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Un punto non basta, la salvezza dei ramarri si decide lunedì

Venezia-Pordenone. Stavolta, pur soffrendo una netta inferiorità tecnica, i ragazzi di Domizzi riescono a frenare la corsa playoff del Venezia limitando al minimo i rischi e cercando di sfruttare qualche sporadica occasione per passare in...

Alessandro Poli

Venezia-Pordenone. Stavolta, pur soffrendo una netta inferiorità tecnica, i ragazzi di Domizzi riescono a frenare la corsa playoff del Venezia limitando al minimo i rischi e cercando di sfruttare qualche sporadica occasione per passare in vantaggio e chiudere già matematicamente il discorso salvezza. Un punto non è però sufficiente: le ultime sconfitte contro Cremonese, Reggiana e soprattutto Salernitana condannano il Pordenone a giocarsi il tutto per tutto nell’ultima di campionato, lo scontro direttissimo in casa contro il Cosenza. Se si perdesse sarebbero playout proprio contro i calabresi, incapaci di conquistare punti al pari della Reggiana contro, rispettivamente, altre due concorrenti per la promozione in A come Monza e SPAL. I ramarri dunque ringraziano e si apprestano a trascorrere i tre giorni più faticosi della stagione prima di mettersi a riflettere su questo girone di ritorno trascorso in caduta libera.

Qualcosa però già si può cominciare a dire. Innanzitutto sin da inizio campionato i ramarri hanno peccato di grinta, non riuscendo quasi mai a conservare un vantaggio acquisito né a centrare vittorie nette, fatta salva la parentesi di gennaio. La vendita di Diaw, e cioè dell’uomo migliore, senza un adeguato rimpiazzo, ha poi significato eliminazione del riferimento principale e sostanzialmente unico là davanti e scombussolamento completo di piani e obiettivi neroverdi, passati dalla metà classifica all’attuale lotta per evitare i playout. La parabola discendente, evidentemente non prevista dalla dirigenza, ha costretto a correre ai ripari con l’esonero di Tesser, mossa disperata ma a mio parere inutile dato che con Domizzi la musica è cambiata molto poco. Due grossi errori dunque per la società che, finita questa stagione, per evitare lamentele ancora più forti dovrà essere chiara con i tifosi: proseguire nel sogno Serie B o accettare il rischio di un ritorno in C (quando non dovesse già arrivare a breve) dando priorità alle finanze?