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Campoccia: “Calcio in gravissima crisi. Bisogna riaprire gli stadi”

MILAN, ITALY - JULY 14:  Stefano Campoccia attends the serie A football League draws For 2021-2022 season photocall on July 14, 2021 in Milan, Italy. (Photo by Vincenzo Lombardo/Getty Images)

C'è ancora incertezza sul tema della riapertura degli stadi. Ad oggi manca un accordo tra Governo, Comitato Tecnico Scientifico e Lega. A fare un punto è stato il vice presidente bianconero

Stefano Pontoni

Quando si potrà tornare allo stadio? Sarà un'altra stagione con gli spalti vuoti oppure rivedremo i tifosi ad incitare la squadra? Il vicepresidente bianconero Stefano Campoccia ha parlato, ai microfoni della tv ufficiale del club, del tema del ritorno del pubblico negli stadi: "Il decreto in vigore è stato emesso in maniera non soddisfacente: si fa riferimento al 50% della capienza degli stadi in zona bianca, ma è legato a un protocollo del Cts che limita la capienza nel rispetto del distanziamento interpersonale di un metro. Questa distanza non consente effettivamente di riempire gli stadi al 50%, ma solo al 25-30%. Questa è l’Italia che non vuole tornare a vincere, l’Italia dove poco interessa se ci sono cavilli in questa complessa e farraginosa normativa. Il presidente Figc Gravina ha inviato una nota al Premier, al Ministro della Salute e al Ministro dello Sport in cui si fa presente questa tematica, sembra che oggi sia arrivata dal Cts la richiesta di modificare il protocollo che consenta la disposizione degli spettatori a scacchiera, con capienza 50% e un distanziamento dunque legato a questa configurazione. Dovrebbe esistere una concreta possibilità che nei prossimi giorni il Governo emani un provvedimento sulle infrastrutture e uno sui trasporti, e il tema degli stadi dovrebbe rientrare almeno in uno di questi per giungere a una soluzione felice in tempi rapidi. Si è mossa anche la politica in Parlamento presentando degli emendamenti sul decreto, ma questo come è noto purtroppo allunga i tempi. Tempi che si possono allungare anche nell’ipotesi in cui, non prendendo l’ultimo treno rappresentato da questi due decreti che il Governo dovrebbe emanare, dovremmo purtroppo rassegnarci a chiedere questo emendamento solo in sede di conversione in legge, quindi alla fine di agosto. È incomprensibile questa scarsa propensione a prendersi le responsabilità che spettano.

Il nodo sul distanziamento è chiaramente un errore di configurazione del decreto, che fa riferimento a un protocollo che non è più adatto alla situazione attuale.

Il calcio è in gravissima crisi a causa della pandemia, probabilmente continuiamo a dare la sensazione di un mondo edonistico in cui, dato che le grandi società pagano moltissimo i giocatori, sembra che la crisi non sussista. Invece non credo ci sia alcun settore dell’economia che abbia sofferto così tanto. Il calcio, basandosi sullo spettacolo, vive moltissimo dei ricavi del pubblico. Abbiamo cercato di richiamare l’attenzione su questo tema ma questa attenzione finora non è arrivata. Abbiamo già convocato per la prossima settimana una nuova assemblea che dovrebbe essere uno spartiacque: se la prossima settimana non riceveremo ascolto, a quel punto il calcio dovrà muoversi diversamente.

Noi siamo contrari a forme di protesta come lo stop al campionato. Dobbiamo fare appello alla compostezza di tutti, sapendo però che se tra una settimana il Governo dovesse continuare a palleggiare tra un Ministero e l’altro il provvedimento, qualcosa dovremo fare. Il calcio ha diritto di ripartire come tanti altri settori dell’economia. L’Europeo è la dimostrazione che se si vuole si possono portare le persone allo stadio. Inoltre non è possibile che anche la Francia, che ha dimostrato una politica molto severa, accetti persone allo stadio come in Premier e in Liga mentre l’Italia è il fanalino di coda. Speriamo di portare a casa nei prossimi giorni il provvedimento che tutti ci attendiamo".

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