Udinese: ufficio facce

03.06.2019 05:00 di Franco Canciani   Vedi letture
Udinese: ufficio facce

Pepinoeu e i suoi amici; il bar pasticceria Gattullo; avventori che dovevano essere giudicati dalla faccia, baùscia o casciavìt. Così, d’amblé, senza esitazioni.

Era l’ufficio facce che Cochi e Renato resero celebre. Era la geniale intuizione, ennesima, di una mente appuntita volata via troppo presto, assieme al calcio che piaceva a quelli come me.

Mi piacerebbe sfruttare quell’idea brillante; mi piace pensare che sia uno dei criteri di scelta di giocatori adatti al progetto udinese.

No: non dividendo, ovvio!, fra tifosi interisti o milanisti. Piuttosto da chi, faccia di fronte, dimostri a prima vista di tenere al progetto.

Siamo ai preliminari, o forse neanche, di un calciomercato che si preannuncia lunghissimo. Al solito l’Udinese, a ben vedere dopo qualche stagione di pausa, ridiventa una delle protagoniste dell’estate.

Merito di qualche giocatore che ottiene, finalmente, un po’ di visibilità grazie alle prestazioni in campo.

Ovviamente parlo di DePaul: inizio-boom, parte centrale mediocre, finale col botto e impronta determinante sulla salvezza friulana. Sembrava promesso sposo nerazzurro, l’avvento di Conte ha sparigliato le carte e oggi in pole position è saltato il Napoli. Il quale sembra avere delle interessanti contropartite tecniche. Speriamo la società possa trovare la quadra, avere Grassi e Verdi o Ounas potrebbe essere importante.

Parlo però anche di Stryger Larsen: il soldatino danese, di prestazione in prestazione, ha convinto tutti gli allenatori della sua indispensabilità; purtroppo lo hanno notato diverse formazioni tedesche e britanne, quindici-venti milioni sembrano essere offerta irrinunciabile.

Si parlava di facce. Per fortuna la società ha confermato quella apparentemente rassicurante dell’Igor dalmata: apparentemente, dico, perché la differenza fra primo e secondo tempo a Cagliari dimostra che Tudor si fa sentire, e bene, quando conta. Lontano dalle telecamere.

La sua è una faccia propositiva, una di quelle che ti fanno capire cosa manchi quando un allenatore non fa bene il suo mestiere. E ve lo dice chi l’anno passato dubitava delle sue qualità. Sbagliavo, come spesso accade. Ad esempio con la sciagura-Nicola, che sembra avere mercato in piazze come Genova-rossoblù o Sassuolo se DeZerbi partisse. Auguri.

La faccia di Teodorczyk: sa di essersi preso un anno forzatamente sabbatico, a causa di infortuni e susseguenti complicazioni. Sa di avermi fatto perdere una scommessa che gli amici escuteranno martedì: è stato cortese, rifaremo la scommessa perché il suo sguardo concentrato lo merita. Così come aver calciato in porta una palla medica contro il Chievo.

Quella di Pussetto e Musso: due gauchos, bairense il primo e sanfesino Nacho, ben ambientati sin dall’inizio, il portiere ha guadagnato i galloni di titolare seppellendo l’errore iniziale; l’attaccante ha patito un infortunio nella seconda parte della stagione, altrimenti sarebbe potuta diventare pedina ambita in sede di calciomercato.

Quelle dei difensori: di Trost-Ekong obiettivamente sapevamo; lo stesso di Nuytinck, che si è giovato della vicinanza dell’altro oranje per giocare decisamente bene. De Maio, invece, è arrivato in punta di piedi, accompagnato dallo scetticismo generale. Seba, invece, ha messo su la faccia giusta disputando gare convincenti e realizzando la rete finale della stagione alla Sardegna Arena.

Facce meno convinte in mezzo al campo. Ricca di ombre quella di Mandragora, per il quale non è escluso il richiamo alla base da parte della Juventus (sarebbe pedina preziosa di scambio con formazioni quali Fiorentina ed Atalanta). Convinta, al solito, quella di Hallfredsson che ringrazia Udine per averlo riaccolto dopo l’ingratitudine frusinate (inaccettabili i fischi dello stadio giallazzurro all’indirizzo di un ragazzo che alla causa ciociara ha lasciato un ginocchio) e lo fa entrando in campo col piglio giusto quando le forze lì in mezzo, causa gli infortuni di Behrami (la faccia della dedizione) e Sandro (quella della sfortuna). Spero di rivedere quella di Barak, e quella giusta di Fofana (se rimarrà).

Davanti, detto di Teo, mi rimane la concentrazione sul volto di Okaka che difficilmente rivedremo in bianconero: ha ritrovato la forma, il gol e probabilmente rientrerà a Watford dove verrà capitalizzato. Mi resterà nel cuore la tristezza, forse una cattiva impressione mia, di Kevin Lasagna, altra figura che probabilmente cambierà aria. Si parla con insistenza della corte di Giuntoli, suo direttore sportivo a Carpi, che ne vorrebbe fare una punta di scorta per il nutrito attacco di Ancelotti. Forse non l’abbiamo capito bene, a me resterà sempre il dubbio se il vero KL sia la versione attuale o quella che nella passata stagione castigò diversi portieri. Un bravo ragazzo che ha dato, in ogni caso, tutto.

È presto per capire che facce vedremo ad agosto: quelle vogliose di rivalsa di Verdi o Ounas? Quelle affamate di Rade Krunic o Lazovic? E le facce di ritorno della gente di passaggio (Bajic, Balic, Machis) o dei nostri ragazzi (Scuffet) saranno facce da stazione o potremo fissare i nostri occhi nei loro un po’ più a lungo?

Non lo so. Lo vedremo più o meno presto: intanto mi siedo al tavolo d’angolo del bar pasticceria Gattullo in porta Lodovica, ordino un Marocchino e aspetto Pepinoeu, Cochi, Renato, Enzo. Mi aiuteranno loro a capire le facce che entrano.

Dimenticavo le facce dei tifosi friulani: qualcuno non sarà soddisfatto, qualche altro avrebbe preferito diversa sorte per asseverare le loro tesi, perdonatemi, da tifoide: mi piace invece pensare alla faccia che faremo, tutti, quando Teo la metterà nel ‘sette’ mimando la ‘T’ con le mani.

La faccia della gente che si diverte.