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Da 1 a 10, il decalogo del 2021 dell’Udinese

Rodrigo De Paul of Udinese Calcio looks on during the Serie A match between Napoli and Udinese at Stadio Diego Armando Maradona, Naples, Italy on 11 May 2021. (Photo by Giuseppe Maffia/NurPhoto via Getty Images)

Un decalogo di quello che è stato il 2021 dell'Udinese, dalle cose più belle a quelle meno piacevoli.

Davide Marchiol

Ultime ore per il 2021, oltre a tutti i pagelloni e classifiche possibili, proponiamo anche un da 1 a 10, più rapido e indolore, via alle danze.

10 - Rodrigo De Paul. I numeri parlano per lui, nell'ultima stagione all'Udinese ha realizzato 9 gol e 10 assist. Se calcoliamo che i bianconeri hanno totalizzato 42 reti in totale, è entrato quasi nel 50% dei gol di tutta la squadra. Il 2021 per lui è stato un crescendo, con un girone di ritorno dove ha trascinato i friulani fuori dalle sabbie mobili. Il passaggio all'Atletico Madrid e conseguente arrivo in Champions League è tutto meritato.

9 - Norberto Beto. Il portoghese è uno di quei colpi che riportano indietro la mente dei tifosi a quegli anni in cui i giovani trovati dallo scouting dell'Udinese erano non solo forti, ma veri e propri craque per il calcio europeo. Arrivato dalla Portimonense con ufficialità svelata al pubblico ben dopo il gong come le grandi sorprese, tempo poco e si è preso sulle spalle la squadra. Al netto di un nome che non era altisonante, si sta dimostrando centravanti completo: veloce, potente e abile di testa. Quando affinerà anche gli ultimi limiti sarà cercato da qualsiasi big a caccia di un attaccante.

8 - Il pubblico. In questi anni difficili sotto pandemia i tifosi hanno risposto più che presente, restando vicino alla squadra anche nei momenti più difficili. Un sostegno incondizionato fino all'ultimo, ma del resto su questo c'erano pochi dubbi, il tifo, per quanto magari non bollente come altrove, non è mai mancato.

7 - Gerard Deulofeu sta tornando. Arrivato dal Watford con sul groppone l'infortunio al crociato, il primo anno ad Udine è stato complicato, anche perché recuperare fisicamente da problemi così non è semplice. In questa stagione si è preso la 10 che era di Di Natale e De Paul, il corpo risponde meglio e si vede, sta incominciando a mettere i colpi che si chiedono a un giocatore col suo immenso talento.

6 - Cioffi ha subito preso in mano la situazione. L'esonero di Gotti è stato "traumatico" per l'affetto che ormai c'era nei confronti del tecnico, soprattutto per uno stile e un modo di porsi  che piacevano praticamente a tutti. A prenderne il posto Gabriele Cioffi, che non si è fatto però trovare impreparato, continuando il solco tattico tracciato da Gotti, ma mettendoci del suo e trasmettendo quella grinta che forse un po' mancava al vecchio tecnico. Per ripartire in un momento in cui di tecnici sul mercato ce ne sono pochi si è rivelato più che adatto, vedremo come proseguirà nel 2022.

5 - Nacho Pussetto non riesce a fare lo step. L'argentino è tornato a Udine dopo il trasferimento al Watford per emergere, ma sta trovando difficoltà forse un po' inaspettate. Era andato via da attaccante, seppur con punti in cui crescere, completo, si sta invece rivelando un po' fumoso in questa seconda avventura. Sicuramente i problemi al ginocchio lo hanno rallentato, ma nel frattempo è emerso Beto ed è riemerso Deulofeu con lo spazio per l'ex Huracan che si è inevitabilmente ridotto.

4 - L'esonero di Gotti. Per quanto l'Udinese non faccia mai contratti lunghi, i balletti estivi, con la caccia a Zanetti e Maran e un rinnovo arrivato a metà giugno, hanno fatto capire che qualche riflessione c'era già stata in estate. Le modalità dell'addio sono finite sicuramente sotto la lente di ingradimento di tutti, per quanto la squadra si fosse ormai palesemente ingrigita. Si è rivissuto il tempo di altri esoneri dove il nuovo tecnico ha sì portato una scossa, che però è durata poco. Vedremo nel 2022 come andrà, un po' di timore che si ripeta quanto già visto in passato però c'è.

3 - La sfortuna di Braaf. Il talentino olandese sembrava potesse essere, in potenza, uno dei nuovi trascinatori di un'Udinese che è tornata a guardare ai giovanissimi talenti disponibili sul mercato. Proprio quando si stava prendendo spazio però il gravissimo infortunio al ginocchio lo ha stoppato, facendo saltare anche il suo riscatto. Un vero peccato.

2 - Il caso Udinese e Salernitana. Quanto successo ci ha fatto tornare con la mente a inizio pandemia, mentre invece "l'esperienza acquisita" doveva portare a protocolli un po' più precisi e una gestione diversa di casi simili.

1 - I casi Forestieri e Larsen. Due casi diversi, ma entrambi hanno lasciato un alone di tristezza. L'argentino si è fatto sempre trovare disponibile, accettando di essere una semplice riserva anche giocando pochissimi minuti. Il suo mancato utilizzo in certe occasioni in questa stagione ha fatto molto discutere, tenendo conto comunque di un fisico che talvolta ha ceduto, ma la cosa non giustifica i soli 54 minuti concessi a un ragazzo che di voglia quando entrava ne metteva tanta. Con il danese invece ci sono stati problemi in sede di rinnovo contrattuale e lì c'è poco da commentare, sono Stryger e la società a sapere il perché si sia arrivati a questo punto, ma calcolando il contributo dato dall'ex Austria Vienna alla causa ci si aspettava ben altro epilogo.

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