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L’Udinese stecca l’ennesimo esame di maturità

TURIN, ITALY - NOVEMBER 22:  Udinese Calcio head coach Luca Gotti looks on during the Serie A match between Torino FC and Udinese Calcio at Stadio Olimpico di Torino on November 22, 2021 in Turin, Italy.  (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

Dopo la vittoria scaccia-crisi contro il Sassuolo prima della sosta l’Udinese cade a Torino alla ripresa del campionato, in una partita che doveva rappresentare la svolta, l’inizio di un ciclo di 7 partite che dovrebbero portare i...

Stefano Fabbro

Dopo la vittoria scaccia-crisi contro il Sassuolo prima della sosta l'Udinese cade a Torino alla ripresa del campionato, in una partita che doveva rappresentare la svolta, l'inizio di un ciclo di 7 partite che dovrebbero portare i bianconeri nella parte sinistra della classifica, ma ancora una volta quando è tempo di fare uno step in più, quando bisogna dimostrare di essere maturi la squadra di Gotti fallisce miseramente l'esame, rimanendo intrappolata in una classifica troppo povera per quelle che sono le reali potenzialità di questa squadra.

La prestazione messa in campo allo stadio Olimpico in realtà non è stata neanche così negativa, ancora una volta infatti l'Udinese si trova a dover fare i conti con il portiere avversario migliore in campo, ma è parsa evidente la differenza di fame, grinta e cattiveria tra i bianconeri e i granata nei momenti decisivi della partita e l'esempio lampante di questo è il secondo gol, un gol voluto e cercato dagli uomini di Juric, con la difesa dell'Udinese ferma e incapace di allontanare un pallone rimasto troppo tempo nell'area piccola.

Ancora una volta sul banco degli imputati ci finisce il mister Luca Gotti, accusato di non saper dare la giusta grinta e le giuste motivazioni ai suoi ragazzi, spesso più "belli" da vedere che cattivi e affamati del risultato, infatti a questi ragazzi serve sempre uno schiaffo, spesso anche doppio, prima di iniziare a reagire e lo stesso copione si è visto anche ieri, visto che la parte migliore dell'Udinese si è vista nel secondo tempo, fatalità quando Gotti ha schierato la squadra con il 4231, inspiegabile è il fatto che non sia stato riproposto dal primo minuto della partita, preferendo mettersi a specchio di una squadra che se affrontata con le sue stesse armi (pressione, fisico e aggressività) difficilmente cade sconfitta. Oltre allo schema tattico sono anche le scelte degli uomini a generare molte perplessità, ad esempio in molti si chiedono come mai Molina non abbia tirato il fiato dopo essere tornato dall'Argentina, come mai un Pereyra abulico e assente da ormai settimane venga addirittura schierato come mediano davanti alla difesa, tenendo un frizzante Samardzic sempre in panchina per schierarlo, se va bene, soltanto gli ultimi dieci minuti e infine come mai Arslan spesso e volentieri parta dalla panchina.

Insomma, le questioni da chiarire sono tante, l'Udinese dopo un terzo di campionato giocato è ancora alla ricerca della sua identità, 352, 4231, 343, ancora non si capisce quale sia il vestito scelto dall'allenatore per questa squadra, ma soprattutto troppi alti e bassi nell'atteggiamento e spesso approcci sbagliati che compromettono le partite che non sempre sono aggiustabili nel finale, come successo contro Juve, Samp e Atalanta. Serve un immediato cambio di passo, perché la situazione di classifica inizia a farsi preoccupante, per non dire inaccettabile, domenica prossima arriva il Genoa e ancora una volta l'Udinese avrà un solo risultato a disposizione, una vittoria potrebbe anche ridare spolvero ad una classifica (guardando anche le partite che attendono le nostre rivali) totalmente mediocre, ma un altro risultato negativo, oltre che rovinare la festa dei 125 anni, farebbe scivolare l'Udinese all'interno della zona calda, caldissima del campionato, generando inevitabilmente anche delle possibili scelte drastiche da parte della società che si aspettava tutt'altra Udinese e tutt'altri risultati dopo tre mesi di campionato.

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