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Scuffet: “All’Apoel per riscattarmi e ripartire. All’Udinese non ero considerato”

Scuffet: “All’Apoel per riscattarmi e ripartire. All’Udinese non ero considerato”

Le parole dell'ex portiere bianconero Scuffet ai microfoni di Tmw

Jessy Specogna

Simone Scuffet, nuovo portiere dell'Apoel Nicosia, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Tuttomercatoweb.com. Queste alcune delle sue parole:

"Questa lega, questo club magari in Italia non ha grande considerazione ma è storico a Cipro in un campionato difficile. Se vediamo le squadre, sono ben organizzate con giocatori di livello. A 25 anni ho scelto io di essere qui, ora, adesso: le alternative c'erano, non sono venuto qui perché è un ripiego. Anzi. Ho voluto l'APOEL con forza. Mi godo il momento. Sono venuto in un club che mi ha cercato per un mese e più. Dal primo messaggio loro allo sviluppo è passato tanto tempo. Mi hanno mostrato interesse, mi sento desiderato tanto e hanno cercato in tanti modi. Sentirmi desiderato è stato importante. Però no, non voglio sminuire l'interesse dei club che mi hanno avuto in passato, del direttore dello Spezia che mi ha voluto tanto, per esempio. Chiaro, se una trattativa si conclude c'è la voglia di tutti. Ora è la società che mi ha voluto più di tutti e che ha fatto i passi più concreti ed è stata una grande motivazione. Avevo bisogno di sentirmi considerato e voluto però, senza dubbio".

"Penso di poter dare il mio contributo. E' un club storico, nell'ultimo anno ha avuto difficoltà ma vuole rilanciarsi. Non può permettersi di restare nelle retrovie per più di un anno. Ci accomunano tante cose: non sono stato preso in considerazione per un anno, sono stato usato come secondo. Voglio ripartire. Ho voglia di riscatto. Rabbia e delusione no, non mi appartengono. Ho una considerazione di me stesso che non obbligo gli altri ad avere: cercavo qualcuno che avesse la mia stessa voglia".

"In un mondo difficile esser troppo bravi non è mai troppo. Non può penalizzarti, se ti comporti bene con tutti, torna indietro. Mi comporto bene con gli altri e mi darà la possibilità. E poi torno su quei giorni, su quel 'no' all'Atletico Madrid. Mi dispiace che la mia scelta sia stata letta diversamente da come sono andate le cose. Ho provato a far chiarezza dopo le notizie sensazionalistiche della prima ora ma non sono mai stato capito fino in fondo. E' stato facile dare la motivazione della scuola, subito, fare i titoloni lì e da casa leggere quello e fermarsi a quello. Ho spiegato e detto più volte che non c'entrava con la scuola, sono un professionista e lo faccio come lavoro oltre che come passione: è stato facile sparare cifre, sparare nomi. La situazione era diversa da quello che era ma era tardi: titoli e storie a effetto erano già fuori".

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