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Corriere dello Sport: Bologna assente, Okaka padrone di casa

Diciamolo subito tanto per rendere bene l’idea, contro l’Udinese non ha giocato il Bologna di Sinisa Mihajlovic. E se nel primo tempo bene o male, anche se più male che bene, il Bologna era stato al gioco, anche dopo il gol di...

Stefano Bentivogli

Diciamolo subito tanto per rendere bene l’idea, contro l’Udinese non ha giocato il Bologna di Sinisa Mihajlovic. E se nel primo tempo bene o male, anche se più male che bene, il Bologna era stato al gioco, anche dopo il gol di Okaka, nel secondo fate conto che abbia fatto atto di presenza. Certo, è vero che ha comandato le operazioni alla luce del fatto che l’Udinese ha costruito davanti al proprio portiere Musso un autentico fortino, ma è altrettanto vero che non ha combinato niente di buono. Ecco, avete presente il secondo tempo di Verona alla prima di campionato? Su per giù siamo a quei livelli, perché se da una parte quel Verona aveva giocato dal minuto 13 del primo tempo con l’uomo in meno, da un’altra il Bologna poteva avere un alibi, quello dell’arrivo a sorpresa di Sinisa che aveva emozionato tutti. A Udine no, è stato negativo e basta. Non solo: si è fatto anche picchiare da quelli dell’Udinese che legittimamente hanno fatto valere la loro fisicità, dovendo e volendo vincere a tutti i costi, grazie anche a questo arbitro Giua che ha permesso loro di tutto e di più. Vedi il fallo di Ekong in area su Orsolini, su cui anche Banti al Var ha fatto una dormitina e soprattutto quello di Samir su Skov Olsen, che era giallo tutta la vita. E sarebbe stato il secondo. Ora, attenzione, il Bologna non ha perso a Udine per colpa di Giua ma soprattutto perché ha attraversato una domenica del tutto dispari, ma se la squadra di Mihajlovic è stata un mezzo disastro, di sicuro questo arbitro non ha fatto meglio.

MALE GLI ESTERNI. E’ stato bravo Igor Tudor, che invertendo gli esterni di centrocampo, ha creato mille affanni al Bologna. Sì, perché con Stryger Larsen che è di piede destro a sinistra e con Sema che è di piede sinistro a destra ha impedito sia a Orsolini che a Sansone di buttarsi con la solita bravura dentro il campo per andare alla conclusione. E anche quando ce l’hanno fatta a superare il passaggio a livello ecco che sono stati raddoppiati dai centrocampisti che riuscivano a chiudere anche tutti i sentieri centrali. Inutile nascondere che di fronte a questa Udinese che ha voluto fortissimamente la vittoria e ha usato tutte le armi a disposizione per agguantarla sarebbe servito il vero Bologna di Sinisa, quello coraggioso, che va ad aggredire alti gli avversari e che non ha paura di niente e di nessuno, di contro è stato un Bologna quasi impalpabile, che si è fatto sovrastare dalla fisicità di quelli dell’Udinese, che in tutte le due aree di rigore hanno fatto pesare la loro struttura, i loro chilogrammi e i loro centimetri. Non a caso Okaka si è mangiato Bani sul gol che ha deciso la domenica, dopo un pallone messo in mezzo da Stryger Larsen, sul quale forse ha tentennato troppo Tomiyasu.

MAI IL GOL ADDOSSO. Dopo essere passato in svantaggio il Bologna ha avuto una reazione, di campo ne ha preso tanto, sempre di più con il passare dei minuti, ma di parate vere e proprie Musso non ha dovuto farne. L’occasione più importante è capitata sul sinistro di Orsolini, ma il pallone ha sfi orato il palo. Il secondo tempo? E’ stato un pianto greco, con il Bologna che ci ha provato ma non dando mai l’impressione di avere il gol addosso. Sono entrati Skov Olsen al posto di Orsolini e Palacio al posto di Sansone, evidenziando come Sinisa avesse individuato il problema degli esterni, ma i cambi hanno aggiunto poco o niente. In pratica solo Skov Olsen ha sbagliato un gol e avrebbe fatto espellere Samir, solo se Giua e il guardalinee Di Vuolo fossero stati attenti e dentro la partita. Ricapitolando: nella domenica in cui l’Udinese si è messo alle spalle un recente passato di digiuni, la sconfitta del Bologna sembra carica di significati. E il fatto che in sala stampa per la prima volta sia arrivato a parlare Riccardo Bigon è la chiave di lettura di quanto sia delicato questo momento.