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Caro Gotti ribaltiamo la frittata

Head Coach Luca Gotti (Udinese) serious during the Italian football Serie A match Udinese Calcio vs ACF Fiorentina on settembre 26, 2021 at the Friuli - Dacia Arena stadium in Udine, Italia (Photo by Ettore Griffoni/LiveMedia/NurPhoto via Getty Images)

A questo punto, dopo tre sconfitte consecutive e l'esame della loro genesi, la domanda mi pare legittima: è possibile vedere da subito in campo un'Udinese come quella che Gotti ha proposto nel secondo tempo con la Fiorentina?

Ido Cibischino

Una squadra arrembante, non sempre precisa e poco cinica, è vero, eppure capace di pressing alto e continuo, di mettere alle corde e far vacillare a più riprese il ringhiante dispositivo di Italiano a protezione del gol casuale (quel rigore ha il sapore del mezzo regalo) che ha deciso il match. Sul cui esito - iella e parate del Drago a parte - pesa anche una mancata chiamata del Var su un episodio (protagonista Pussetto) molto simile a quello che già al 16' aveva mandato sul dischetto Vlahovic.

Se qualcosa debbono insegnare quest'ultime tre partite, ebbene la lezione ci porta dritti alla riflessione da trasmettere a Gotti: caro chef perchè non giriamo la frittata? Una riconversione di testa e di atteggiamento così da entrare subito in partita coi ritmi giusti a supporto di un rombante 4-2-3-1. All'occorrenza, resteranno poi sempre tempo e cambi per risfoderare il più conservativo 3-5-2 e varianti, posto che non è mentalmente e atleticamente possibile reggere per 95' ritmi forsennati.

Buttiamo giù allora quella che potrebbe diventare la possibile compilation del futuro: Silvestri (perfeziona i tempi delle uscite,

ragazzo!); Larsen (Molina), Becao, Samir, Udogie; Walace e Makengo mediani (Arslan di scorta, e che si incavoli pure... ); Molina

(Samarzdic), Pereyra e Deulofeu dietro la punta, sia Beto oppure Pussetto che in alternativa può benissimo agire a destra nel terzetto dei centrocampisti avanzati o trequartisti che dir si voglia.

Un tale sviluppo avrà come principale controindicazione, umana e tecnica, la rinuncia a capitan Nuytinck, uomo da trincea e in sofferenza negli spazi dilatati che inevitabilmente l'Udinese, alzando il baricentro di 20-30 metri, dovrebbe lasciare e che richiedono almeno un difensore veloce, Samir più di Becao. E in attesa di vedere di che pasta è fatto Nehuen Perez, il giovane argentino arrivato dall'Atletico Madrid.

A favore, come si diceva, tanta pressione in più sulla controparte e la restituzione al ruolo che gli è congeniale all'uomo di maggiore caratura offensiva, cioè Deulofeu. Perchè qui bisogna pensare anche a segnare: siamo fermi al piccolo prodigio di Samardzic contro lo Spezia; da tre partite l'Udinese non produce gol e anche il conto delle conclusioni è misero prima che, nella ripresa contro la Viola, i bianconeri dimostrassero di possedere colpi in canna non andati a bersaglio anche per sfortuna.

C'è una rivoluzione che bussa alle porte, nel suo piccolo una svolta storica stante la secolare fedeltà bianconera alla difesa a tre. Gotti mostrerà la faccia ma dietro - da Gino Pozzo a Marino - è immaginabile una lavoro d'équipe per ottimizzare le risorse, per pesare pro e contro, per indirizzare anche le scelte già a partire dal mercato di gennaio. La Genova doriana, che più o meno è di pari livello, sembra fatta apposta per mettere il primo mattone di un futuro giovane, coraggioso e sperabilmente produttivo. Mi pare il momento giusto per offrire qualcosa di nuovo, proviamoci allora.

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