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L’Udinese non rende onore alla sua storia

UDINE, ITALY - NOVEMBER 07: Luca Gotti head coach of Udinese Calcio looks on during the Serie A match between Udinese Calcio v US Sassuolo at Dacia Arena on November 07, 2021 in Udine, Italy. (Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

L'Udinese esce tra i fischi: ennesima prestazione deludente priva di gioco, identità e carattere

Stefano Fabbro

Troppo brutta per essere vera, queste sono le parole che descrivono al meglio la prestazione fornita dai bianconeri ieri contro un modestissimo Genoa.

Gli ingredienti per assistere al ritorno alla vittoria, condita da una bella partita, c'erano tutti: stadio quasi pieno, coreografia da brividi, ospiti speciali in tribuna, ma soprattutto la celebrazione dei 125 anni di una gloriosa società che ormai rappresenta a tutti gli effetti un pezzo di storia del calcio italiano.

Tutto questo non è però bastato per risollevare la squadra da una triste mediocrità a cui ormai si è condannata con questo negativo primo scorcio di stagione e la partita di ieri rappresenta probabilmente il punto più basso dell'intera gestione Gotti. L'Udinese vista ieri ha letteralmente voltato le spalle alla storia e l'importanza di questa maglia.

Durante la partita probabilmente le vecchie glorie sedute in tribuna si saranno chieste "ma che cos'è questa squadra?", oppure "che ne è stato della nostra Udinese?", domande lecite, accompagnate dai sonori fischi di una Dacia Arena fortemente indispettita e delusa dalla performance agghiacciante offerta dalla squadra di Gotti in una giornata che, storia a parte, doveva essere quella del riscatto, contro una squadra in difficoltà di rendimento e di uomini come il Genoa.

Sia chiaro che il grifone non ha rubato nulla, anzi, addirittura la migliore occasione della partita è stata proprio degli uomini di Sheva con Ekuban verso la fine del primo tempo.

Se dalla trasferta di Torino quantomeno la reazione dopo il 2-0 era stata confortante condita da diverse occasioni da gol create, della partita di ieri da salvare non c'è proprio nulla e ciò che maggiormente lascia sbigottiti sono le dichiarazioni del tecnico comachino che ha affermato di aver visto una partita ad alta intensità, ma soprattutto di apprezzare in parte il pareggio conquistato.

In realtà il punto di ieri rappresenta praticamente una sconfitta, visto che la situazione di classifica è ancora fortemente deludente e considerato che nelle prossime tre partite ci saranno Lazio e Milan sulla strada dei bianconeri, senza dimenticarsi l'Empoli di Andreazzoli con il suo calcio di assoluto valore espresso con una rosa (con tutto il rispetto) inferiore rispetto a quella dei bianconeri.

Il tempo degli alibi e delle scuse ormai è finito, è tempo di tirare le prime somme e queste sono tutt'altro che positive, perché classifica a parte, questa squadra non ha un'identità definita, a partire dal modulo che varia di partita in partita, assenza pressoché totale di gioco corale unita alla preoccupante involuzione di alcuni giocatori che, sulla carta, dovrebbero essere dei pilastri di questa squadra, Nuytinck, Molina e Pussetto su tutti.

Per adesso la società non ha optato per il ribaltone tecnico, ma ha preferito rispedire la squadra in ritiro per preparare al meglio il doppio impegno in trasferta (Lazio ed Empoli) che a questo punto sarà decisivo per le sorti del mister. La speranza è che si ripeta il copione visto più volte in cui questa squadra quando si trova sul fondo del burrone poi magicamente si risveglia, ma la certezza è che così non si può continuare, perché la qualità della rosa quest'anno è indiscutibile e trovarsi ancora una volta nei bassifondi della classifica dopo più di tre mesi di campionato non può essere accettabile.

Urge una reazione immediata perché di questo passo i fischi assordanti sentiti ieri allo stadio rischiano di diventare una brutta e dolorosa abitudine...

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