimpianto, per quel che poteva essere e invece non è stato.

In bocca al lupo Simo, riprenditi quel che nella tua terra, tra la tua gente, a casa, ti è stato negato. 

 

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