editoriale

Udinese: ‘chissenefrega’, vero?

Udinese: ‘chissenefrega’, vero?

Nessun comune bipede pensava un' Udinese senza stimoli né voglia potesse scendere al Maradona e giocare dominando contro una formazione 'in tiro' straordinario alla ricerca di una conferma-Champions. Nessun comune bipede...

Franco Canciani

Nessun comune bipede pensava un' Udinese senza stimoli né voglia potesse scendere al Maradona e giocare dominando contro una formazione 'in tiro' straordinario alla ricerca di una conferma-Champions.

Nessun comune bipede pensava che, senza Nuytinck, De Maio in panca per onor di firma e Becao con un tempo d'autonomia, Zeegelaar e soci potessero tenere a bada Osimhen, Insigne, Lozano e Zielinski.

Nessun comune bipede: neanche io, che mi ritengo solo una povera testa di calcio, prevedeva un risultato al San Paolo.

Però un gigantesco 'chissenefrega' dipinto sulle magliette bianchenere, questo nessuno se lo sarebbe meritato.

Diciamoci la verità: il Napoli ha sudato ben poco le 'camisete' azzurre per aver ragione degli ospiti; Okaka aveva tratto dal nulla una rete sorprendente anche per lui, probabilmente. Ci ha però pensato un Giovanni Musso in versione balneare a lanciare a rete Lozano, sino a quel momento impalpabile, rendendone la gara quasi guardabile e contestualmente a rasserenare Gattuso.

Ho provato infinita pena quando il povero Marvino Zeegelaar si è fatto saltare da Osimhen nell'azione della rete di Zielinski: povero Marvino, messo lì per mancanza di alternative. Ho provato pena perché, e non lo dico solo stasera, una maglietta come questa, evocativa di ben altri interpreti, avrebbe meritato sorte migliore.

Finisce tanto a poco, non tantissimo a poco, perché il Napoli ad un certo punto decide di pensare a domenica prossima, quando all'ora di pranzo se ne va al Comunale di Firenze. Solo Insigne non sente ragioni e a tempo quasi scaduto mette il quinto. Poteva andare molto peggio.

Finisce solamente tanto a poco perché l'Udinese continua a non disturbare il manovratore, decidendo di farsi bastare quel che ha fatto sinora e 'chissenefrega' se magari qualcuno si rammarica.

Non ascolterò i commenti post-gara; non mi interessa sapere cosa pensa l'allenatore che per primo probabilmente sente di non aver grande futuro qui, ed allora perché non mettere subito gente come Palumbo o Ouwejan? Né di ascoltare il giocatore cui tocca la noia di scendere in zona mista. Non voglio sentire Gattuso, se parlerà, perché stasera non avrà nulla da dire. Mi piacerebbe ascoltare un enorme, straordinario silenzio.

Per stasera basta così. Basta così perché andassi avanti dovrei ricorrere al Bro per salvaguardare il mio casellario giudiziale. Basta così perché questa squadra, anche stasera, non merita di più. Basta così perché il mio lungo addio alle armi di questa Redazione avrebbe meritato, lo dico con immodestia, uno scenario migliore su cui stendere il mio solito, sognante e spesso poco accettato canovaccio.

Mi rimproverano di vivere nel passato: io sì, ripensando al calcio che apparteneva ai tifosi. Se il presente è scendere su un prato, in un impianto che porta il nome del più grande genio del calcio dei miei tempi, con la testa lasciata a Udine e un tasso di voglia pari alla temperatura media in Siberia a settembre, allora lasciatemi parlare di Massimo Giacomini, di Zaccheroni e di Sansòn in piedi sui banchi della tribuna stampa.

Una cosa la voglio dire: presto sarà tempo di calciomercato; bene, per quanto mi riguarda li vendano pure tutti. Se permettono, costoro, 'chissenefrega' stavolta lo dico io.